Per non spegnere i sogni di due ragazzi

Maurizio Canetta, deputato PS
Hanno separato la famiglia Pokerce. Alle sette e venti del mattino gli agenti si sono presentati a casa dei Pokerce, famiglia curda che viveva a Riazzino, e hanno prelevato i genitori. Poi sono andati alla scuola speciale frequentata dal fratello minore.
I tre sono stati condotti a Cadenazzo, dove è stata intimata loro l’espulsione dalla Svizzera, in ottemperanza alle decisioni della SEM, che ha negato loro l’asilo. Dopo aver sequestrato loro i telefonini, li hanno imbarcati su un volo per Istanbul, scortandoli fino in Turchia.
La famiglia Pokerce è curda, il padre ha aperto un procedimento perché ha ripreso una vignetta satirica sul presidente a Erdogan. Non hanno casa né parenti a Istanbul, parte della famiglia abita a Dyarbakir. Le autorità svizzere danno fiducia a quelle turche che dicono che i curdi non sono perseguitati. Un falso clamoroso, visto che la comunità curda è da sempre discriminata. Ma per la Svizzera il governo turco è addirittura moderato e la giustizia affidabile.
Se guardiamo alla vicenda del sindaco di Istanbul Imamoglu, possibile avversario sul piano nazionale di Erdogan, arrestato e in carcere con accuse pretestuose, non possiamo stare molto tranquilli. In Ticino restano Zelal e Yekta, ragazzi di poco più di vent’anni. Il loro procedimento è separato da quello dei genitori e del fratellino (affetto da disturbi dello spettro autistico). Andavano a scuola (CSIA, Zelal) e al lavoro (apprendistato di elettricista, Yekta).
Poi le autorità hanno bloccato tutto, imponendo loro di restare a casa senza poter fare nulla, visto che per loro c’è una prima decisione negativa sulla richiesta d’asilo. Fa parte della strategia della politica d’asilo svizzera: tenere le persone distanti dalle comunità per evitare legami troppo stretti e nascita di solidarietà. Che nel caso di Zelal e Yekta si è manifestata fragorosamente: una petizione con più di 1700 firme, una lettera di un gruppo di parlamentari di quasi tutti i partiti, un appello della scuola di Zelal. Niente da fare: dura lex, sed lex.
Il governo, o meglio la sua maggioranza, non cede. L’ultimo lumicino di speranza per Zelal e Yekta è affidato alla domanda per un permesso di rigore, atto che è nel margine di manovra del Consiglio di Stato e che è attualmente in valutazione. Sarebbe un gesto di umanità perché ragazzi già fortemente provati dalla vita e che hanno voglia di vivere e imparare in questo paese non vedano i propri sogni bruscamente cancellati. Io ci conto e continuerò a stare vicino a questi due ragazzi: Zelal e Yekta non possono essere due pratiche archiviate nel freddo rispetto di regole a volte crudeli.



