L'inferno di due genitori

Giusi e Giuseppe hanno perso la loro Laura. Per suicidio, secondo gli inquirenti. Anche se un criminologo ha fatto emergere presunte incongruenze.
Giusi e Giuseppe hanno perso la loro Laura. Per suicidio, secondo gli inquirenti. Anche se un criminologo ha fatto emergere presunte incongruenze.
SAVOSA/ BELLINZONA - Si sono trasferiti circa un anno fa dalla Svizzera interna a Bellinzona. Spinti da un dolore insopportabile. Giusi e Giuseppe sono i genitori di Laura, la 40enne trovata morta sabato 29 luglio 2023 in una cittadina del canton Nidvaldo. Suicidio, secondo gli inquirenti. Ma le analisi di un criminologo clinico hanno fatto emergere indizi non compatibili con questa tesi.
«Si trovava in un periodo sereno» – Giusi e Giuseppe da mesi chiedono di riaprire il caso. Lo hanno già fatto su tio.ch. E sono stati intervistati anche dalla trasmissione italiana "Chi l'ha visto?". «Nostra figlia – dice mamma Giusi ai microfoni di Tio Talk – è stata ritrovata in una vasca. Come se si fosse impiccata. Non ho mai creduto al suicidio. Si trovava in un periodo sereno. Da qualche mese aveva deciso di separarsi dal marito. E questo nonostante la coppia avesse due bimbe».
«Aveva deciso di non partire per le vacanze» – La sera di venerdì 28 luglio il marito della donna e le figlie sono partiti alla volta dell'Italia, terra d'origine di entrambi i coniugi, per le vacanze estive. «Nostra figlia aveva deciso di non partire – riprende la madre –. Consapevolmente. Così si sarebbe rilassata e avrebbe iniziato a cercare una nuova casa in cui andare a vivere».
E se fosse un suicidio non accettato? – Per un genitore è sempre difficile accettare il suicidio di un figlio. Non è possibile che Giusi e Giuseppe rientrino semplicemente in questa categoria e facciano fatica a vedere la realtà? «Guardate – sospira Giusi –. Ci metteremmo l'anima in pace se si trattasse davvero di suicidio. Ma ci sono tante cose prima, durante e dopo che non ci tornano. Alcune non le posso dire. Il criminologo che abbiamo interpellato ha esaminato con dei macchinari specializzati le immagini scattate il giorno in cui Laura è stata trovata. Questo è un omicidio».
Il corpo cremato – C'è però un altro aspetto da considerare. Laura è stata cremata pochi giorni dopo il suo ritrovamento. Il suo corpo oggi non può più "parlare". «All'epoca non abbiamo pensato di opporci – ammette Giuseppe –. Noi non siamo comunque stati chiamati in causa per esprimerci sull'eventuale cremazione di nostra figlia».
La fatica di "buttare fuori" – Giuseppe è decisamente più introverso di Giusi. Fatica a buttare fuori le emozioni. «Penso tutti i giorni a Laura – sussurra –. E mi sento male. Cerco di fare qualcosa di diverso. Ma torno sempre sugli stessi passi».
Il ritrovamento del cadavere – Il corpo di Laura viene ritrovato sabato 29 luglio, nel pomeriggio. «Io aspettavo una chiamata di mia figlia – rammenta Giusi –. In modo che mi rassicurasse sul fatto che le bimbe fossero arrivate a destinazione. Ho provato a contattarla. Ho atteso invano. Verso le due del pomeriggio ho chiesto a Giuseppe di provare a chiamare il marito. Lui l'ha fatto. E il marito ha cominciato a dire "adesso telefono alla polizia"».
La corsa verso casa – Una reazione su cui Giusi e Giuseppe si sono posti tante domande. «Mentre eravamo sull'autostrada verso casa di nostra figlia – riprende Giusi – il marito mi ritelefona, chiedendomi se avessi sentito qualcosa dalla polizia. Poi aggiunge: "Mi ha lasciato con due creature piccole". Mi sono subito chiesta cosa stesse dicendo. Quando siamo arrivati a casa di nostra figlia c'era già la polizia. Poco dopo abbiamo saputo che l'avevano trovata morta».
«Non possiamo più vedere le nipotine» – Ora i due coniugi chiedono a gran voce di potere riaprire il caso analizzandolo con nuove tecniche. Ma non è l'unico loro desiderio. «Dopo il funerale – precisa Giuseppe – non abbiamo più potuto vedere le nostre nipotine. Erano spesso con noi. All'epoca avevano 6 e 8 anni. Io quando le vedevo rinascevo. Mi chiamavano "nonno Pino". Quando ci penso mi fa male il cuore»
«Mai lanciato accuse» – «Ci chiediamo perché dopo il funerale non abbiamo più potuto vederle – aggiunge Giusi –. Noi non abbiamo mai lanciato accuse. Non abbiamo mai litigato con nessuno. Ci siamo trasferiti in Ticino perché a un certo punto ci pesava troppo stare in quella casa "vissuta" da nostra figlia e dalle nipotine. La situazione è migliorata di poco. Il pensiero va sempre lì, tutti i santi giorni».
Sorrisi amari – Recentemente proprio in Ticino un avvocato si è dimostrato interessato all'idea di aiutare Giusi e Giuseppe. «Soffro – ribadisce Giuseppe –. Ho perso la fiducia in tutto. Ogni tanto cerco di sorridere in maniera amara. Ma io so quello che sento dentro. Laura era la nostra unica figlia. Le volevamo tanto bene».





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