Ecco chi perderà il lavoro per colpa dell'IA, parola di UBS

I settori della comunicazione, dei trasporti e l’industria farmaceutica prevedono una contrazione dell’occupazione. Andrà meglio per i settori della cultura, edilizia, orologeria, istruzione, sanità e immobiliare
BERNA - Nel novembre 2025, il McKinsey Global Institute ha stimato che, con le tecnologie attuali, il 57 percento del lavoro svolto oggi nell’economia statunitense, misurato in ore, potrebbe essere automatizzato. Nonostante questi dati, le aziende svizzere non condividono i timori di un crollo occupazionale su vasta scala. Almeno secondo il sondaggio che ha condotto l'UBS coinvolgendo circa 2500 imprese in Svizzera. I risultati evidenziano innanzitutto come solo una minoranza utilizzi questa tecnologia in modo sistematico e come gli effetti sul mercato del lavoro siano valutati con cautela.
Secondo i risultati dell’indagine, pur prevedendo una tendenziale riduzione dei posti di lavoro legata all’intelligenza artificiale, oltre la metà delle imprese si aspetta livelli occupazionali invariati. Le aziende che già utilizzano l’IA registrano un calo più marcato dell’occupazione, in particolare le grandi imprese, ma senza prospettive di riduzioni drastiche.
A livello settoriale, i comparti finanziario, delle comunicazioni, dei trasporti e l’industria farmaceutica prevedono una contrazione dell’occupazione. Al contrario, settori come cultura, edilizia, orologeria, istruzione, sanità e immobiliare si considerano meno esposti. In particolare, il settore dell’istruzione prevede un aumento dei posti di lavoro.
Le imprese interpretano l’IA soprattutto come uno strumento per alleggerire il carico di lavoro dei collaboratori piuttosto che come un sostituto del personale. Due terzi delle aziende dichiarano che l’IA riduce le attività più gravose, mentre solo il 10 percento la considera un rimpiazzo diretto.
Questa apparente contraddizione con le previsioni di riduzione dell’occupazione, soprattutto tra le aziende più predisposte all’adozione dell’IA, si spiega con il possibile effetto della produttività: se il fatturato non cresce in modo significativo, l’aumento dell’efficienza tramite automazione può tradursi in una minore domanda di lavoro, anche senza un obiettivo esplicito di riduzione dei costi.
Crescono i requisiti per i lavoratori
L’intelligenza artificiale sta trasformando anche le competenze richieste. Nei prossimi anni le aziende prevedono un aumento della domanda di personale con competenze specifiche, rendendo il profilo dei collaboratori più selettivo in un contesto di possibile riduzione complessiva dell’occupazione. In linea con l’idea dell’IA come supporto e non sostituzione, i lavoratori saranno chiamati a concentrarsi su compiti più complessi. In particolare, si prevede una crescita significativa della domanda di competenze informatiche e digitali, nonostante il potenziale dell’IA di aumentare la produttività proprio in questi ambiti.
Aumenta anche il bisogno di innovazione e creatività, ambiti in cui l’IA offre ancora un supporto limitato. Le aziende attribuiscono infatti all’IA meno opportunità di promuovere l’innovazione rispetto ad altre forme di automazione.
La domanda di abilità manuali dovrebbe invece restare stabile, poiché l’IA incide poco sui settori che le richiedono. Si prevede al contrario una diminuzione del fabbisogno di competenze comunicative e linguistiche, spesso già coperte dalle capacità dell’IA.
Il quadro che emerge è complesso: da un lato l’IA tende a ridurre la domanda complessiva di lavoro, dall’altro aumenta la necessità di personale altamente qualificato. A questo si aggiunge la difficoltà, segnalata da quasi il 70 percento delle aziende, nel reperire figure con competenze gestionali, analitiche o conoscenze specifiche del settore, così come profili con competenze informatiche o legate all’innovazione.
I dati
Attualmente circa il 60% delle aziende utilizza l’IA, con differenze significative legate alla dimensione e al settore. Nelle grandi imprese l’adozione è ormai quasi standard, mentre tra le PMI si colloca tra il 59 e il 77%. L’uso è più diffuso nei settori ad alta intensità di conoscenza, come le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, i servizi finanziari e l’industria farmaceutica, mentre resta più limitato in ambiti come edilizia, trasporti, sanità, commercio e industrie tradizionali.
Nonostante la diffusione, l’impiego sistematico resta raro. Solo il 10% delle grandi aziende utilizza l’IA in almeno cinque aree operative, quota che scende al 2% tra le micro-imprese. Quasi la metà delle grandi aziende e il 15% delle micro-imprese la impiegano in almeno tre ambiti.



