L’incoerenza de I Verdi: denunciano gli effetti ma difendono le cause

Piero Marchesi, presidente UDC e consigliere nazionale
I Verdi mi accusano di “ipocrisia” e “demagogia”. Detto da chi per anni ha sostenuto politiche che hanno spalancato le frontiere, favorito la crescita incontrollata della popolazione e trasformato il Ticino nel paradiso del traffico, del dumping salariale e della sostituzione dei residenti nel mondo del lavoro… bisogna avere davvero parecchia fantasia.
La cosa quasi tenera è che Marco Noi, che lancia questa invettiva nei miei confronti, sembra aver appena scoperto i problemi che l’UDC denuncia da vent’anni. Alla buona ora!
Perché il punto è proprio questo: i Verdi, che ormai oltre ad aver esaurito i temi sembrano aver perso il contatto con la realtà quotidiana dei cittadini, descrivono quotidianamente gli effetti devastanti dell’immigrazione incontrollata… ma si rifiutano fanaticamente di ammetterne la causa.
Più popolazione.
Più frontalieri.
Più pressione su salari e alloggi.
Più traffico.
Più cemento.
Esattamente ciò che l’iniziativa per la sostenibilità “No a una Svizzera da 10 milioni” vuole affrontare.
Ma guai a dirlo. Per i Verdi il problema non è mai l’immigrazione di massa: è sempre colpa delle aziende, delle auto, delle strade, dei contribuenti o della “destra neoliberista”. Manca solo che diano la colpa alle mucche. Ah no, su quello sono già arrivati puntuali: per i Verdi, evidentemente, è più facile mettere sotto accusa una mucca al pascolo che ammettere gli effetti, anche ambientali, dell’immigrazione di massa.
Poi arriva la perla sugli sgravi fiscali. Qui siamo tra la propaganda e la comicità involontaria.
Invito sinceramente Marco Noi e compagni — anzi, forse sarebbe meglio dire “kompagni” — a rileggersi i dati fiscali reali, non i volantini ideologici preparati nelle assemblee eco-socialiste. Perché il gettito fiscale cantonale negli anni è continuato a crescere, malgrado alcuni moderati adeguamenti fiscali sempre a favore dei contribuenti, quelli che loro vorrebbero spremere come limoni.
Ma evidentemente ai Verdi sfugge un concetto semplice: quando un Cantone prova ad essere attrattivo, l’economia cresce, le aziende investono e il gettito aumenta. Lo sa anche quello che mena il gesso.
E sentirli parlare di posti di lavoro fa sorridere ancora di più. Perché se dipendesse dai Verdi, il Ticino avrebbe come piano economico qualche pista ciclabile, due orti urbani e un festival vegano sovvenzionato con i soldi dei contribuenti, dove gli organizzatori indossano la maglietta arcobaleno e discutono di ecoansia.
La verità è molto più semplice e molto più scomoda per loro:
il Ticino sta soffrendo, in particolare, proprio perché la Svizzera ha superato i limiti sostenibili di crescita demografica. 1,9 milioni di persone in più in 25 anni è un’esagerazione che ormai i cittadini hanno ben sotto gli occhi.
In Ticino questo disastro legato alla libera circolazione obbliga ormai oltre 800 giovani ticinesi a scappare oltralpe per cercare un lavoro. Questi giovani fanno famiglia fuori Cantone, da noi le scuole chiudono e il Ticino invecchia. Ma per i Verdi, evidentemente, anche in questo caso sarà colpa di tutti… tranne che dell’eccessiva immigrazione.
Ed è esattamente per questo che serve votare SÌ all’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”.
Noi dell’UDC almeno abbiamo il coraggio di dire chiaramente ciò che tanti cittadini pensano:
non si può continuare a importare centinaia di migliaia di persone ogni anno facendo finta che territorio, infrastrutture, salari e qualità di vita siano infiniti.
I Verdi invece fanno ciò che riesce loro meglio:
piangere sugli effetti mentre difendono fanaticamente le cause che li producono.
E poi vengono a dare lezioni agli altri sull’“ipocrisia”.
Davvero straordinario.



