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Basta smantellamenti: difendiamo i posti di lavoro e il servizio pubblico ferroviario in Ticino

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Ti-Press
Fonte red
Basta smantellamenti: difendiamo i posti di lavoro e il servizio pubblico ferroviario in Ticino
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BELLINZONA - Martedì prossimo le FFS annunceranno ufficialmente, con la chiusura del deposito dei macchinisti Cargo di Chiasso, la fine di quella che solo un anno fa veniva celebrata in pompa magna come “Stazione Internazionale” nel quadro dei festeggiamenti per i suoi 150 anni, alla presenza di due Consiglieri di Stato e delle autorità locali. Dietro le celebrazioni ufficiali e la retorica istituzionale si nascondeva però una realtà ben diversa: le FFS avevano già deciso di smantellare progressivamente una parte fondamentale dell’attività ferroviaria nel nostro Cantone.Come preannunciato il 19 settembre 2025, e dopo mesi di trattative con i sindacati, i 18 ferrovieri del deposito vedranno ora scomparire il proprio posto di lavoro. Questa decisione non è un episodio isolato, ma l’ennesima tappa di un preciso progetto politico: quello della liberalizzazione e privatizzazione del trasporto merci ferroviario, accelerato dalle politiche del consigliere federale Albert Rösti e sostenuto da una logica aziendalista che considera il servizio pubblico esclusivamente in termini di redditività.

Negli ultimi anni le FFS Cargo hanno ridotto il proprio personale a livello nazionale a meno di 2500 dipendenti. In Ticino, insieme alla chiusura dei terminal di Cadenazzo e Lugano-Vedeggio, la soppressione del deposito di Chiasso significa la perdita di oltre 60 posti di lavoro qualificati. Si tratta di un colpo durissimo per il nostro Cantone, che paga ancora una volta il prezzo delle politiche federali di centralizzazione e smantellamento delle regioni periferiche.

Per i lavoratori coinvolti, il futuro prospettato è quello di un trasferimento verso TILO, con peggioramenti salariali che nel giro di pochi anni potranno raggiungere il 20-25% del reddito, oltre a un cambiamento radicale delle condizioni di lavoro e della qualità della vita professionale. Dietro il linguaggio manageriale della “riorganizzazione” si nasconde dunque una brutale operazione di dumping salariale e di erosione delle conquiste ottenute da generazioni di ferrovieri.

Quanto sta avvenendo a Chiasso è il risultato di decenni di trasformazione delle FFS da servizio pubblico federale a impresa gestita secondo criteri di mercato. Nel nostro Cantone le FFS hanno progressivamente ridotto il personale all’osso, centralizzando tutti i servizi ritenuti trasferibili — informatica, finanze, immobili, marketing — e lasciando sul territorio soltanto quelle professioni che non possono essere delocalizzate: manutenzione dell’infrastruttura e personale viaggiante.

L’unica eccezione resta l’Officina di Bellinzona, mantenuta non certo per volontà spontanea delle FFS, ma grazie alla straordinaria mobilitazione operaia e popolare del 2008. È proprio quell’esperienza a dimostrare che senza conflitto, senza organizzazione e senza mobilitazione dal basso, il destino riservato al Ticino dalle FFS e dal Consiglio federale è quello di una continua perdita di posti di lavoro, competenze e servizi.

Le responsabilità politiche sono evidenti. Da anni il Consiglio federale promuove la liberalizzazione del trasporto ferroviario e favorisce la concorrenza privata nel settore della logistica, aprendo la porta a condizioni salariali peggiori e a una frammentazione del servizio pubblico. Le FFS, dal canto loro, applicano una gestione sempre più aggressiva, fondata sulla riduzione dei costi del personale, sulla centralizzazione delle attività e sull’indebolimento del ruolo dei rappresentanti dei lavoratori nei processi decisionali.

Per l’MPS è necessario costruire un fronte di opposizione largo e combattivo contro questo nuovo smantellamento del servizio pubblico federale in Ticino. Non bastano dichiarazioni di circostanza o prese di posizione simboliche: occorre una mobilitazione reale, capace di unire lavoratori, sindacati, popolazione e forze politiche disposte a difendere il servizio pubblico e l’occupazione.

L’MPS esprime il proprio pieno sostegno ai ferrovieri colpiti da questa decisione e invita a partecipare attivamente alle iniziative di mobilitazione che verranno organizzate nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Difendere i posti di lavoro delle FFS significa difendere salari dignitosi, competenze professionali, coesione territoriale e un’idea di trasporto pubblico sottratta alle logiche del profitto.

Occorre inoltre rilanciare una politica di vera decentralizzazione delle attività delle FFS, facendo leva anche sulle competenze presenti in Ticino — a partire dai poli universitari e di ricerca — affinché il Cantone non venga trattato come una semplice periferia da svuotare. Il trasporto ferroviario non può essere governato secondo gli interessi del mercato e degli utili aziendali: deve tornare a essere un servizio pubblico pianificato in funzione dei bisogni sociali, ambientali e territoriali.La chiusura del deposito Cargo di Chiasso non deve passare sotto silenzio. Se oggi vengono colpiti i macchinisti Cargo, domani saranno altri settori, altri lavoratori e altri servizi pubblici. Per questo è indispensabile reagire subito, collettivamente e con determinazione.

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