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PETTA, PINGITORE, LA TORRE

Crans-Montana, la vergogna raddoppia: Moretti libero e Quadri-Marchesi dalla parte sbagliata

Gerardo Petta, Mario Pingitore, Cosimo La Torre (membri Comites di Zurigo)
AFP
Fonte PETTA, PINGITORE, LA TORRE
Crans-Montana, la vergogna raddoppia: Moretti libero e Quadri-Marchesi dalla parte sbagliata
Gerardo Petta, Mario Pingitore, Cosimo La Torre (membri Comites di Zurigo)

Le dichiarazioni dei consiglieri nazionali Lorenzo Quadri e Piero Marchesi sulla scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti rappresentano non solo una grave mancanza di sensibilità verso le famiglie delle vittime e i sopravvissuti dell’incendio di Crans-Montana, ma anche un tentativo maldestro di distogliere l’attenzione dalle responsabilità evidenti che questa tragedia porta con sé.

Qui non si tratta di “strepiti dei media” né di “ingerenze straniere”. Si tratta di 40 persone morte, decine di feriti gravemente ustionati e famiglie distrutte per sempre. Parlare di Stato di diritto senza prima riconoscere la gravità estrema dei fatti e il fallimento dei controlli comunali e cantonali è un esercizio di cinismo politico, non una difesa delle istituzioni.

La scarcerazione di Moretti, pur formalmente legale, è moralmente inaccettabile. È un messaggio devastante: chi è sospettato di gravi responsabilità in una strage può tornare libero pagando una cauzione. Questo non è rispetto dello Stato di diritto, è una sua interpretazione fredda e disumana, che finisce per uccidere le vittime una seconda volta, calpestando la memoria dei morti e il dolore dei sopravvissuti.

Ancora più grave è il tentativo di screditare la posizione dell’Italia. La reazione del governo italiano non è un’ingerenza nella magistratura svizzera, ma un atto di indignazione legittima di fronte a una decisione che offende il senso di giustizia e la dignità delle vittime, molte delle quali italiane. Ridurre tutto a propaganda politica significa rifiutarsi di guardare in faccia la realtà.

Il vero scandalo non è la presa di posizione del Governo italiano, bensì il fallimento sistemico delle istituzioni svizzere che Lorenzo Quadri e Piero Marchesi scelgono consapevolmente di minimizzare e giustificare: controlli di sicurezza obbligatori gravemente omessi o ridotti a pura formalità, responsabilità evidenti delle autorità comunali e cantonali che non hanno esercitato il loro dovere di vigilanza, e una gestione dell’azione penale che, concedendo la libertà su cauzione a un indagato per fatti di eccezionale gravità, trasmette l’idea che la capacità economica prevalga sulla tutela delle vittime e sull’interesse pubblico.

Se questo è il livello di empatia e responsabilità che questi due consiglieri riescono a esprimere di fronte a una tragedia di tale portata, forse il problema non è l’Italia che protesta, ma due politici che hanno smarrito il senso del loro ruolo istituzionale.

Gerardo Petta, Mario Pingitore, Cosimo La Torre (membri Comites di Zurigo)

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