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CRANS MONTANA

Rogo di Capodanno, la barista malata costretta a lavorare

Turni massacranti e silenzi sulle condizioni dei dipendenti. Il racconto dei lavoratori del bar Le Constellation.
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Rogo di Capodanno, la barista malata costretta a lavorare
Turni massacranti e silenzi sulle condizioni dei dipendenti. Il racconto dei lavoratori del bar Le Constellation.

CRANS MONTANA - La cameriera che la notte di Capodanno ha involontariamente innescato l’incendio nel bar Le Constellation di Crans-Montana, costato la vita a 41 persone e che ha causato oltre 100 feriti, sarebbe stata malata quella sera. Lo sostiene l’avvocata della sua famiglia, Sophie Haenni, secondo cui la responsabile del locale, Jessica Moretti, le avrebbe comunque chiesto di lavorare. Una ricostruzione che viene riportata oggi sui quotidiani del gruppo CH-Media.

La giovane barista, poi deceduta nell’incendio, era seduta sulle spalle di un collega quando, utilizzando una candela spray, ha incendiato il soffitto del locale. «La responsabile del bar Jessica Moretti l’ha comunque fatta lavorare», afferma Haenni. Secondo l’avvocata, la ragazza era «molto remissiva» nonostante fosse estremamente stanca. «A volte si lamentava con amici e familiari dicendo che era dura e che lavorava molto».

Nel corso della ricostruzione dei fatti che hanno portato alla tragedia emerge anche la questione delle condizioni di lavoro nei locali gestiti dalla coppia Moretti. Nel fascicolo del procedimento penale compaiono documenti relativi a tre casi in cui dipendenti si sono rivolti all’ufficio cantonale di conciliazione per far valere i propri diritti.

Nel 2024 è stata proprio la barista coinvolta nell’incendio a ottenere attraverso questa procedura un certificato di lavoro e buste paga corrette. Alcuni anni prima, una DJ aveva avviato una procedura analoga per recuperare alcune migliaia di franchi di stipendio non versato.

Turni fino a 90 ore settimanali - Il caso più rilevante risale però all’autunno scorso e riguarda un cittadino francese di 22 anni che lavorava come barman e cameriere nel ristorante Vieux Chalet, uno dei due locali dei Moretti. Il giovane vive oggi di nuovo in Francia.

«Lavoravo in media dalle 9 del mattino all’una di notte, con una sola pausa dalle 15 alle 15.30», racconta al telefono. «Ero completamente da solo, non veniva assunto mai nessuno; ci dicevano: “Arriverà qualcuno”, quindi pensavo: resisterò».

Il salario era di 18,80 franchi netti all’ora. Dal compenso venivano inoltre trattenuti dai Moretti 1000 franchi al mese per l’affitto di un monolocale. Secondo una busta paga, nel maggio 2025 il guadagno netto era di poco superiore ai 2000 franchi.

Il cameriere descrive rapporti positivi tra colleghi, ma difficili con i datori di lavoro. «Jacques Moretti era ostile. Mi ha insultato davanti a una collega», afferma. Nello stesso periodo, sostiene, gli venivano richieste numerose ore di straordinario. Nell’agosto 2025 avrebbe lavorato fino a 90 ore a settimana, fino a crollare. «Da gennaio a settembre 2025 non ho avuto ferie. In media solo un giorno e mezzo libero a settimana, il lunedì e la mattina del martedì».

Nel settembre 2025 il giovane ha interrotto il lavoro e ha presentato il caso all’autorità di conciliazione del Vallese per il diritto del lavoro. Nella denuncia ha segnalato «pressioni e molestie psicologiche sul posto di lavoro, burn-out, salario di agosto non pagato e straordinari arretrati». Un medico gli ha diagnosticato un «disturbo ansioso-depressivo» e lo ha posto in malattia per 45 giorni.

Testimonianze dei colleghi - Due colleghe e altre tre persone del suo entourage hanno confermato per iscritto la sua versione dei fatti. Una collega ha dichiarato che il giovane «molto spesso lavorava 7 giorni su 7 senza rispettare i tempi di riposo» e che in genere superava «le 80 ore di lavoro settimanali». Un’altra dipendente riferisce di aver assistito a «osservazioni umilianti» di Jacques Moretti sull’aspetto del cameriere, «a volte in presenza dei clienti».

Nel procedimento di diritto del lavoro i Moretti hanno respinto con decisione le accuse. Hanno accusato il cameriere di rifiuto di lavorare, messo in dubbio il certificato medico e minacciato un’azione legale per ottenere il pagamento di 6000 franchi di affitto arretrato per l’alloggio dei dipendenti.

Nel novembre 2025, durante la conciliazione mediata dal Cantone, entrambe le parti hanno infine rinunciato alle rispettive pretese: i Moretti non hanno pagato il salario richiesto e il cameriere non ha versato l’affitto reclamato.

Gli avvocati dei Moretti non hanno risposto alle domande relative al trattamento dei dipendenti. In precedenti dichiarazioni, i gestori avevano sostenuto di aver avuto un rapporto molto buono e familiare con la cameriera coinvolta nell’incendio.

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