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LUGANO

Svendite d’oro, negozi fantasma

Dopo il caso di Elena Lugano, altri tre siti sfruttano il nome della città. Denunce e retroscena della rete del dropshipping ingannevole
Sito Elena Lugano
Svendite d’oro, negozi fantasma
Dopo il caso di Elena Lugano, altri tre siti sfruttano il nome della città. Denunce e retroscena della rete del dropshipping ingannevole

LUGANO - Non solo finti gioielli sul Ceresio.

"Elena Lugano", il negozio fantasma
A inizio anno, raccontavamo la vicenda di Elena Lugano, il presunto atelier di preziosi che, dopo 18 anni di onorata attività a conduzione famigliare, cessava la propria attività, proponendo una svendita «per liquidare gli ultimi pezzi». Il negozio, in realtà, non esisteva. E i prodotti, come spiegato da una nostra lettrice, non erano oro bensì latta. È il fenomeno del “dropshipping”: vendere prodotti a prezzi molto superiori al loro valore reale e pubblicizzare falsi sconti.

Non un caso isolato
Non si tratta, però, di un caso isolato. Sul sito della Fondazione svizzera per la tutela dei consumatori (Stiftung für Konsumentenschutz)è pubblicata la lista dei negozi già segnalati e ritenuti problematici. Tre riportano “Lugano” nell’indirizzo internet: "Emmalugano.ch", "enchantelugano.ch" e "julianlugano.ch"

Le controversie
Il primo sito risulta associato alla società MG Services, con sede nei Paesi Bassi e iscritta al registro di commercio con il numero 90934962. Per gli altri due non risulta alcun indirizzo valido, elemento che potrebbe configurarsi come una possibile violazione dell’articolo 3 capoverso 1 lettera s della Legge contro la concorrenza sleale (LCSl), che impone obblighi di trasparenza sull’identità del venditore.

La diffida e la denuncia
La stessa fondazione ha appena diffidato e denunciato quattro operatori con sede in Svizzera, nei Paesi Bassi, in Polonia e negli Emirati Arabi Uniti, responsabili di almeno 61 negozi online con domini in diversi Paesi. «La nostra analisi mostra che molti di questi shop non sono siti isolati gestiti da privati, ma fanno parte di una rete di truffatori sempre più organizzata e professionale», spiega Sara Stalder, direttrice dell’associazione.

Modus operandi
I gestori pubblicano anche diverse migliaia di annunci sui social per raggiungere in breve tempo un pubblico il più ampio possibile. Spesso mettono offline i negozi fasulli per poi riattivarli sotto decine di domini in vari Paesi. Molte volte si presentano come aziende locali con una lunga tradizione e utilizzano recensioni false per indurre all’acquisto. In realtà, consegnano merce di bassa qualità proveniente direttamente dalla Cina, oppure non consegnano affatto.

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