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BELLINZONA

«Dal Municipio promesse non mantenute prima, bugie ora, ho le prove»

Juan Carlos Trujillo ha ammesso gli errori commessi e svelato il futuro: «Il Bellinzona non fallirà. Il Bellinzona vivrà».
TI-Press
«Dal Municipio promesse non mantenute prima, bugie ora, ho le prove»
Juan Carlos Trujillo ha ammesso gli errori commessi e svelato il futuro: «Il Bellinzona non fallirà. Il Bellinzona vivrà».
«Prima di convincermi a investire, a proposito di infrastrutture, Käppeli e i suoi collaboratori mi hanno detto che fino ad allora niente era stato fatto perché con la famiglia Bentancur non c’era un buon rapporto».
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BELLINZONA - Tanta delusione per quello che non è stato e grande timore in vista di un futuro che sembra nerissimo. Sono questi, in coda a una stagione deludente, i sentimenti che animano le genti di Bellinzona. Tifosi ma anche semplici curiosi, perché nella capitale l’ACB è un po’ di tutti. Anche di quelli che raramente frequentano il Comunale. E questi “tutti” hanno ora il dito puntato contro Juan Carlos Trujillo, l’uomo venuto da lontano, l’uomo che ha promesso, l’uomo che non ha mantenuto.

L’uomo che non è riuscito, ma non totalmente per colpa sua. Questo ci ha raccontato proprio il proprietario “uscente” del club, che per cominciare ha voluto in ogni caso tendere una mano alla città che per un anno (scarso) ha ospitato il suo progetto: «Il Bellinzona non fallirà. Il Bellinzona vivrà».

Un’ultima richiesta di fiducia?
«Fiducia è quella che ho avuto io nel Municipio - ha spiegato proprio Trujillo - la mia colpa più grande è stata quella di credere alle favole che ha raccontato Fabio Käppeli. Con il vicesindaco abbiamo fatto riunioni lunghissime, interminabili. Ci ha fatto delle promesse, ci ha parlato di progetti e non li ha mai realizzati. Ho conservato il verbale delle riunioni, ho le prove di quello che dico. La verità deve venire a galla. Nella conferenza stampa di martedì racconterò tutto».

Il Municipio può non aver fatto il suo, la responsabilità dell’ACB è però di chi lo gestisce.
«Che io abbia commesso degli errori è chiaro e per tutto quanto successo mi assumo la completa responsabilità. Quello che voglio si sappia è che non ho agito con cattive intenzioni. E che sono stato tradito. Mi hanno dato delle rassicurazioni per poi non fare nulla. Quando era già chiaro che fossimo in difficoltà, ho ricordato all'Amministrazione che il club era della Città, che non avrebbe dovuto sparire. La risposta? Ci hanno raccontato che ci avrebbero aiutato, che ci avrebbero presentato degli investitori del territorio. Si sono insomma esposti, come avevano fatto all’inizio, quando avevano assicurato ci avrebbero sostenuto. Avrei dovuto capire come sarebbe andata quando, mesi fa, avevano preso tempo dicendoci che un aiuto non era possibile prima di aver ottenuto la minilicenza. Sapete cosa è successo? La minilicenza alla fine è arrivata ma gli aiuti non si sono comunque concretizzati. Quello che hanno fatto, in Municipio, è stato rafforzare il Giubiasco spingendolo, soprattutto fornendo le infrastrutture, a trovare il suo spazio nel calcio d’élite».

L’ACB è un club privato. La Città non è tenuta ad aiutare.
«È vero. È giusto. Ma fare delle promesse e non mantenerle non è stato corretto. Come non è corretto parlare ora raccontando bugie. Stanno dicendo che si stanno impegnando per trovare dei compratori che possano garantire la continuità del club. Vogliono sembrare i salvatori. Voglio che sia chiaro: non stanno facendo nulla. Io ho delle colpe ma non esiste che loro ora vogliano passare come quelli che risolvono la situazione. La verità è che la politica non ha alcuna intenzione di salvare la società. Vi racconto un altro fatto. Prima di convincermi a investire, Käppeli e i suoi collaboratori mi hanno mostrato modelli e video su come avrebbero migliorato le infrastrutture. Mi hanno detto che fino ad allora niente era stato fatto perché con la vecchia proprietà, con la famiglia Bentancur, non c’era un buon rapporto. Bene. Io ho preso il club e sapete cosa è cambiato da allora per l’ACB? Assolutamente nulla. Per farvi capire la mia assoluta buona fede, ho anche detto “Aiutatemi. Se credete che il problema sia io, allora me ne vado. Quello che conta qui è la comunità. Capisco che possiate pensare che non sia la persona giusta, ma la squadra non ha colpe. Non voglio che cessi di esistere”. E badate bene, non racconto frottole: queste parole le ho dette davanti a dei testimoni». 

Il Bellinzona del futuro sarà ancora legato a Bentancur?
«Pablo non aveva creato una società organizzata, strutturata, ma non è cattivo. Mi ha consegnato un’azienda con del potenziale e mi ha avvertito su quello che avrei trovato, su quelle che avrebbero potuto essere determinate situazioni. Avvertimenti che ho preso in considerazione ma che non ho ascoltato. Una cosa spero faccia pensare tutti quelli che amano il Bellinzona: se gli ultimi due proprietari hanno avuto gli stessi problemi e le stesse delusioni con il medesimo interlocutore, qualcosa di vero nelle loro parole e nelle loro rimostranze deve esserci… Per quanto riguarda il club, c’è una persona pronta a rilevarlo, ma non posso ancora dire nulla. A tempo debito saprete. A ogni modo voglio che sia chiaro che per il cambio di proprietà io non ho chiesto nulla. Non guadagnerò nulla. Anzi, ovviamente ci perderò. Quello che mi preme, adesso, vista la situazione, è che la gente sappia quanto è successo. Voglio che sappia che non c’era e non c’è alcuna connessione tra il Municipio e la società. E finché continuerà in questo modo, a Bellinzona non ci sarà speranza per il calcio. Spero che chi arriverà sarà veramente sostenuto dalle istituzioni».

E questo è solo l’antipasto. Martedì saranno servite le portate principali.

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