«Avessi saputo com’era la situazione, non sarei mai venuto. Mai, mai, mai»

Il patron dell’ACB Juan Carlos Trujillo torna sulle tensioni con il Municipio, ammette i propri errori e spiega perché (col senno di poi) non avrebbe mai intrapreso l’avventura granata.
Il patron dell’ACB Juan Carlos Trujillo torna sulle tensioni con il Municipio, ammette i propri errori e spiega perché (col senno di poi) non avrebbe mai intrapreso l’avventura granata.
BELLINZONA - La bomba Juan Carlos Trujillo l’aveva già sganciata nei giorni scorsi. «Dal Municipio prima promesse non mantenute, ora vere e proprie bugie», ci aveva confidato in anteprima il patron dell’ACB, annunciando che avrebbe «raccontato tutto» in una conferenza stampa fissata per oggi.
Conferenza che, però, non si è mai tenuta. Il proprietario colombiano del club granata non si è sottratto alle domande, ma ha evitato il confronto collettivo, optando per una serie di faccia a faccia con i giornalisti presenti.
Alle 15.10 ci siamo così ritrovati nella pancia del Comunale. Ad attenderci, un Trujillo calmo e pacato, ma fermo sulle posizioni espresse nei giorni scorsi. «Il Municipio? Nessuno si è fatto sentire dopo le critiche», taglia corto. «L’ultima conversazione con Fabio (Käppeli, ndr) risale a un mese fa. Lì abbiamo ammesso di essere in crisi. Abbiamo chiesto se potevano darci una mano. Se c’era magari un investitore. Io ho detto che avrei facilitato tutto e che, se il problema fossi stato io, avrei fatto un passo indietro».
Trujillo riconosce che le cose non sono andate come previsto e si assume una parte di responsabilità. «Il responsabile sono io. E se il Bellinzona dovesse sparire, la colpa è mia. Solo mia», ammette l’ex patron, pur stimando all’85% le possibilità di salvezza del club. «Non sono venuto a Bellinzona con cattive intenzioni. Volevo costruire una bella storia. Ma la differenza culturale è troppo grande e ho capito che non c’erano più i presupposti per continuare». Poi ricorre a una metafora: «Il calcio è come una scatola. Puoi lasciarla vuota, ma per darle valore bisogna riempirla. E a me veniva sempre impedito».
E anche in questo frangente Trujillo lancia una critica nei confronti del Comune. «Le promesse non mantenute sulle infrastrutture hanno inciso molto», sottolinea l’imprenditore colombiano, che quantifica in 1,4 milioni il debito del club al 30 giugno. «Quando ci hanno negato la licenza in prima istanza - ricorda - era per due motivi: la garanzia e le infrastrutture. All’arrivo avevo visto un progetto impressionante e pensato che, con quell’aiuto, il futuro potesse essere positivo. Invece il sostegno è andato al Giubiasco».
Se il Municipio avesse investito sulle infrastrutture avrebbe continuato a Bellinzona, gli chiediamo allora... «Sì, ovviamente. Il calcio è cuore, è sentimento. Ma se lotti e ti senti solo, alla fine molli. E io qui non sento più nulla, non mi batte più il cuore per questo progetto». In chiusura gli chiediamo se, conoscendo questo contesto, sarebbe mai arrivato a Bellinzona. La risposta giunge immediata e lapidaria: «Mai. Mai. Mai. Mai. E credo che questo debba essere chiaro come l’acqua».








