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L'OSPITE
28.05.2021 - 11:500

Non esistono pane e vino naturali

Fabio Regazzi, consigliere nazionale PPD

LOCARNO - Come scrisse il politico della sinistra francese dell’800 Jean Jaurès, non esistono il pane e il vino naturali: sono fantastiche creazioni dell’ingegno umano. L’agricoltura è dunque artificiale, ma questa artificialità porta a enormi benefici. I nostri antenati millenni fa hanno selezionato i frumenti migliori per nutrirsi. L’uomo osserva la natura e ne potenzia gli effetti, in questo caso a fin di bene, per garantire la sicurezza alimentare. Se tutta la terra applicasse l’agricoltura biologica saremo morti quasi tutti di malattie e di fame, perché il bio raggiunge produzioni di molto inferiori a prezzi elevati, a volte persino del doppio, di quelle offerte dall’agricoltura convenzionale.

Le due iniziative popolari denominate “Per una Svizzera senza pesticidi”, che vieta l’impiego di pesticidi sintetici, e l’altra “Per l’acqua potabile pulita e cibo sano”, che priva del sostegno finanziario gli agricoltori che utilizzano prodotti fitosanitari sintetici o naturali, non sembrano scindere l’utopia estrema che impone la rinuncia ai pesticidi, dalla realtà pratica in cui il loro impiego controllato e in diminuzione sono necessari per assicurare l’approvvigionamento agricolo del nostro Paese.

Se esiste una domanda da parte dei consumatori, è corretto che il biologico la soddisfi. Non trovo invece corretto che chi fa biologico, per farsi promozione, accusi gli altri agricoltori di essere inquinatori e avvelenatori, in quanto questo è semplicemente falso. Perché così facendo nega gli enormi meriti che l’agricoltura convenzionale ha nel garantire sicurezza alimentare a livelli mai raggiunti in passato. Ooggi solo l’11% della popolazione mondiale è al di sotto della soglia di sicurezza alimentare, contro il 35% nel 1970 e quasi il 50% nel 1945. Ma nega anche i continui sforzi impiegati dalla politica agricola svizzera nel ridurre l’impatto ambientale.

Non trovo inoltre corretto che l’agricoltura biologica si proponga come soluzione al problema agricolo del nostro Paese quando è ancor più lontana dell’agricoltura convenzionale nel soddisfare la crescente domanda interna di cibo e anzi richiederebbe grandi risorse aggiuntive per farlo, non da ultimo importando prodotti agricoli dall’estero, proprio i medesimi beni per i quali sono stati utilizzati gli stessi pesticidi che vuole vietare in Svizzera. Al riguardo mi meraviglia il fatto che Pro Natura, Greenpace, I Verdi… che a parole dicono di voler difendere l’ambiente, non si pongano in alcun modo questo problema.

Già oggi la Svizzera è tra i paesi che dipendono maggiormente dall’estero per sopperire alle proprie necessità di prodotti agricoli. Dal 2000 al 2019 il valore delle importazioni è aumentato del 50%. Andare verso il biologico rafforzerà sempre di più tale dipendenza. Non da ultimo, se importiamo la maggior parte della produzione agricola, che fine fa la tipicità? La polenta con farina di mais americana o cinese sarà ancora definibile “prodotto tipico ticinese”?

Per tutte queste ragioni raccomando di respingere le due iniziative “per una Svizzera senza pesticidi sintetici” e “per acqua potabile pulita e cibo sano”.

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