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CANTONE

«Due serate che, spero e credo, saranno indimenticabili»

Saranno quelle del 6 e 7 febbraio, nelle quali Freddie & The Cannonballs presenteranno il nuovo disco, "Cannonballing", in uscita il 13 febbraio
FREDDIE & THE CANNONBALLS
«Due serate che, spero e credo, saranno indimenticabili»
Saranno quelle del 6 e 7 febbraio, nelle quali Freddie & The Cannonballs presenteranno il nuovo disco, "Cannonballing", in uscita il 13 febbraio

BELLINZONA - Rigoglioso, effervescente, fresco, ricco di sfumature e capace di essere ironico. Sia nelle liriche sia nelle strutture musicali. È il cocktail di blues, soul e funky che Freddie & The Cannonballs hanno riversato nel nuovo album, "Cannonballing", che verrà pubblicato il 13 febbraio e include i tre singoli pubblicati dal 2024 a oggi: "Hold On", "Look Back" e "Unbearable".

Precederanno l'uscita del disco due serate-evento in programma venerdì 6 e sabato 7 febbraio dalle 20 presso lo studio Canaa di Mauro Fiero a Losone. La prevendita di questi show è in corso, anzi bisogna affrettarsi: la serata di sabato è già sold-out, mentre sono ancora disponibili biglietti per venerdì. Si può scegliere fra tre pacchetti: biglietto semplice a 30 franchi, biglietto + CD a 45 franchi, oppure VIP experience (prima fila su divano, CD, drink di benvenuto) a 60 franchi. L'acquisto è possibile tramite e-mail all'indirizzo info@freddieandthecannonballs.com.

Ne abbiamo parlato con il frontman della formazione, Federico "Freddie" Albertoni, che ha scritto le 12 tracce del disco insieme con il chitarrista Mattia "Mad" Mantello.

Ascoltando il disco, sul volto ti si stampa un grosso sorriso...
«Mi fa molto piacere sentirlo. Potrebbe essere un po' inaspettato, se qualcuno ha in mente determinati stereotipi del blues. Trovo che, invece, ci sia freschezza nell'album, grazie a brani abbastanza frizzanti. È vero che noi abbiamo anche una vena legata al soul e al funk degli anni '60 e '70. Penso soprattutto che siano brani che possano funzionare bene dal vivo, dato che quella è la nostra dimensione, in fin dei conti».

Avete optato per far uscire l'album non solo in formato digitale, ma anche in CD e vinile. È un bell'investimento.
«Abbiamo dovuto fare entrambi per accontentare le correnti di pensiero interne alla band: c'è chi pensa che il CD abbia un suono migliore e chi invece preferisce il vinile (ride, ndr). In realtà, è sì un bell'investimento in termini di costi, energie e tempo, ma abbiamo voluto farlo anche per dare sostanza al nostro lavoro. Altrimenti, si sarebbe perso nella vastità delle piattaforme digitali. Questa è la prima volta che proviamo a stampare un album intero su vinile: avevamo già provato con un 45 giri, l'anno scorso, ma era un'edizione limitata in sole 100 copie numerate».

Tornando al senso di gioia che offre questo lavoro: anche nelle ballad, come "Willow", c'è una malinconia che non sfocia mai nel pessimismo.
«Mi piace che tu abbia scelto questa canzone, forse è tra le più significative a livello di testi. Trovo che la malinconia di fondo non sfoci mai in una sensazione lugubre. Anzi: questa malinconia può anche essere una sensazione positiva, che ci permette di ricordare dei momenti del passato. Nel disco troviamo anche dei contrasti tra il pensiero e l'aspetto musicale, che è più allegro. Sto pensando, per esempio, a "Like a Wave"».

A proposito di questo brano, lo definirei un momento di tenerezza.
«È una parola, tenerezza, che mi piace molto per questa canzone. Sembra un brano allegro, spensierato, in stile country-blues, con la partecipazione di Claudio Egli all'armonica. Invece, il testo parla di vari momenti in cui ho vissuto delle emozioni molto forti. È un contrasto che non mi dispiace: rispecchia la voglia di ricordare ciò che è successo, di farne tesoro e di andare avanti».

A proposito dell'ironia: canti che «la procrastinazione è una forma d'arte». Tu fai parte di questa categoria?
«"Procrasti-Nation" è assolutamente autobiografica! Col tempo sono un po' migliorato ma c'è stato un periodo della mia vita, quando ero all'università e studiavo letteratura e lingua inglese, in cui avevo bisogno di arrivare all'ultimo secondo, altrimenti proprio non funzionavo. Ho capito che la procrastinazione è una vera forma d'arte: se la sai gestire va benissimo, ma se perdi colpi... Il messaggio più importante è quello rivolto agli altri procrastinatori: siamo una nazione (e in inglese lo slogan suona decisamente meglio rispetto all'italiano)».

Potrebbe diventare una sorta di inno di categoria...
«Ma sì. Facciamolo tutti insieme, però magari più tardi».

Invece un brano come "Fingers of the Foot" è tutto da interpretare, in chiave comunque ironica.
«È un inglese maccheronico per dire "dita dei piedi", che in realtà si traduce in tutt'altro modo. Nasce da un discorso scherzoso in tour con Nigel, il nostro sassofonista, a proposito degli errori tipici dell'italofono quando si trova alle prese con l'inglese. E poi è un nostro inno, ma molto ermetico, a proposito di certi organizzatori di eventi, diciamo così, un po' deficitari».

"Sabonis" è un omaggio, un po' inaspettato, a uno dei più grandi giocatori europei di sempre. Salta fuori il Freddie appassionato di NBA?
«Salta fuori il malato di NBA! Lo sono fin da ragazzino. Arvydas Sabonis è uno degli elementi felici della mia gioventù. Adoravo questo giocatore, che oggi è stato rivalutato tantissimo e che tra l'altro è arrivato in NBA quando aveva ormai le ginocchia distrutte, ma faceva ancora dei passaggi spettacolari ed è stato un centro in netto anticipo sui tempi. Pensa che, con l'aiuto di mia cugina, mi ero fatto in casa la sua maglia di Portland!».

Concludendo: è un lavoro che merita davvero di essere ascoltato, ed è un tributo all'impegno e alla passione che ci avete messo, autoproducendolo.
«Abbiamo voluto controllare ogni aspetto della produzione, con grande accuratezza. L'ha registrato tutto "Mad", si è occupato lui del mix e solo per il master finale ci siamo affidati a Memphis. Anche nel lavoro grafico abbiamo portato molte idee, io e Mattia siamo stati molto coinvolti con Christian Rebecchi della Nevercrew. Anche le due serate-evento sono gestite interamente da noi».

A proposito: cosa si deve aspettare il pubblico?
«Sabato ci sarà l'ospitata di Claudio Egli, mentre abbiamo la presenza esclusiva, direttamente da New Orleans, di Chris Butcher al trombone. Ha registrato più di metà dei brani del disco e farà parte della sezione fiati dei Cannonballs per tutto il concerto. Presenteremo tutti e 12 i brani, più qualche cavallo di battaglia. Inoltre cercheremo di fare qualcosa legata al sound di New Orleans, appunto per ringraziare Chris che ha preso un aereo per noi. Ci siamo concessi due serate che, spero e credo, saranno indimenticabili».


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