Come sfruttare il caos: «C'è chi gioisce e chi, per il momento, osserva»

La guerra scatenata in Iran potrebbe riaccendere la frattura tra sunniti e sciiti: quali conseguenze per il terrorismo islamico? Il punto con l’esperta di geopolitica Chiara Sulmoni.
La guerra scatenata in Iran potrebbe riaccendere la frattura tra sunniti e sciiti: quali conseguenze per il terrorismo islamico? Il punto con l’esperta di geopolitica Chiara Sulmoni.
SAVOSA - Malgrado sia ancora difficile definire con precisione i contorni (e soprattutto gli obiettivi strategici) dell’operazione “Epic Fury” (o “Ruggito di Leone”, secondo la denominazione israeliana), scatenata lo scorso 28 febbraio da Donald Trump e Benjamin Netanyahu contro l’Iran, iniziano a delinearsi alcuni elementi. Occorre quindi fare uno sforzo ulteriore per mettere in prospettiva gli eventi e provare a capire che cosa potrebbe accadere nei prossimi giorni e nelle prossime settimane.
Nella nuova puntata di TioTalk cerchiamo di fare chiarezza con Chiara Sulmoni, presidente di Start Insight, istituto di analisi geopolitica con sede a Lugano.
Il ruolo delle petromonarchie del Golfo - Su un punto non si sfugge: Stati Uniti, Israele e Repubblica islamica non sono i soli attori coinvolti nel conflitto, che si sta progressivamente allargando a tutta la regione. Le petromonarchie del Golfo, che per il momento hanno subito le conseguenze più gravi della controffensiva iraniana, reclamano infatti un ruolo.
Il loro coinvolgimento apre scenari inediti sotto diversi punti di vista, ma rischia anche di riaprire una frattura storica, quella tra sunnismo e sciismo, lungo la quale si sono concentrati alcuni dei conflitti più sanguinosi del Medio Oriente.
Il terrorismo islamico - Da qui emerge anche un'altra incertezza: l’inasprirsi di questa frattura, alimentata dalla guerra, potrebbe riaccendere il terrorismo islamico. Già, perché storicamente i conflitti in Medio Oriente hanno spesso rafforzato i gruppi jihadisti: potrebbe quindi accadere lo stesso anche in questo caso?
«Dobbiamo specificare - esordisce Sulmoni - che al momento non si tratta di uno scontro tra sunniti e sciiti, ma di una guerra con tutta una serie di pericoli potenziali non necessariamente legati alla confessione religiosa. C’è però il rischio che, con il procedere del conflitto, questa dinamica si inasprisca».
L'allarme lanciato dal SIC - Insomma, le condizioni esistono, ma per il momento si tratta di uno scenario che non si è ancora concretizzato. Ciò che invece ha contorni più definiti è l’allarme lanciato domenica dal Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) su possibili azioni di ritorsione di vario tipo da parte dell’Iran anche in Svizzera.
«A preoccupare le intelligence (non solo quella svizzera) sono le reti legate all’Iran, quindi presenze riconducibili al regime che potrebbero prendere di mira interessi o istituzioni americane e israeliane». Il pericolo non proviene soltanto dal regime stesso, ma anche dai suoi alleati, come Hezbollah o Hamas.
In Europa? «Attori solitari» - «Un primo tentativo di attacco a un’ambasciata statunitense - continua Sulmoni - è avvenuto a Oslo, in Norvegia, negli scorsi giorni». E altri episodi potrebbero seguire. «In Europa siamo confrontati con un terrorismo che spesso si manifesta attraverso attori solitari: individui che agiscono di propria iniziativa».
Questo tipo di minaccia «potrebbe emergere nel medio termine ed è rafforzata dalla disinformazione che circola sui social, dalla polarizzazione politica presente nelle nostre società e dalla stessa situazione in Medio Oriente. Un conflitto alimenta sempre sentimenti di ingiustizia e il desiderio di reagire. Le vittime hanno una forte componente emotiva».
Il jihadismo osserva - Ma come stanno sfruttando i gruppi jihadisti la guerra con l’Iran nella propria propaganda? «Gli analisti che monitorano la narrativa online hanno già notato la presenza di una frattura: c’è chi gioisce per l’uccisione di Khamenei e chi invece ritiene che si debba restare neutrali in questo conflitto. Esiste infatti una divisione ideologica tra sunniti e sciiti anche all’interno del mondo jihadista sunnita. Un universo che osserva con attenzione quanto sta accadendo e invita ad approfittare del caos».
Sono già emersi «inviti ai militanti a sfruttare la distrazione delle grandi potenze, che storicamente hanno combattuto questi gruppi, per riconquistare territori oppure per assaltare le prigioni dove sono ancora detenuti militanti dello Stato Islamico. È un primo assaggio di ciò che sta accadendo in questo ambiente. I gruppi jihadisti, in genere, approfittano delle cadute dei regimi e delle guerre».





