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Svizzeri detenuti in Israele in volo verso casa. C'è anche Anek

Il viaggio di rientro prevede assistenza consolare a Istanbul per chi ne avesse bisogno. Restano incerte le condizioni di salute degli attivisti.
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Svizzeri detenuti in Israele in volo verso casa. C'è anche Anek
Il viaggio di rientro prevede assistenza consolare a Istanbul per chi ne avesse bisogno. Restano incerte le condizioni di salute degli attivisti.

LUGANO - Buone notizie sugli svizzeri arrestati dai militari dell'IDF e detenuti in Israele. Secondo quanto si apprende da una fonte della Global Sumud Flotilla Svizzera, la Turchia sta organizzando il rimpatrio degli attivisti svizzeri detenuti.

Tra questi compare anche il nome del videomaker ticinese fermato a bordo della "Zio Faster" tre giorni fa, a circa 250 miglia nautiche da Gaza (circa 463 km), in acque internazionali.

Con un volo charter della Turkish Airlines, in partenza dall’aeroporto di Ramon e diretto a Istanbul, viaggeranno - insieme agli altri partecipanti della flottiglia - Sibel Dugan, Rahim Mercan, Marie Ida Morard, Nathan Hausheer, Anek Liam Speranza, Anne Rochat, Colin Paratte, Julien James Blondel.

La partenza è prevista attorno alle 14:50 ora locale, con arrivo stimato a Istanbul alle 17:50.

Al loro arrivo a Istanbul, gli interessati saranno dunque liberi di proseguire il viaggio secondo la propria scelta. Secondo GSF Svizzera, dovrebbero essere tutti in possesso del proprio documento di viaggio.

Nel caso avessero bisogno di assistenza consolare al loro arrivo a Istanbul, in particolare per il rilascio di un documento di viaggio provvisorio, potranno invece rivolgersi al Consolato generale di Svizzera a Istanbul.

Al momento non si hanno informazioni sul loro stato di salute, per il quale nelle ultime ore c'era particolare apprensione, soprattutto alla luce delle prime testimonianze di chi, già liberato e rientrato a casa, ha riferito di brutali pestaggi e violenze subiti dagli equipaggi della Global Sumud Flotilla per opera dei soldati dell'IDF e della polizia.

La Global Sumud Flotilla aveva da subito chiesto «il rilascio immediato e incondizionato di tutti i partecipanti, insieme agli oltre 9’000 prigionieri politici palestinesi detenuti ingiustamente e sottoposti, secondo il comunicato, a un sistema codificato di terrore sancito dallo Stato». Invitava, inoltre, i leader mondiali a «pretendere la liberazione dei partecipanti della flottiglia, dei prigionieri politici palestinesi e degli ostaggi, nonché la fine del genocidio e del blocco su Gaza».

La delegazione svizzera era stata esplicitamente avvertita dal DFAE dei notevoli rischi legati all’iniziativa. I cittadini che hanno deciso di partecipare nonostante tali avvertimenti, è stato sottolineato, «agiscono in modo imprudente e sotto la propria responsabilità». In base alla legge sugli svizzeri all’estero, l’assistenza consolare potrebbe in questi casi essere limitata o negata.

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