1° Maggio: la sfilata dei soliti "rossi" contro la realtà

Massimiliano Robbiani, Lega dei Ticinesi
Il primo maggio è diventato ormai una passerella ad uso e consumo dei socialisti e dei loro soldatini, un’occasione per imporre le proprie visioni ideologiche dimenticando il vero significato della Festa del Lavoro. Per la sinistra, il corteo è diventato il palcoscenico ideale per scagliarsi contro l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”, confermando una distanza abissale dalla realtà dei cittadini.
La strategia dei "rossi" è chiara: spalancare le porte a chiunque. A loro non importa se chi entra lavorerà davvero, se si farà mantenere o se finirà per scalzare i nostri lavoratori residenti dal mercato; l’unico obiettivo è incassare gabelle sociali per foraggiare il sistema e riempirsi la pancia con l’assistenzialismo di Stato.
Non è difficile capire che il mondo del lavoro svizzero è già al limite. Continuare con la politica delle porte aperte non può che peggiorare le cose, portando inevitabilmente a un aumento della disoccupazione locale e a un’esplosione dei costi sociali a carico di chi le tasse le paga per davvero. In piazza, tra le bandiere rosse, troppi preferiscono farsi mantenere da una Svizzera vista come un distributore automatico di benessere, a disposizione di chi cerca la "bella vita" senza dare nulla in cambio.
Bisogna tornare ai valori veri: il benessere si conquista con il lavoro, con un’integrazione reale e non di comodo, e con il rispetto della nostra identità. Valori che la sinistra ignora sistematicamente. Dunque sì: 10 milioni bastano e avanzano. Anzi, per la sostenibilità del nostro territorio e dei nostri posti di lavoro, siamo già ben oltre il limite.



