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Ecco quanto devi avere da parte per andare in pensione prima (e perché quasi nessuno ci riesce)

Come calcolare (e raggiungere) la cifra utile a smettere di lavorare: la testimonianza di chi sta provando: «L'obiettivo è possibile, ecco come»
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Ecco quanto devi avere da parte per andare in pensione prima (e perché quasi nessuno ci riesce)
Come calcolare (e raggiungere) la cifra utile a smettere di lavorare: la testimonianza di chi sta provando: «L'obiettivo è possibile, ecco come»

LUGANO - "Smetto di lavorare e vivo di rendita", non chiacchiere da bar ma un obiettivo raggiungibile, con metodo e disciplina. Lo scopriamo con Mr.RIP (al secolo Giorgio Ugazio), ospite gioni fa a Lugano - insieme ad altri dieci relatori - dello Swissquote Trading Day. L'evento che, con focus sui mercati finanziari, ha cercato di rispondere a una domanda assai curiosa: "qual è il capitale necessario per raggiungere l’indipendenza finanziaria in Svizzera?".

La risposta l'ha data appunto MR. RIP, ingegnere romano trapiantato a Zurigo da dove, scrivendo sul suo blog Retire In Progress ("verso il pensionamento anticipato"), affronta il tema dell'indipendenza finanziaria e del pensionamento anticipato, attraverso la sua esperienza personale. Lo abbiamo intercettato, per carpirne segreti e consigli.

Mr. RIP, sotto la sua immagine su LinkedIn lei si definisce "unemployable", inabile al lavoro e "open not to work", disponibile a non lavorare, ma poi leggo che fa mille cose: ingegnere del software, creatore di contenuti su finanza e tecnologia, ricercatore, startupper. Chi è esattamente Giorgio Ugazio? 
«A me piace giocare e l'ho fatto con LinkedIn e con quel modo di scrivere open to work. Io ho messo open to not work. Vuol dire che sono aperto a smettere di lavorare, che è retirement in progress. Io sono uno che ama fare e ha fatto tante cose, uno che però prima o poi vorrebbe non doverle più fare, per continuare a fare tante cose ma senza l'obbligo di farle».

Sul suo blog leggo che la sua ricerca dell'indipendenza finanziaria nasce da una crisi di mezza età e dall'idea che "il denaro è tempo" e serve per comprare tempo, risparmiando e poi investendo.
«Sì, corretto. Non sono mai stato un amante del lusso, ho avuto la fortuna di essermi professionalizzato e aver passione in quello che faccio e mi ha portato a guadagnare abbastanza bene. Però senza la necessità di spenderli mi sono detto, cosa sono per me i soldi se ne guadagno abbastanza e non mi piace spenderli? Bene, vuol dire che un domani potrò smettere di lavorare prima, questo è il concetto».

È a questo punto pensa al suo obiettivo, che sintetizza come suo FIRE (Financial Independence, Retire Early) ossia indipendenza finanziaria e pensionamento anticipato?
«Ho scoperto che esiste questo termine che il mondo ha già coniato e si chiama early retirement. C'è una community che è cresciuta a inizio millennio, molto "americocentrica", che parlava appunto di FIRE e me ne sono subito innamorato, ho detto "okay". Conoscevo i tasselli del guadagna tanto e spendi poco, ma non ero molto bravo con investi la differenza, che è un altro ingrediente fondamentale. Da lì è nata la passione per gli investimenti e la visualizzazione che prima o poi raggiungere il FIRE è possibile».

Lei ha iniziato a monitorare il suo patrimonio netto nel 1991, come è andata?
«Era il giorno dopo la morte di Freddie Mercury, il 25 novembre. A 14 anni avevo un libretto con mio padre, che mi dava la paghetta e mi disse: "facciamo finta che sono una banca, io ti do la paghetta ma la mettiamo su questo libro e ogni anno ti do un interesse del 10%". Era fantastico ma poi a un certo punto ha visto che i soldi accumulavano, crescevano: ha cambiato idea e ha abbassato i tassi al 4%, peggio della Fed».

E poi?
«Da lì ho iniziato con un concetto che i miei amici non capivano. Eravamo minorenni e loro se volevano uscire il sabato sera dovevano chiedere i soldi alla mamma. Se non li ricevevano non potevano uscire. Io avevo da parte qualche centinaio di migliaia di lire che adesso in euro fanno pochi soldi, però erano abbastanza per poter far cose indipendentemente dal reddito di quel giorno. Già vedevo una certa relativa indipendenza tra quanti soldi ho oggi e cosa posso fare. Da lì è partito un trip: oggi, 35 anni dopo, traccio ancora il mio patrimonio al centesimo»

Lei ha scritto di aver "superato la soglia del 100% di indipendenza finanziaria nell'aprile 2020" per poi dire di "no, perché noi come famiglia amiamo continuare a soggiornare nella costosa Svizzera". Dunque, lei può già smettere di lavorare?
«Diciamo che i primi calcoli che avevo fatto erano relativi all'ipotesi "sto in Svizzera, lavoro, guadagno soldi e poi torno in Italia per il retirement". Poi però se da una parte ho resistito all'inflazione dello stile di vita, non comprandomi cose costose, mi son fatto "inflazionare" dal fatto che la Svizzera è bella e ci piace rimanere. Era il 2020, giustamente come mi fa notare. Nel 2021 decidiamo di fare il secondo figlio: ne nascono due insieme. Ora ho tre figlie e quindi le necessità economiche sono variate nel tempo. Quindi a oggi non sono al 100%, dipende da qualche parametro e sì l'obiettivo si è spostato un po' più in là».

Vive in Svizzera ormai da diversi anni, quanto serve davvero per smettere di lavorare a Zurigo piuttosto che a Lugano. Quale il capitale necessario?
«Su questo ho fatto dei video di 3 ore, è l'argomento dello Swissquote Trading Day, oltre che di studi che sto facendo. Quanto serve dipende da troppi fattori. Per semplificare, a spanne citiamo la regola del 4%. Quanto spendi l'anno? Moltiplicalo per 30. Quindi se spendi 10.000 euro al mese, sono 120.000 l'anno, per 30 fanno 3,6 milioni. Ecco, diciamo che 5 milioni, quasi sicuramente, se non sei una famiglia con grandi necessità, sono sufficienti. Può servire di meno se hai accortezza».

E per l'Italia, quale sarebbe il target?
«Due milioni: se non hai grandissime esigenze ce la fai tranquillamente».

Parliamo di strategia, come si costruisce un portafoglio di lungo periodo in ottica FIRE?
«Io separo tra due parti che sono la parte di accumulo in cui vuoi massimizzare i rendimenti e una parte di decumulo in cui vuoi minimizzare l'esposizione. Nella prima c'è una ricerca di massimizzare i rendimenti a lungo termine, perché per i prossimi trent'anni starò mettendo soldi in un piano di accumulo. Nella parte in cui si vuole invece smettere di lavorare e si vuole vivere di rendita, bisogna essere più protetti a eventuali disastri che accadono nei primi anni. Quindi ci sono varie strategie, una è quella famosissima del glide path, quindi si aumenta l'esposizione obbligazionaria a fine accumulo, inizio decumulo, oppure ci sono altre strategie come ricerca di risk parity, portfoli che hanno minor rendimento atteso, ma minor volatilità».

Torniamo alla ricerca dell'indipendenza finanziaria, oltre a "mantenere il mio tasso di risparmio il più alto possibile (almeno il 50%) e investire in un portafoglio diversificato", c'è altro che bisogna sapere?
«Sì, fare meno figli possibile, se uno vuole smettere di lavorare il prima possibile, quello è diciamo un parametro importante. A parte gli scherzi, la parte facile è capire cosa serve e iniziare a metterla in moto: quando uno capisce che "se taglio questa spesa che non mi serve...", è la parte entusiasmante. Poi c'è quello che si chiama il boring middle: "okay, hai fatto la strategia, bravo ma adesso comunque vent'anni devi lavorare". È il restare nel piano per il tempo che ci vuole per arrivare al momento in cui smetti di lavorare è la parte più difficile».

Perché?
«Cambiano le cose: scopri che ad esempio ti piacciono le moto d'epoca, fai i figli, in qualche modo decidi che "basta mezzi pubblici, andiamo col taxi". Quindi è facile che piano piano, anche se sei molto disciplinato, su un periodo di 10/20 anni, cedi di qua, cedi di là: aumentano le spese e il traguardo si sposta più in là».

Lei arriva alla conclusione che indipendenza finanziaria e pensione restano comunque uno "spettro", perché?
«C'è un modo di vedere le cose, che è quello, diciamo, originale del movimento FIRE che è: lavoro, lavoro, lavoro.. e a un certo punto, stop e sono "early retired", non devo più lavorare. Secondo me il modo migliore di godersi questo processo è invece quello di cominciare a un certo punto a godere della parziale libertà che hai, che è un po' quello che sto facendo io adesso».

Non è così per tutti quelli che ci provano.
«Leggo dei post di persone che scrivono "ah, son 10 anni che lavoro in questo lavoro high-tech stressantissimo, però ancora 5 anni e potrò smettere". Quindi vivono una vita miserabile, e anche quando smettono poi non sanno cosa fare perché hanno soltanto pensato ad arrivare a quel punto, come se fosse un traguardo».

Non è così per lei?
«Quello che sto vivendo io è un "okay, ho raggiunto una certa percentuale di libertà e sto lavorando un po' di meno, guadagnando un po' di meno. Però sto già vivendo una parziale libertà e mi sto concedendo più cose", anche se allungo il traguardo».

A che punto è?
«Missione in progress».

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