Petrolio, gas e la dipendenza che ci rende deboli

Leandro De Angelis, presidente PVL Ticino
La guerra in Iran e l’impennata dei prezzi energetici riportano sotto la luce dei riflettori la nostra spaventosa dipendenza energetica e le conseguenze nefaste per la nostra sicurezza. Questo perché in Svizzera, sebbene produciamo localmente quasi tutta la nostra elettricità, importiamo ancora quantità enormi di energie fossili come benzina, diesel, olio combustibile e gas. Il risultato: il 68% dell’energia che consumiamo è importata per, in media, 8 miliardi di franchi all’anno, più del nostro budget per l’esercito. Questo impressionante deflusso di capitale non è solo un costo economico, ma anche un rischio strategico: ogni conflitto si trasforma in rincari per le famiglie e minacce per la nostra sicurezza. Soprattutto oggi che anche Stati un tempo amichevoli come gli USA non si fanno problemi a ricattarci.
La transizione energetica è la chiave per ribaltare questo scenario. Come ha scritto il Segretario Generale dell'ONU: "Le risorse dell'era dell'energia pulita non possono essere bloccate o utilizzate come armi". Questo perché sole, vento e calore del suolo sono risorse indigene, gratuite e immuni ai ricatti geopolitici. Ogni franco investito in termopompe, auto elettriche e nella produzione di energia eolica e fotovoltaica è un franco a favore anche della nostra indipendenza energetica e quindi della nostra sicurezza.
Ma l'opportunità va anche oltre la sicurezza: la transizione energetica è un potente motore di rilancio economico interno. Reindirizzando gli 8 miliardi che oggi escono dal paese per importare energie fossili verso investimenti in Svizzera, trasformiamo una spesa a fondo perso in un volano per l'economia locale. Installare pannelli solari, potenziare l'idroelettrico e ristrutturare gli edifici significa creare migliaia di posti di lavoro qualificati nel settore artigianale e ingegneristico, trattenendo il valore aggiunto sul territorio nazionale invece di trasferirlo ai produttori di petrolio e gas di USA (i primi produttori di gas al mondo), Russia, Iran e paesi del Golfo.
Questo circolo virtuoso ha un impatto diretto sul potere d'acquisto: il passaggio a riscaldamenti e auto alimentate a elettricità riduce le bollette delle famiglie, che oggi spendono migliaia di franchi all’anno per scaldare e fare il pieno. Accelerare la transizione non è quindi solo una questione di responsabilità intergenerazionale, ma anche una scelta di razionalità strategica ed economica. Significa costruire un sistema energetico resiliente, dove la sicurezza nazionale coincide con la protezione dell’ambiente, la dinamicità dell’economia e il benessere della popolazione.



