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Luca Frasa

Cure a domicilio: chi ha lavorato una vita non può essere penalizzato

Luca Frasa - Lega dei Ticinesi, Municipale di Quinto
TiPress (foto emblematica)
Fonte Luca Frasa
Cure a domicilio: chi ha lavorato una vita non può essere penalizzato
Luca Frasa - Lega dei Ticinesi, Municipale di Quinto

QUINTO - In Ticino c’è una generazione che ha costruito il nostro benessere con lavoro, sacrifici e senso del dovere. Donne e uomini che hanno versato contributi, pagato imposte, risparmiato con prudenza e spesso rinunciato a qualcosa per garantirsi una vecchiaia dignitosa.

Eppure oggi, arrivati alla pensione, molti rischiano di trovarsi davanti a una realtà difficile da accettare: dover erodere quanto accumulato in una vita per far fronte ai costi delle cure a domicilio.

Le cure a domicilio non sono un lusso. Sono un servizio essenziale. Permettono alle persone anziane o fragili di restare nella propria casa, nel proprio ambiente, vicino ai propri affetti. Come ricordato anche nel dibattito politico cantonale, esse riducono i ricoveri e alleggeriscono il sistema sanitario nel suo complesso.Proprio per questo il tema non può essere trattato solo come una questione contabile.

È vero: la sostenibilità finanziaria del sistema sanitario è un problema reale. I costi aumentano, i premi di cassa malati pesano sempre di più e anche le istituzioni devono assumersi la responsabilità di gestire bene le risorse pubbliche. Nel dibattito è stato infatti sostenuto che una partecipazione ai costi possa essere vista come misura di responsabilità ed equità, soprattutto quando esistono strumenti di sostegno specifici.

Ma il punto centrale è un altro: come viene applicata questa partecipazione?Perché una cosa è chiedere un contributo ragionevole. Un’altra è creare un sistema che rischia di colpire proprio chi ha sempre fatto il proprio dovere: la fascia media, i pensionati che non sono abbastanza poveri da ricevere aiuti completi, ma nemmeno abbastanza benestanti da affrontare senza problemi spese ricorrenti per l’assistenza.

È qui che nasce il paradosso. Chi ha risparmiato una vita può ritrovarsi penalizzato. Chi ha messo da parte qualcosa con sacrificio rischia di dover consumare progressivamente il proprio patrimonio per coprire bisogni che non sono una scelta, ma una necessità. E allora la domanda diventa politica, ma anche morale: è giusto che una persona, dopo una vita di lavoro, debba avere paura di invecchiare perché curarsi significa consumare ciò che ha costruito?

Il tema delle cure a domicilio va quindi affrontato con serietà, dati e buon senso. È corretto valutare gli effetti reali delle misure prima di trarre conclusioni definitive. Ma è altrettanto necessario evitare che il principio della partecipazione ai costi si trasformi in una penalizzazione per chi ha lavorato, risparmiato e contribuito alla collettività. Una società si misura anche da come tratta i suoi anziani.

Le cure a domicilio devono restare uno strumento di dignità, non diventare una fonte di preoccupazione economica. Devono permettere alle persone di rimanere a casa, non costringerle a fare calcoli dolorosi tra assistenza, risparmi e futuro della propria famiglia.La sostenibilità è importante. Ma lo è anche l’equità. Perché chi ha lavorato una vita non dovrebbe arrivare alla pensione con la sensazione di essere punito per aver fatto sacrifici.

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