Cerca e trova immobili
MEDIO ORIENTE

Siamo di fronte alla più grave crisi petrolifera di sempre?

Il prezzo del petrolio sta salendo alle stelle sforando la quota dei 110 dollari al barile. E le borse di tutto il mondo stanno reagendo di conseguenza. Ecco cosa sta succedendo.
Imago/Europa Press
Siamo di fronte alla più grave crisi petrolifera di sempre?
Il prezzo del petrolio sta salendo alle stelle sforando la quota dei 110 dollari al barile. E le borse di tutto il mondo stanno reagendo di conseguenza. Ecco cosa sta succedendo.

Gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele all'Iran, così come il blocco dello Stretto di Hormuz, hanno innescato la più grande interruzione dell'approvvigionamento petrolifero globale della storia, scrive la società di consulenza statunitense Rapidan Energy Group.

Uno Stretto inavvicinabile
Dall'inizio della guerra con l'lran (ovvero dal 28 febbraio) lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale viene trasportato circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto del mondo, è stato di fatto chiuso.

Il rischio per un'imbarcazione che volesse provare a solcarne le acque, è al momento semplicemente troppo elevato. Sei navi, navi, infatti sono già state attaccate e due marinai a bordo di queste ultime hanno perso la vita.

Si stima che circa 200 petroliere siano bloccate nei porti, riporta il Guardian, e la Guardia Rivoluzionaria iraniana ha ribadito l'intenzione di colpirle se queste dovessero provare a prendere il largo.

Colpita la produzione e l'approvvigionamento
«Il conflitto ha interrotto sia i flussi di produzione (a causa degli attacchi diretti agli impianti, ndr.) che le capacità di riserva su cui i mercati normalmente fanno affidamento per compensare le interruzioni dell'approvvigionamento», scrive il Gruppo nella sua analisi.

E prosegue: «I principali detentori di capacità di riserva – Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti – sono attualmente tagliati fuori dai mercati petroliferi globali. Ciò elimina di fatto il tradizionale ammortizzatore del settore».

Aumento fino al 30%
Lunedì mattina, alle 9, l'indice di borsa svizzero (SMI) è crollato di circa il 3%. Anche in Germania i prezzi delle azioni sono scesi: il DAX ha perso circa il 2,5%. A Parigi, l'indice CAC 40 ha perso il 2,29%, mentre a Londra i prezzi sono scesi dell'1,26%.

Lunedì, i prezzi del petrolio sono aumentati fino al 30% in poche ore. Sulla piazza asiatica un barile (159 litri) di greggio Brent ha raggiunto un prezzo massimo di oltre 119 dollari e nelle prime ore del mattino (CET) si è attestato attorno ai 103,1 dollari.

Anche il benchmark statunitense WTI ha visto i prezzi superare i 119 dollari a un certo punto, questa mattina le cose si sono però “raffreddate” portandolo al di sotto della soglia simbolica dei 100 dollari (99,8 dollari al barile).

Dall'inizio dell'azione bellica di Usa e Israele, il prezzo del WTI è cresciuto di circa il 60%: un aumento così drastico in un periodo così breve è senza precedenti.

Oggi, scrive l'Ansa, dovrebbe tenersi una riunione online dei paesi del G7 per il rilascio coordinato delle riserve strategiche di greggio allo scopo di frenare le quotazioni.

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE