Chi paga per chi non paga?

Elio Del Biaggio – www.delbiaggio.ch - ingegnere e consulente, comunicatore e autore sui temi di leadership, società e cambiamento, attento e sensibile al territorio e ai ticinesi
C’è una domanda che, prima o poi, torna sempre più spesso nel dibattito pubblico del nostro Paese, anche se viene formulata solo a mezza voce: chi sostiene davvero il peso di un sistema che, per sua natura, è aperto, solidale e inclusivo? E fino a che punto questo equilibrio può dirsi sostenibile quando una parte contribuisce pienamente, mentre un’altra beneficia senza un apporto equivalente o addirittura senza aver mai realmente contribuito?
La forza della Svizzera è sempre stata la capacità di costruire un patto sociale solido: chi lavora, chi produce, chi paga imposte e contributi finanzia servizi di qualità che vanno dalla sanità alla formazione, dalle infrastrutture alla sicurezza. Si tratta di un modello che ha assicurato a lungo stabilità, prosperità e coesione, ma che oggi inizia a mostrare i propri limiti. Ed è proprio la sua efficacia che lo rende attrattivo, nel bene e nel male, esponendolo a pressioni sempre più forti, soprattutto dall’esterno.
Il punto non è negare la solidarietà: nessuna società moderna può davvero funzionare senza un principio ridistributivo, purché giustificabile, condivisibile e comprensibile. La questione centrale, piuttosto, è l’equilibrio: cosa accade quando il rapporto tra contributi e benefici si sbilancia? Quando una parte della popolazione percepisce di sostenere in modo crescente costi che non sono sempre proporzionati al proprio ritorno, mentre si diffonde la sensazione che il sistema venga sfruttato da chi non vi ha mai realmente partecipato?
Esistono infatti situazioni in cui si accede alle prestazioni pubbliche senza un reale percorso contributivo, o con un apporto minimo rispetto ai benefici ottenuti: tuttavia, un limite deve pur esserci.
Questo alimenta, nella percezione di molti cittadini contribuenti, l’idea di un disequilibrio tra chi sostiene stabilmente il sistema e chi ne usufruisce senza un percorso di reciprocità nel tempo. È una dinamica che, se non gestita e governata con attenzione, rischia di erodere il senso stesso di equità su cui si fonda il patto sociale elvetico.
È una questione che attraversa più ambiti. Nella sanità, dove l’aumento dei premi pesa sempre di più sulle famiglie e sulla classe media. Nell’alloggio, dove la domanda crescente mette sotto pressione il mercato e le politiche pubbliche. Nella formazione, dove l’accesso è aperto ma i costi complessivi del sistema devono comunque essere coperti. E nelle infrastrutture, che richiedono investimenti continui e importanti, sostenuti da chi contribuisce regolarmente attraverso imposte e tasse.
Il rischio, se non si affronta seriamente il tema della responsabilità, dei limiti e della proporzionalità, è quello di logorare la fiducia nel sistema stesso. E la fiducia è il vero capitale invisibile su cui si regge tutto il modello svizzero: senza di essa, anche il sistema più efficiente inizia a incrinarsi.
Non si tratta di contrapporre categorie di persone, né di semplificare una realtà che è inevitabilmente complessa, ma di porre una questione di equità sostanziale: chi beneficia
dei servizi pubblici contribuisce in modo adeguato? E il sistema è in grado di distinguere con sufficiente precisione tra chi è in difficoltà e va sostenuto, e chi invece si colloca stabilmente in una zona di vantaggio senza reciprocità?
La sostenibilità, in fondo, non è solo economica, ma anche sociale e culturale. Richiede regole chiare, applicate con coerenza, la definizione di confini chiari e una politica capace di affrontare i temi sensibili senza rifugiarsi in formule vaghe ed ideologiche o in una solidarietà indistinta che, alla lunga, rischia di diventare ingiusta – se non lo è già - proprio verso chi la finanzia.
Perché se è vero che una società si giudica da come tratta i più fragili, è altrettanto vero che si indebolisce quando dimentica il valore di chi la sostiene ogni giorno, con lavoro, sacrifici, imposte, tasse e responsabilità.



