Lamentele e mugugni: dietro ci sono traumi infiniti

Trapela disagio da alcuni ospiti del Centro di accoglienza per richiedenti l'asilo. La Croce Rossa ammette: «A volte la ripetitività delle giornate e la frustrazione per le lunghe attese hanno il sopravvento».
GIUBIASCO - Cibo ripetitivo. Lavatrice guasta. Condizioni igieniche scarse. Dal Centro di accoglienza per richiedenti l’asilo di Giubiasco trapelano malumori. E, stando a quanto appreso da tio.ch, sono alcuni tra gli stessi migranti a lamentarsi. Ma che succede realmente tra quelle mura?
Vissuti traumatici
«Siamo confrontati con persone che hanno vissuti traumatici alle spalle – sottolinea Debora Banchini-Fersini, direttrice Croce Rossa Ticino –. E ora che hanno raggiunto la Svizzera probabilmente avrebbero fretta di voltare pagina. Ma c’è tutto un iter da rispettare per conoscere la lingua, le regole e fare un percorso di integrazione, che è fondamentale. E a volte vivere in albergo per mesi e mesi non è evidente. Può essere frustrante».
Adulti e famiglie provenienti da più parti del mondo. Dall’Afghanistan, dalla Turchia, dall’Africa, dal Sudamerica. Il Centro di Giubiasco accoglie complessivamente un'ottantina di persone. «In media restano circa un anno – dice Alessio Cazzaniga, vice capo area migrazione per la Croce Rossa –. Alcuni sono in attesa di ricevere una risposta circa la possibilità di rimanere in Svizzera. Altri l’hanno già ricevuta. Le loro giornate sono scandite da diverse occupazioni: corsi di italiano o su come funzionano le cose pratiche nel sistema elvetico, possibili stage, attività di pubblica utilità o ricreative. È chiaro però che alcune di queste persone a un certo punto vorrebbero raggiungere una certa stabilità in fretta. Non sempre è possibile».
I momenti vuoti
Ne derivano diversi momenti vuoti. In cui scatta anche il confronto con l’esterno. Con chi magari ha già ottenuto un permesso. O con la popolazione svizzera che ha uno standard di vita differente. Ancora Banchini-Fersini: «Uno si dice: ho già subito di tutto nella vita, perché adesso mi devo sorbire anche la lavatrice che non funziona? Eppure può sicuramente capitare che una lavatrice si guasti. Così come possono accadere altri disguidi. Talvolta la lamentela per cose che potrebbero sembrare banali nasconde una richiesta di aiuto per un malessere molto più grande, per dei traumi che emergono in modalità diverse. Sull’igiene tendiamo a fare in modo che siano gli stessi ospiti a prendersi cura dei loro spazi. Noi supervisioniamo le camere e li sosteniamo se hanno necessità».
Centri strapieni
Quello di Giubiasco è solo uno dei ben 22 Centri d’accoglienza sparsi sul territorio ticinese. Una cifra esplosa negli ultimi anni. «Complessivamente – commenta Cazzaniga – accogliamo un migliaio di persone, compresi 130 ragazzi accolti nei centri per minorenni non accompagnati. Nel 2022 le persone accolte erano in totale “solo” 367. Nel 2023 sono balzate a 719. E da lì in poi c’è stata una crescita costante fino all’odierna stabilizzazione».
Allo stesso tempo però le risorse a disposizione della Croce Rossa sono sempre di meno. «Prima avevamo un operatore sociale per ogni 37 richiedenti l’asilo, adesso ne abbiamo uno ogni 59. Poi c’è lo psicologo: uno ogni 300 persone. Non con tutti si riesce a iniziare subito un percorso di integrazione. A quel punto possono subentrare malessere, tristezza, irritabilità».
Nostalgia dei propri sapori
«La questione cibo è sempre delicata – ammette Banchini-Fersini –. Prima di tutto bisogna pensare che tante di queste persone hanno nostalgia dei loro sapori, delle loro tradizioni. Nella maggior parte dei nostri Centri per l’aspetto gastronomico ci appoggiamo ai ristoranti delle pensioni che si mettono a disposizione come strutture di accoglienza. E quindi i richiedenti l’asilo sono “costretti” a mangiare il cibo di qui».
Pensiamo a un migrante che resta per un anno in un Centro. Dopo due settimane ha già assaggiato più o meno tutto quello che c’è a disposizione. «Anche perché nella maggior parte delle strutture c’è un buffet. Variegato certo, ma pur sempre un buffet. L’effetto, nonostante gli sforzi di chi lavora nelle cucine, diventa ridonante. È un po’ come se noi andassimo in un hotel in cui c’è il buffet "all inclusive" e fossimo obbligati a starci per dodici mesi di fila. Dopo un po’ anche noi saremmo stufi. Va considerato inoltre che il fatto di non potere cucinare per i propri cari, anche solo magari preparare una torta, toglie a queste persone una parte di quotidianità e di cultura importante. Da qui la fatica quotidiana ad accettare la situazione».
Terra promessa
Lo scorso autunno attorno al Centro di accoglienza di Giubiasco si era creata anche una certa preoccupazione. Più abitanti delle zone limitrofe sostenevano che alcuni migranti dessero addirittura fastidio ai bimbi delle scuole. L’allarme è in seguito rientrato e la questione è stata nettamente ridimensionata.
«In generale – precisa Cazzaniga – è normale che gli ospiti cerchino il contatto con l’esterno. Sono arrivati qui idealizzando la Svizzera, come se fosse una terra promessa. Magari non trovano quello che si aspettavano. A volte, calcolando tutti i 22 Centri che abbiamo, possono verificarsi battibecchi o risse. La tensione non è sempre facile da contenere, anche se si fa il possibile per fare prevenzione. Su mille richiedenti l’asilo sono pochi quelli effettivamente problematici. Ma non possiamo nascondere che questo sia un ambito delicato. Ci troviamo di fronte a persone che hanno perso la fiducia in tutto, che hanno subito violenze o ingiustizie. Smaniano all’idea di ripartire, ma la pazienza a volte manca».
«Vanno però evidenziate anche le storie positive – conclude Banchini-Fersini –. Spesso queste persone riescono poi a integrarsi nella società e a raggiungere traguardi importanti. Capita che tornino a salutarci, magari col diploma di carrozziere o di elettricista in mano. Addirittura alcuni tornano come interpreti e ci danno una mano. Ci sono anche tante gratificazioni».



