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Lorenzo Onderka

Svizzera da 10 milioni: in Ticino le parole non bastano più

Lorenzo Onderka, sostenitore di Avanti con Ticino&Lavoro
Lorenzo Onderka
Svizzera da 10 milioni: in Ticino le parole non bastano più
Lorenzo Onderka, sostenitore di Avanti con Ticino&Lavoro

In questi giorni anche in Ticino sono comparsi i volantini contro l’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni», sostenuti da figure politiche ed economiche di primo piano del nostro Cantone e delle regioni a sud delle Alpi. Persone che conoscono molto bene la realtà ticinese, il frontalierato, la pressione salariale e le difficoltà vissute da molte famiglie residenti.

Ed è proprio qui che nasce il problema.

La campagna si concentra quasi esclusivamente sui rischi dell’iniziativa: carenza di personale, difficoltà per le PMI, problemi nella sanità, nei servizi pubblici e nell’assistenza. Argomenti legittimi, in parte anche condivisibili. Nessuno nega che molti settori della nostra economia dipendano oggi concretamente dalla manodopera estera.

Ma manca completamente l’altra metà del discorso.

Da anni il Ticino vive una situazione strutturale difficile. Salari inferiori rispetto al resto della Svizzera, potere d’acquisto in erosione, crescente precarizzazione, difficoltà per molti giovani qualificati, denatalità e partenza di residenti verso altri cantoni sono realtà che una parte importante della popolazione vive quotidianamente.

Ed è proprio per questo che molti cittadini si pongono una domanda semplice: cosa viene offerto in cambio?

Perché non basta più chiedere alla popolazione di votare contro qualcosa “per senso di responsabilità”, senza dimostrare la stessa responsabilità nel proporre soluzioni concrete per migliorare le condizioni di vita dei residenti.

Questo è l’errore che politica ed economia continuano a ripetere da anni. Le parole non bastano più. Servono fatti, misure concrete e segnali chiari che dimostrino la volontà di difendere anche la qualità di vita di chi vive e lavora in Ticino.

Altrimenti bisogna iniziare a convivere con una realtà che forse molti fanno ancora fatica ad accettare: una parte crescente della popolazione, preoccupata per gli effetti della libera circolazione e per i nuovi accordi con l’Unione europea, inizia a vedere in iniziative di questo tipo uno degli ultimi strumenti rimasti per cercare di frenare il progressivo sgretolamento della propria sicurezza economica e sociale.

Se volete davvero convincere la popolazione, allora la domanda è semplice: cosa intendete fare concretamente per il Ticino e per i suoi residenti?

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