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ISMAEL CAMOZZI

L'Esercito mente: perché il servizio civile non è il suo problema

Ismael Camozzi, Coordinatore SISA
Ismael Camozzi
Fonte Ismael Camozzi
L'Esercito mente: perché il servizio civile non è il suo problema
Ismael Camozzi, Coordinatore SISA

L'esercito, in crisi di attrattività — questione che appare peraltro fuorviante dal momento che, secondo le cifre rilasciate da Berna il 1° marzo 2025, l'esercito conta 146'700 militari incorporati — dovrebbe farsi un esame di coscienza. Dato che attribuire la responsabilità dei suoi problemi al Servizio Civile non solo rappresenta malafede o – per usare un eufemismo – un errore di analisi, ma costituisce una menzogna. Infatti, i dati parlano chiaro: tra i trentenni di una classe di leva solamente il 14% risulta legato al servizio civile. Il restante si distribuisce nella seguente maniera: il 13% è incorporato nella protezione civile, il 35% sono ancora militari, mentre, infine, il 37% non presta più servizio per motivi medici. Per cui, nella logica di rendere maggiormente attrattivo l’esercito, appare insensato accanirsi sul servizio civile.

Ma la realtà dei fatti è ben diversa e l'esercito non vuole ammetterla, poiché ad esso l'arbitraria e illegale tassa di esenzione, condannata due volte dalla Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), rispettivamente nel 2009 e nel 2021, è allettante. Infatti, l'esercito, grazie alla tassa di esenzione, ruba ogni anno circa 167 milioni a quei giovani che, per ragioni fisiche o psichiche, non possono prestare servizio. Ecco la duplice contraddizione dell'esercito, nuda alla luce della verità: in primo luogo, quest'ultimo imputa, in maniera pretestuosa, la responsabilità della propria crisi di attrattività al Servizio Civile che però, come si evince dai dati, vi incide solo minimamente; in secondo luogo, nasconde sotto il tappeto la vera causa, ovverosia l'alto tasso di inabili al servizio che gli fanno gola, poiché sono costretti a pagare l'illegittima tassa sotto la copertura del Tribunale Federale che non ha abbastanza spina dorsale per emettere una sentenza che ne sancisca l'abolizione.

Le vere ragioni del tentativo di smantellare il diritto all'obiezione di coscienza appaiono incomprensibili, se non si analizza il processo di militarizzazione e la corsa al riarmo che sta avvenendo sotto i dettami dell'UE – che ha approvato un massiccio pacchetto di riarmo pari a 800 miliardi – e della NATO, la quale pretende che i suoi vassalli investano il 5% del proprio PIL nell'industria bellica. La Svizzera non è però immune a tale processo. È dunque chiaro che lo smantellamento del Servizio Civile è un punto del piano elvetico di adeguarsi alla militarizzazione dell'Europa. Urge pertanto riconoscere che il riarmo non si configura come un fenomeno neutro né meramente tecnico-militare: esso risponde a precisi interessi di classe e a una collocazione internazionale inequivocabile.

Perciò, la scelta di una parte della borghesia svizzera di procedere a un'ostentata collocazione atlantista e, simultaneamente, a un maggiore attivismo militare della Confederazione – attraverso il riarmo, l'allentamento alla legge sull'esportazione di materiale bellico, la coscrizione femminile e le missioni all'estero – provoca trasformazioni importanti sull'economia nazionale e sugli stessi equilibri di potere interni al Paese. La militarizzazione svizzera, con armi americane, appare così come un disperato tentativo delle élite atlantiste di mantenere i propri profitti scaricando i costi sui lavoratori. L'aumento del budget dell'esercito avviene infatti sulle spalle del servizio pubblico che subirà, nelle misure previste dal preventivo federale 2026, tagli pari a 2,36 miliardi; a ciò si aggiunge la proposta di finanziare l'esercito attraverso l'aumento dello 0,8% dell'IVA: una tassa antisociale che colpisce le fasce popolari.

Pertanto, con l'acuirsi della situazione internazionale che vede accendersi nuovi conflitti ogni giorno e l'aumento della repressione nei confronti dei movimenti studenteschi che in Europa stanno combattendo contro il riarmo e il ripristino della coscrizione obbligatoria, votare NO il 14 giugno alla riforma del Servizio Civile non servirà solo a difendere un'alternativa utile alla collettività, ma sarà un vero e proprio atto di resistenza alla guerra.

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