Con meno diritti di un animale

Nonostante repressione e divieti, alcune famiglie e associazioni continuano a garantire istruzione segreta e sostegno alle ragazze afghane. Tra queste l'associazione ticinese e la Direzione dello sviluppo e della cooperazione svizzera
Devono coprire il corpo. E il viso. Non possono leggere ad alta voce in pubblico, né cantare, né recitare. Non possono uscire di casa senza un accompagnatore maschio della famiglia.
Niente parrucchiere, niente estetista. Non possono studiare. E, nella maggior parte dei casi, nemmeno lavorare. In poche parole: devono essere invisibili.
È questo il ritratto delle donne afghane da quel 14 agosto 2021, quando i talebani hanno riconquistato Kabul e ripreso il controllo dell’Afghanistan. Da allora il nuovo potere ha costruito, decreto dopo decreto, un sistema di esclusione sempre più rigido. L’ultimo paletto è stato aggiunto lo scorso 7 gennaio con l’introduzione del nuovo regolamento. Un insieme di articoli di legge che, nei fatti, punisce la violenza contro le donne in modo meno severo rispetto a quella contro gli animali. Un segnale che pesa come un macigno.
AFPIl 14 agosto 2021 il governo talebano è tornato al potere. I sostenitori dei talebani gridano slogan e sventolano bandiere talebane mentre marciano lungo una strada di Kandahar il 31 agosto 2021, festeggiando dopo che gli Stati Uniti hanno ritirato tutte le loro truppe dal Paese per porre fine a una brutale guerra durata 20 anni, iniziata e terminata con l'ascesa al potere degli islamisti integralistiDiritti spazzati via - «La condizione delle donne e delle ragazze afghane è oggi tra le più gravi al mondo», racconta Jamileh Amini, interprete e mediatrice interculturale, fondatrice dell’Associazione Comunità Culturale Afghana in Ticino. «Dal ritorno dei talebani al potere, i loro diritti sono stati cancellati».
Nata a Herat, Amini è arrivata in Ticino nel 2011 come richiedente l’asilo. In patria aveva concluso le scuole dell’obbligo; qui ha studiato cooperazione e sviluppo alla SUPSI e si è diplomata come consulente in assicurazione sociale. Ma è Herat, città storicamente crocevia culturale, ad averla formata davvero.
In Afghanistan vivono ancora i suoi genitori, «rimpatriati forzatamente dall’Iran» dove erano fuggiti in cerca di un futuro migliore. La comunicazione è difficile: «Spesso non hanno elettricità o internet. Riesco a sentirli solo sporadicamente». In una delle ultime chiamate, la madre le ha raccontato dei continui controlli della polizia contro le donne che non indossano il burqa. «La situazione sta peggiorando», sospira. Le regole si fanno sempre più strette. E alle ragazze viene sottratto il futuro.
IG/thereshtinLa World Bank ha stimato che le limitazioni lavorative imposte alle donne potrebbe costare all'economia afgana 1,4 milioni di dollari ogni annoUna prigione invisibile - Alle minori di 12 anni è vietato frequentare la scuola. «Senza istruzione - spiega - perdono autonomia, capacità di scelta. Molte vengono spinte verso matrimoni precoci. È un’intera generazione privata perfino della possibilità di immaginare un domani diverso».
Una prigione invisibile, che lascia segni profondi. «Depressione, ansia, perdita di autostima, senso di inutilità». Anche la sanità è allo stremo: «mancano dottoresse e infermiere, perché alle donne è impedito studiare. Molte pazienti evitano gli ospedali se non trovano personale femminile: non possono farsi visitare da uomini. Questo ha fatto aumentare in modo drammatico la mortalità materna e le malattie non curate. Per molte, la salute è diventata una questione di sopravvivenza».
Eppure, sotto la superficie, qualcosa si muove. «La società afghana non è monolitica», sottolinea Amini. «C’è chi si adegua per paura o necessità, soprattutto nelle zone più isolate. Ma c’è anche chi resiste in silenzio: famiglie giovani, persone istruite, la diaspora. Proteggono le figlie, le educano di nascosto, tengono viva un’idea diversa di futuro».
Anche dal Ticino arriva un sostegno concreto. «Come comunità finanziamo due scuole clandestine in due province afghane. Per sicurezza non possiamo dire dove». Le lezioni si tengono in case private. Circa 70 ragazze studiano materie fondamentali con il consenso dei genitori. Due insegnanti, ex docenti universitarie, ricevono uno stipendio equivalente a quello percepito prima del ritorno dei talebani. «È una goccia nell’oceano, ma è resistenza. Uscire di casa, studiare, stare con le coetanee ha un valore enorme anche psicologicamente».
🔥🚨BREAKING: The Taliban uploaded this strange video inciting American tourist to come visit Afghanistan. pic.twitter.com/6vTIhcGhTy
— Dom Lucre | Breaker of Narratives (@dom_lucre) July 9, 2025
Aperte le porte al turismo - Intanto il governo talebano, chiuso sull’emancipazione femminile, nel 2024 ha aperto le porte al turismo. E nel 2025 ha lanciato un controverso video in cui invitano in particolare i turisti americani a visitare il Paese. Le prime immagini sono bizzarre e angoscianti: mostrano un ostaggio finto che fa umorismo sulla reputazione dell'Afghanistan, noto per il terrorismo. Da un paio d’anni, dunque, sono diversi i travel blogger che raccontano viaggi oltre quei confini. Tra loro pure donne. Le immagini mostrano un Paese di montagne spettacolari e mercati affollati. Una società apparentemente solo maschile, dove però le visitatrici straniere si muovono con relativa libertà.
«Il turismo è una vetrina internazionale, non un segnale di apertura», chiarisce Amini. «Le regole valgono soprattutto per le donne afghane. Le turiste sono ospiti. Così il regime può mostrare un volto accogliente mentre continua a negare diritti fondamentali alle proprie cittadine. I video promozionali raccontano la bellezza del Paese, non la sofferenza delle persone. Si rischia di normalizzare un’ingiustizia gravissima».
screenshot video YouTube / Matt and JuliaUna travel blogger libera di girare tra le strade del Paese. Immagini che non restituiscono la complessità della realtà secondo la DSCLa Svizzera è tornata a Kabul - Pure la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), in seno al Dipartimento federale degli affari esteri, invita alla prudenza. «Le immagini diffuse sui social media riflettono esperienze individuali e parziali», spiega il portavoce Jonas Montani. «Non restituiscono la complessità della realtà, soprattutto per le donne, la cui vita resta segnata da limitazioni significative».
Nel marzo dello scorso anno la DSC è tornata a Kabul, riaprendo un Ufficio umanitario con cinque esperti del Corpo svizzero di aiuto umanitario e dieci collaboratori locali, nello stabile dell’ex Ufficio di cooperazione chiuso nel 2021. «L’Afghanistan vive una delle crisi umanitarie più gravi al mondo. Oltre metà della popolazione - circa 40 milioni di persone - dipende dagli aiuti. Il nostro obiettivo è fornire sostegno mirato a chi ne ha bisogno».
AFPDonne ai margini della società e tanta povertà. Secondo il World Food Program oltre il 40% della popolazione afgana soffre di malnutrizioneLa situazione di donne e ragazze è monitorata con attenzione - «Raccogliamo testimonianze sull’accesso ai servizi, alle opportunità economiche, alla vita comunitaria. Una presenza equilibrata di genere nel nostro Ufficio a Kabul facilita il dialogo con le beneficiarie». I contatti con le autorità talebane esistono, ma «sono esclusivamente tecnici e operativi, nella misura necessaria a garantire l’accesso umanitario. Non implicano alcun riconoscimento politico».
E poi c’è il desiderio. Quello semplice, quasi elementare, di vedere un giorno le donne afghane libere di esistere.
«Auguro all’Afghanistan di essere un Paese libero e stabile», dice Amini. «Un Paese che custodisca la sua cultura, le sue lingue, la sua identità. Con le donne al centro, perché le donne portano anima. Donne libere crescono figli liberi e sani. Sogno un futuro di pace, in cui i bambini possano sorridere. Perché quando tornano i sorrisi, una città rinasce. Che la forza di questo popolo diventi luce e guarigione per un Afghanistan dimenticato».
IG/thereshtinJamileh Amini: «Vorrei vedere, un giorno, le donne afghane libere di esistere»Appendice 1
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IG/thereshtinLa World Bank ha stimato che le limitazioni lavorative imposte alle donne potrebbe costare all'economia afgana 1,4 milioni di dollari ogni anno
AFPIl 14 agosto 2021 il governo talebano è tornato al potere. I sostenitori dei talebani gridano slogan e sventolano bandiere talebane mentre marciano lungo una strada di Kandahar il 31 agosto 2021, festeggiando dopo che gli Stati Uniti hanno ritirato tutte le loro truppe dal Paese per porre fine a una brutale guerra durata 20 anni, iniziata e terminata con l'ascesa al potere degli islamisti integralisti
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screenshot video YouTubeUn frame del bizzarro video usato dal governo talebano per rilanciare il turismo. Immagini paradossali in cui i turisti americani erano stati invitati a visitare il Paese. Il video inizia con la scena di un falso ostaggio e scherzando sulla reputazione strettamente collegata al terrorismo
AFPDonne ai margini della società e tanta povertà. Secondo il World Food Program oltre il 40% della popolazione afgana soffre di malnutrizione
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screenshot video YouTube / Matt and JuliaUna travel blogger libera di girare tra le strade del Paese. Immagini che non restituiscono la complessità della realtà secondo la DSC
IG/thereshtinJamileh Amini: «Vorrei vedere, un giorno, le donne afghane libere di esistere»



