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SVIZZERA

Da rifugiato a milionario contestato, ora chiede 100 milioni per diffamazione

Dadvan Yousuf ha creato un impero finanziario con le criptovalute. È in guerra contro il colosso dell'editoria svizzera Ringier per presunta diffamazione e richieste di maxi-risarcimento
Tamedia
Da rifugiato a milionario contestato, ora chiede 100 milioni per diffamazione
Dadvan Yousuf ha creato un impero finanziario con le criptovalute. È in guerra contro il colosso dell'editoria svizzera Ringier per presunta diffamazione e richieste di maxi-risarcimento

BERNA - L'ultima volta che abbiamo scritto di Dadvan Yousuf era quattro anni fa, quando la Finma (Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari) - ovvero l'ente statale responsabile della regolamentazione e sorveglianza del sistema finanziario - aveva deciso di controllare un po' più attentamente gli affari del cripto milionario.
Dadvan Yousuf all'epoca aveva 21 anni ed era nell'occhio del ciclone in quanto la sua fondazione Dohrnii Stiftung avrebbe svolto un’attività illecita nella vendita di criptovalute. Yousuf, arrivato in Svizzera come rifugiato dal Kurdistan iracheno all'età di tre anni, ha sempre dichiarato che investendo in criptovalute è diventato milionario già da adolescente.

In questi anni, oltre Gottardo, i media si sono occupati di lui ripetutamente. Il ragazzo, oggi 25enne, ha avviato un’azione legale contro il gruppo mediatico Ringier in seguito a un articolo pubblicato dal «SonntagsBlick» il 19 aprile 2026. Il servizio riguardava un’indagine penale condotta dalla Procura di Berna da circa tre anni, relativa a presunti casi di truffa professionale legati al lancio della piattaforma Dohrnii e della sua criptovaluta.

L’articolo descriveva il caso come un «maxi-procedimento con 800 coinvolti» e riportava le parole di un portavoce della Procura, secondo cui vi sarebbero «più di 800 possibili danneggiati» e indagini «estremamente complesse».

Yousuf ha denunciato l’autore del pezzo per lesione dell’onore, chiedendo una condanna per diffamazione o calunnia. Parallelamente ha promosso un’azione civile contro Ringier, il giornalista e un social media manager che avrebbe diffuso i contenuti su TikTok. Nella causa, depositata presso il giudice di pace di Zofingen (AG), sede del gruppo editoriale, chiede il riconoscimento di una violazione della personalità e la rimozione dell’articolo da tutti i canali. Si riserva inoltre di chiedere risarcimenti, indennizzi e la restituzione degli utili. A rappresentarlo è l’avvocato specializzato in diritto dei media Andreas Meili.

Il nodo dei numeri
Al centro della controversia vi è la stima dei presunti danneggiati. Secondo Yousuf, la cifra di oltre 800 persone sarebbe eccessiva: finora si sarebbe costituita come parte civile una sola persona. Ringier respinge le accuse e sottolinea che «la copertura contestata si basa su informazioni ufficiali delle autorità».

La Procura di Berna conferma il dato di oltre 800 possibili danneggiati, spiegando che deriva da un’analisi della blockchain, il registro pubblico delle transazioni della criptovaluta Dohrnii. La difesa di Yousuf contesta però che dal numero di indirizzi cripto, spesso anonimi, si possa dedurre il numero effettivo dei danneggiati. Inoltre richiama il principio della presunzione di innocenza, sostenendo che i «più di 800 possibili danneggiati» indicati dalla Procura siano stati trasformati nella copertura mediatica in «800 coinvolti» o «oltre 800 danneggiati».

Richiesta milionaria
All’inizio di maggio 2026 Yousuf ha presentato una richiesta esecutiva all’ufficio esecuzioni di Zofingen, chiedendo 100 milioni di franchi. La somma è motivata, oltre che da risarcimenti e indennizzi, anche da presunti danni alla reputazione e al credito. Nel documento si fa riferimento anche a procedimenti civili, penali e in materia di diritto dei media, a livello nazionale e internazionale, contro Ringier. L’entità della richiesta appare come uno strumento di pressione.

Interpellato sui criteri di calcolo, Yousuf non ha fornito dettagli. In una dichiarazione ha affermato che il token Dohrnii è scambiato sulla piattaforma Coin-Market-Cap: «Ogni ulteriore diffusione di affermazioni false o diffamatorie danneggia non solo me personalmente, ma potenzialmente anche un gran numero di persone».

Dalla notorietà alle indagini
Yousuf era diventato noto al grande pubblico grazie a un ampio ritratto pubblicato dalla NZZ, che raccontava la sua ascesa da bambino rifugiato a multimilionario grazie agli investimenti in criptovalute. In seguito, altri media hanno messo in dubbio questa narrazione, evidenziando incongruenze.

L’autorità di vigilanza sui mercati finanziari ha avviato un procedimento contro la fondazione di Yousuf, vietandogli nel 2023 di gestire una piattaforma con una propria valuta. Parallelamente sono state aperte indagini penali. Secondo una decisione del Tribunale penale federale del dicembre 2022, gli inquirenti sospettano che Yousuf abbia promosso la vendita della criptovaluta senza l’intenzione di realizzare il progetto. Accuse che l’imprenditore ha sempre respinto, sostenendo di aver perseguito seriamente l’iniziativa. Nel frattempo Yousuf ha lasciato la Svizzera e indica Dubai come luogo di residenza. Recentemente è emerso che ha ottenuto la cittadinanza onoraria dello Stato insulare di Nauru, dove ricopre il ruolo di commissario commerciale.

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