Resteranno solo i ricordi: addio al mini ponte tibetano

La struttura è stata smantellata e non verrà ricollocata. Sullo sfondo anche l’ipotesi di un atto vandalico. L’amarezza di Foletti (Mani per il Nepal): «Si poteva salvare»
La struttura è stata smantellata e non verrà ricollocata. Sullo sfondo anche l’ipotesi di un atto vandalico. L’amarezza di Foletti (Mani per il Nepal): «Si poteva salvare»
LUGANO - È rimasta solo la traccia - e il ricordo - del mini ponte tibetano situato nell’area escursionistica di Piazzascia, a Cimadera.
Lo smantellamento del manufatto
Nei giorni scorsi la struttura è stata smantellata. Il legname è stato depositato accanto al grill. Erano rimasti alcuni blocchi di calcestruzzo, rimossi successivamente con l’ausilio di un camion dotato di gru idraulica messo a disposizione da una ditta specializzata. Durante un secondo viaggio è stato depositato anche materiale terroso.
L’operazione è stata compiuta da un gruppo di cinque persone, tra cui il presidente del Patriziato di Cimadera, Edy Campana, e il presidente dell’associazione Mani per il Nepal, Daniele Foletti. Si tratta di un addio definitivo: come confermato dalle parti coinvolte — l’associazione era proprietaria della struttura, mentre il Patriziato ne assumeva la responsabilità in caso di incidenti — il ponte non verrà più ricollocato.
Atto di vandalismo?
A fine aprile avevamo dato conto, in un articolo, della chiusura della struttura da parte del Patriziato a causa di «alcune criticità di sicurezza» e per evitare «qualsiasi tipo di problema o infortunio». A questo proposito, una delle ipotesi al vaglio è che la struttura sia stata danneggiata volontariamente. Il manufatto, lungo 22 metri e composto da 75 pedane in legno, era stato costruito con l’aiuto degli allievi delle scuole di Mezzovico-Vira, insieme al docente Alfredo Moghini.
Foletti: «Poteva essere salvato»
Non nasconde l’amarezza il presidente di Mani per il Nepal: «Oltre alle migliaia di persone che lo hanno attraversato, posso citare anche gli alpinisti Silvio Mondinelli, Sanu Sherpa, Gerlinde Kaltenbrunner, Dawa Sherpa e Neema Sherpa». Per Foletti: «Poteva essere salvato. Inizialmente si voleva rimuoverlo dopo due anni. Poi il ponte era talmente frequentato che abbiamo deciso di lasciarlo così com’era. Arrivavano visitatori anche dalla Svizzera interna: era stato costruito apposta per far percepire il movimento, come un vero ponte sospeso. Ovviamente in totale sicurezza».
Per quanto riguarda la manutenzione, Foletti aggiunge: «Ogni anno ce ne occupavamo: dipingevamo il legno per proteggerlo dall’acqua, controllavamo le cordine e aggiungevamo le bandierine nepalesi, come si vedono sui ponti in montagna. Era anche un simbolo di buon viaggio: chi passava vedeva le sciarpette, portate dal Nepal, le “kata”, e appese come segno di ringraziamento. . L’ultimo intervento è stato effettuato nel maggio del 2025».
«Non più ricollocabile»
Sulla possibilità di un atto vandalico, invece, spiega: «Sono salito a controllare, ma non sono certo un investigatore. Se volessi fare polemica, direi che le cordine sono state tagliate di proposito. Se devo essere onesto, secondo me si sono strappate. Il Patriziato però sostiene di avere dei sospetti e teme che, rimettendole a posto, potrebbero essere danneggiate nuovamente. A mio parere, il problema è che forse manca la volontà di occuparsene davvero: un ponte così andava mantenuto».
Quanto alla possibilità di ricollocarlo altrove, Foletti è categorico: «Per smontarlo abbiamo dovuto tagliare tutte le cordine, i basamenti e ogni elemento strutturale. Ormai il materiale è stato riutilizzato: è diventato legna da griglia».
Il manufatto aveva un valore simbolico ed evocava i ponti sospesi fatti costruire in Nepal dall’associazione dal 2018.
«Grazie al fatto che i bambini dei villaggi più discosti avevano potuto raggiungere le loro scuole con maggiore facilità grazie ai ponti sospesi costruiti, è stato naturale coinvolgere i bambini della quinta elementare di Mezzovico-Vira».
Nelle ore di attività creative manuali gli alunni si sono improvvisati ingegneri, coadiuvati dal loro docente Alfredo Moghini, preparando le pedane in legno, forandole e montando i distanziatori tra una e l’altra. Gli stessi allievi in precedenza avevano già raccolto fondi spontaneamente, dimostrando a loro modo grande sensibilità per i progetti benefici proposti dall’associazione in Nepal».
Nell’estate 2019 il ponte è stato montato nei pressi della capanna Monte Bara, mentre nel corso dell’inverno è stato collocato presso l’Istituto scolastico di Mezzovico-Vira. Successivamente, è stato trasferito nei pressi della capanna Quarnei e, dopo accurata manutenzione, a Cimadera.








