Dalla gabbia al gabbiotto (dei medicinali), le due vite di Federico

Tamò è stato per anni il portiere di riserva del Ginevra. Oggi è farmacista e portavoce dell'ordine della categoria in Ticino.
Tamò è stato per anni il portiere di riserva del Ginevra. Oggi è farmacista e portavoce dell'ordine della categoria in Ticino.
BELLINZONA - Dalla maschera alle mascherine (durante il Covid). Dalla gabbia al gabbiotto (dei medicinali). Lui è Federico Tamò e oggi di mestiere fa il farmacista ed è il portavoce dell'Ordine dei Farmacisti del Canton Ticino (OFCT), ma in passato è stato per sette stagioni il portiere di riserva del Ginevra nell'allora NLA. «Ero a Ginevra principalmente per motivi universitari. Per portare avanti i miei studi in farmacia», ci racconta l'oggi 41enne. «E avendo giocato a hockey fin da piccolo, ho continuato anche durante quel periodo in alcune squadre di prima e seconda lega».
Il primo contatto - Tutto cominciò nell'agosto del 2005 quando Tamò giocava nel Meyrin. «Ricevetti una chiamata "dall'alto" per chiedermi se fossi disposto ad andare a fare alcuni allenamenti a Ginevra per sostituire Pavoni che era ammalato. Ancora adesso non so chi abbia fatto il mio nome, ma accettai di buon grado la proposta». Quello fu il primo contatto tra il mondo granata e il bellinzonese. Anche se per Tamò, allora, l'esperienza sembrava finire lì. «Sì è stata una cosa un po' da turista. Per tappare un buco una settimana in estate».
Una riserva vera e propria - Ma il futuro aveva in serbo delle sorprese... «Quello - ci spiega il 41enne - era l'ultimo anno di Pavoni. Quello successivo si provò la coppia Mona-Tobler. Ma non funzionò. L'anno successivo Tobler, pur rimanendo sulla carta il secondo portiere, venne spostato a Losanna (all'epoca in NLB e Farm Team del Ginevra, ndr). Dunque al Ginevra serviva un secondo che facesse solamente gli allenamenti e finisse una partita in caso di bisogno».
Una riserva vera e propria - Un portiere di riserva nel vero senso della parola visto che Tamò di partite in NLA ne ha giocate poche e praticamente tutte da subentrante (vedi box). «Quello era il mio ruolo fin dall'inizio. L'obiettivo era di non dover mai scendere sul ghiaccio», ci spiega divertito lo stesso Tamò. «E probabilmente io ero uno dei pochi portieri presenti sul territorio del Cantone disposto ad accettare questa "clausola"».
Le sette stagioni in maglia granata:
2007-08 - una partita (20'00")
2008-09 - una partita (27'48")
2009-10 - una partita (20'00")
2010-11 - nessun minuto
2011-12 - nessun minuto
2012-13 - 3 partite (44'44")
2013-14 - 3 partite (63'25")
Dati da Eliteprospects.com
"Clone" di Mona - Tamò, poi, aveva anche un'altra particolarità che faceva comodo al Ginevra-Servette... «Nella mia prima stagione come titolare c'era Mona che consumava il budget del materiale di entrambi i portieri. E il mio grande punto di forza è stato che ero alto come lui e giocavo con l'impugnatura del bastone dalla stessa parte. Quando abbiamo negoziato il mio contratto, quindi, è stato stabilito che non avrei avuto materiale nuovo, ma avrei usato quello che Gianluca scartava (ride, ndr)».
«Solo uno sa fare la riserva» - «Nella stagione 2009-10 a difendere la gabbia delle Aquile arrivò Tobias Stephan, che era tornato in Svizzera dopo tre anni trascorsi Oltreoceano tra Dallas (NHL), Iowa e Bridgeport (AHL). In rosa inizialmente vi erano poi anche un (giovanissimo) Benjamin Conz che l'anno prima aveva fatto faville nella sua prima esperienza in NLA e Gianluca Mona che poi passò al Losanna. «Quell'anno - ci spiega Tamò - la mia priorità erano gli esami finali che dovevo tenere a settembre. Al Ginevra dissi che se avessero avuto bisogno sarei tornato a disposizione a ottobre». E nonostante la concorrenza, tornasti... «Sì. C'era gente che mi chiedeva "ma cosa farai quest'anno che siete in quattro?" e io rispondevo sempre "siamo in quattro portieri, tre che possono giocare titolari, ma che sa fare la riserva ce n'è solo uno". D'altronde l'altra opzione non l'ho mai avuta. Mi sono sempre divertito tantissimo a giocare a hockey, ma non sono mai stato un talento. Ho sempre fatto il mio lavoro senza penalizzare la squadra».
FreeshfocusNella finale contro il Berna (2010).Quella finale sotto lo sguardo di Federer - Quella stagione la squadra di McSorley raggiunse addirittura la finale contro il Berna. E Tamò giocò anche un tempo nella tana degli Orsi. «Era gara-3, perdevamo di 3-4 gol (il risultato al 40esimo era 6-2 per il Berna, ndr) e la situazione si stava scaldando. Era una partita che non avremmo più girato e per proteggere e far riposare Stephan, McSorley decise di farmi entrare in pista». E non subisti reti... «Eh no. Ma alla fine la mia è stata una carriera atipica. Di una persona arrivata un po' per caso in quella lega. Però vivere due finali, giocarne una davanti a 16'788 spettatori più Roger Federer è comunque qualcosa di bello. Ho anche avuto la fortuna di giocare la mia unica partita da titolare contro il Rapperswil (stagione 2013-14, ndr) che in porta schierava David Aebischer, uno dei miei idoli d'infanzia che vinse anche la Stanley Cup».
Al posto giusto al momento giusto - Tamò ha saputo cogliere le sue opportunità. E dalla settimana iniziale la sua avventura in granata è durata sette stagioni. «Sono stato al posto giusto nel momento giusto. Una figura come la mia nell'hockey di oggi non potrebbe più esistere. Il livello è salito e un portiere non potrebbe più disputare tutte le partite che giocava Stephan all'epoca» (ci sono stagioni che ha giocato 50 match su 50, ndr).
«Il Ticino è il posto più bello al mondo» - La fine dell'avventura con il Servette è coincisa con l'inizio della vita da farmacista. «I miei genitori hanno sempre spinto che tornassi in Ticino per riprendere la farmacia di famiglia. La mia intenzione è comunque sempre stata quella di tornare. Indipendentemente dall'azienda di famiglia», ci spiega il farmacista. «Perché il Ticino è il posto più bello del mondo».
«Amo la mia professione» - È stato quindi un ritorno felice nella vita reale dopo sette anni di sogni spensierati. «Bisognava cambiare marcia. Fare un reset mentale. E ci è voluto un po' di tempo. Sono felice della nuova realtà. La mia professione mi piace, mi diverte e mi appassiona. Quello del farmacista è infatti un lavoro molto completo. C'è di tutto: la gestione di una piccola-media azienda, la relazione con il personale e i clienti, tutto l'aspetto scientifico e la possibilità di essere utile a chi ha bisogno».
Ti-PressDurante la pandemia (2020).







