Dumping salariale: respinta l'iniziativa dell'MPS

Il No ha vinto con il 56,17% dei voti. Esulta il comitato contrario: «Inutile e dannosa».
BELLINZONA - Non passa la prova del voto popolare l'iniziativa sul dumping salariale ("Rispetto per i diritti di chi lavora!") in Ticino. Con il 56,17% dei voti i ticinesi hanno votato No alla proposta di legge lanciata dall'Movimento per il socialismo (MPS).
Il progetto mirava a combattere i salari bassi introducendo un sistema di controllo per tutelare i lavoratori. La campagna puntava il dito su un mondo del lavoro che non rispetta i diritti fondamentali e i contratti collettivi. «Pur non essendo stata accolta l’iniziativa ha raccolto un consenso importante», è stato il commento a caldo dell'Mps.
«Un segnale evidente di una persistenza del fenomeno; oltre al fatto che una parte significativa delle cittadine e dei cittadini di questo Cantone, delle lavoratrici e dei lavoratori, considera il rispetto dei diritti di chi lavora e la lotta al dumping salariale e sociale una questione tutt’altro che marginale».
E ancora: «Questo risultato smentisce chiaramente la narrazione, diffusa da diversi oppositori all’iniziativa, secondo cui il dumping salariale e il mancato rispetto dei diritti dei lavoratori sarebbero problemi ormai superati. Il dibattito sviluppatosi durante la campagna, così come i numerosi casi concreti emersi in questi mesi, hanno invece dimostrato quanto queste situazioni siano ancora diffuse e sentite».
Nel campo opposto, invece, l'iniziativa era stata giudicata, da parte del comitato contrario, «pericolosa e inutile». «Nonostante un titolo accattivante, introduce un sistema di controllo del mercato del lavoro sproporzionato, invasivo e privo di reali benefici per i salari, fondandosi sull’assunto errato che una larga parte dei datori di lavoro ticinesi non rispetti le leggi vigenti».
Il Consiglio di Stato ha accolto con soddisfazione la decisione della cittadinanza ticinese che, seguendo l’indicazione di Governo e Parlamento, ha respinto l’iniziativa popolare. «L’applicazione di quanto proposto - si legge in una nota stampa - avrebbe comportato un aumento sensibile della burocrazia e importanti costi ricorrenti per l’ente pubblico, in un periodo in cui le finanze cantonali sono già particolarmente sotto pressione, senza reali benefici per il nostro mercato del lavoro».



