Applicazione 10%: che mangino le brioche

Marco D’Erchie, membro direzione Partito Socialista
C’è qualcosa di profondamente ingiusto nel vedere una volontà popolare chiara, netta, democratica, venir rallentata, diluita, rimessa in discussione nei corridoi del potere.
L’iniziativa del 10%, approvata dai ticinesi, non era uno slogan elettorale. Era un grido di fatica. Il grido di famiglie che ogni mese devono scegliere cosa pagare prima: la cassa malati, l’affitto, la spesa o i figli. Eppure oggi, invece di applicarla rapidamente e integralmente, si parla di rinvii, attuazioni a tappe, “spacchettamenti” parlamentari e giochi tattici. Come se il problema fosse teorico. Come se chi vive con l’ansia della fattura della cassa malati potesse aspettare ancora anni. L’iniziativa era semplice nel suo principio: nessuno dovrebbe spendere più del 10% del proprio reddito disponibile per i premi di cassa malati. Un principio di dignità sociale, prima ancora che economica. Una misura pensata per il ceto medio, per le persone che lavorano, per chi oggi resta schiacciato tra salari stagnanti e premi esplosi.
E il finanziamento? Gli iniziativisti lo avevano spiegato nero su bianco durante la campagna.
Non attraverso tagli ai servizi pubblici o nuove stangate indiscriminate, ma tramite una redistribuzione più equa del carico fiscale. Il piano prevedeva l’adeguamento delle stime immobiliari ormai ferme da anni, una revisione dell’imposizione sulla sostanza e un aumento del moltiplicatore cantonale concentrato sui redditi molto elevati e sui grandi patrimoni. In altre parole: far contribuire di più chi ha di più, per permettere alla maggioranza della popolazione di respirare. Persino gli utili straordinari della Banca nazionale svizzera sono stati indicati come possibile leva immediata per accelerarne l’applicazione.
Ancora più grave è l’idea di spacchettare le due iniziative sulle casse malati. Separarle significa tradire il messaggio uscito dalle urne. Il popolo ha votato un doppio sì, chiedendo una risposta complessiva e immediata all’esplosione dei premi. Smontare oggi quel mandato pezzo per pezzo significa svuotarlo politicamente.
“Il popolo non ha pane? Che mangi brioche.” Una frase attribuita a Maria Antonietta e diventata simbolo dell’arroganza di chi governa senza vedere la sofferenza reale delle persone. Oggi il rischio è lo stesso: chiedere ancora pazienza a chi non arriva alla fine del mese, a chi rinuncia alle cure, a chi vive ogni aumento dei premi come una condanna. Ma la dignità non può aspettare. La volontà popolare va rispettata. E va applicata subito.



