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KAJ KLUE

A proposito dei 10 milioni…

Kaj Klaue, CC Savosa e delegato al comitato Verdi.ch
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A proposito dei 10 milioni…
Kaj Klaue, CC Savosa e delegato al comitato Verdi.ch

In Svizzera si può avere la sensazione di vivere in uno spazio sempre più ristretto. Le dimensioni del Paese, infatti, restano immutate, mentre la popolazione continua a crescere rapidamente: dai 6 milioni di abitanti del 1960 siamo arrivati agli attuali 9 milioni. Adattarsi a un’evoluzione di questa portata non è semplice, per evidenti ragioni legate alle infrastrutture, all’ambiente e, più in generale, alla qualità della vita. In uno Stato democratico è fondamentale che i cittadini – che nel nostro sistema sono anche i decisori politici – siano informati in modo razionale e obiettivo su questa realtà. L’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni» si propone di ridurre l’immigrazione.

Curiosamente, il testo dell’iniziativa si concentra innanzitutto sulle migrazioni legate all’asilo e sulle persone perseguitate, facendo riferimento al Patto globale delle Nazioni Unite sulla migrazione del 2018. Eppure questo accordo non è in alcun modo vincolante. Vi si afferma infatti che esso «riconosce il diritto sovrano di ogni Stato di controllare liberamente l’immigrazione sul proprio territorio» e sottolinea la necessità di coordinare le politiche migratorie con le esigenze dei mercati del lavoro locali. La sovranità nazionale degli Stati in materia migratoria è dunque esplicitamente riaffermata.

L’iniziativa concentra poi la propria attenzione sull’immigrazione proveniente dall’Unione Europea, trascurando però completamente un aspetto fondamentale: la fiscalità. La Svizzera applica infatti una delle imposizioni fiscali sulle imprese più basse d’Europa. Un’analisi dettagliata a livello intercantonale mostra che il Canton Berna, che presenta l’aliquota fiscale più elevata del Paese per le imprese, si colloca appena nella media europea. In tutta Europa, soltanto Irlanda, Bulgaria, Ungheria e Cipro applicano aliquote inferiori alla media dei cantoni svizzeri.

Se davvero vogliamo limitare l’immigrazione in Svizzera, dovremmo allora intervenire sulla fiscalità delle imprese, aumentandola e adattandola al contesto europeo. Le nostre aliquote molto basse attirano infatti aziende straniere e, con esse, un numero crescente di lavoratori. In questo modo, il nostro sistema fiscale finisce indirettamente per sovvenzionare queste imprese, mentre i costi collettivi generati dall’aumento della popolazione – trasporti, scuole, ospedali e infrastrutture pubbliche – ricadono sull’intera comunità.

L’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti» appare quindi poco efficace: la migrazione legata all’asilo è già sotto controllo e il testo ignora le principali cause dell’immigrazione europea. Inoltre, rischia di indebolire la nostra economia d’esportazione. Sentirsi a disagio di fronte ai cambiamenti che attraversano la Svizzera è comprensibile. Tuttavia, prima di diffondere idee semplicistiche o irrazionali, è necessario comprenderne davvero le cause.

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