Non hanno il coraggio di denunciarlo

Il primo è stato aggredito. La seconda ha chiamato la polizia. Entrambi si trovano confrontati con l'ansia di ritrovarsi di fronte quell'uomo.
LUGANO - È stato aggredito all'improvviso e picchiato. Ma non ha il coraggio di sporgere denuncia. È il paradosso in cui si trova l'uomo malmenato nel tardo pomeriggio di domenica 22 febbraio in via Trevano a Lugano. Sulla stessa barca, la donna che l'ha difeso chiamando la polizia. E che a tio.ch spiega: «Se facciamo denuncia quel tipo, a noi sconosciuto, avrà i nostri dati. Già adesso va in giro a dire che se ci trova ci gonfia di botte. Ce l'hanno riferito».
Rilasciato quasi subito – Una situazione surreale. Le due persone in questione avrebbero tutto il diritto di denunciare l'aggressore. «Un uomo che non avevo mai visto prima», aveva spiegato la vittima. Eppure non lo fanno. La motivazione è la medesima. «Rischiamo solo di incattivirlo ulteriormente – dice la donna che ha chiamato la polizia –. Il giorno dopo i fatti è stato rilasciato. Ed è subito andato in giro a cercarci. Dovessimo denunciarlo, entreremmo in una spirale senza fine».
«Inaccettabile» – Sulla vicenda interviene l'avvocatessa Roberta Soldati, interpellata da tio.ch: «È inaccettabile che le persone perbene debbano essere costrette a limitare la loro libertà di movimento e a non frequentare determinarti luoghi, a causa della presenza di individui simili. Se una persona è problematica per gli altri, andrebbe collocata in una struttura apposita. Altrimenti, se si va avanti di questo passo, ci saranno sempre cittadini innocenti costretti a stare col fiato sospeso».
Un problema che si ripresenta – Il tema va allargato a tutta la Svizzera italiana. Dove situazioni del genere si ripetono con una certa frequenza. Con la polizia impotente che può intervenire solo in caso di denuncia o di passaggio all'atto. E con la rete sociale macchinosa e apparentemente poco rassicurante. Solo nel Luganese il problema si è presentato in più varianti di recente. Ad esempio con l'uomo che spaventa i passanti nella zona che dalla pensilina porta al lungolago. Oppure con l'uomo coi tatuaggi in faccia, oggetto di più segnalazioni in autunno, recentemente arrestato per vari reati.
La presa di posizione dei municipali – Chiamati in causa da tio.ch i municipali Lorenzo Quadri, capo del dicastero socialità, e Karin Valenzano Rossi, capa del dicastero sicurezza, restano cauti. «Per la Città di Lugano – fanno sapere tramite uno scritto congiunto – la sicurezza degli abitanti è un'assoluta priorità. I servizi coinvolti, consapevoli della situazione, sono attivi trasversalmente per trovare delle soluzioni, che devono rispettare la legalità, le competenze comunali, i diritti dei singoli nonché norme procedurali stringenti».
Il consiglio della Polizia – «Per chiunque si senta minacciato nella propria sicurezza personale – rammenta invece il Servizio comunicazione, media e prevenzione della Polizia cantonale – il consiglio è di rivolgersi alla Centrale comune d’allarme, raggiungibile 24 ore su 24. Questo affinché possano essere adottate tempestivamente le misure del caso. Quando non vi sono gli estremi per un reato perseguibile d’ufficio (ed è il caso dell'episodio di via Trevano, ndr) è importante formalizzare una denuncia per permettere il proseguimento penale».
«Capisco chi non denuncia» – Ma mettere in pratica il suggerimento, come dimostrato proprio dalla vicenda di via Trevano a Lugano, non è sempre facile. Anzi. «Lo scorso anno – fa notare l'avvocatessa Soldati – al Ministero pubblico ticinese sono arrivate circa 15'000 denunce nel complessivo. Capisco che un cittadino in situazioni del genere si faccia problemi a denunciare. Perché poi queste denunce sono da smaltire burocraticamente. E serve tanto tempo. Intanto gli aggressori sono a piede libero e non sanzionati».
«Nel sociale bisogna essere più rigidi» – Soldati è decisamente chiara su un altro aspetto. «Urge andare a migliorare la relazione tra polizia e rete sociale. Spesso gli autori di determinati atti, soggetti con disagi psichici, sociali o di dipendenza, sono già noti per precedenti. C'è tanto buonismo da parte di chi opera nel sociale. Si pensa che chiunque possa essere guarito. Ma la psiche è complessa. In alcuni casi bisognerebbe essere più rigidi nel valutare il grado di pericolosità di una persona».




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