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Molestie nel reparto di ortopedia: «Le sanzioni da sole non risolvono il problema»

L’Associazione dei medici assistenti e capiclinica ticinesi (ASMACT) prende posizione: «Restano infatti diversi aspetti che richiedono ancora urgente attenzione. Tra questi, la reale fiducia del personale nei canali di segnalazione e la protezione effettiva da possibili ritorsioni»
Foto Deposit
Fonte ASMACT
Molestie nel reparto di ortopedia: «Le sanzioni da sole non risolvono il problema»
L’Associazione dei medici assistenti e capiclinica ticinesi (ASMACT) prende posizione: «Restano infatti diversi aspetti che richiedono ancora urgente attenzione. Tra questi, la reale fiducia del personale nei canali di segnalazione e la protezione effettiva da possibili ritorsioni»

Il tema delle molestie nel mondo sanitario continua a fare discutere e la vicenda che ha riguardato il reparto di ortopedia dell'Ospedale regionale di Lugano ha portato a una presa di posizione dell'Associazione dei medici assistenti e capiclinica ticinesi (ASMACT). Che prende atto dell'adozione di misure sanzionatorie nei confronti di alcuni collaboratori, ma allo stesso tempo rileva che molto ancora c'è da fare.

«Si tratta di un passo nella giusta direzione», sottolinea l’associazione, ricordando che, quando emergono comportamenti inaccettabili, «è doveroso che vi siano accertamenti, assunzione di responsabilità e conseguenze concrete». Tuttavia - fanno presente - «il caso non può essere ricondotto a episodi isolati o a singole persone. Quando in un contesto di lavoro si consolidano commenti sessisti, pressioni, umiliazioni o dinamiche improprie, il tema riguarda anche la cultura organizzativa e la capacità dell’istituzione di prevenire, ascoltare e intervenire per tempo».

Per ASMACT, le sanzioni sono necessarie ma non sufficienti. Restano diversi aspetti che richiedono attenzione urgente: «La fiducia del personale nei canali di segnalazione, la protezione da possibili ritorsioni, la formazione dei quadri nella gestione dei team, la trasparenza nel seguito dato alle segnalazioni e il monitoraggio del clima di lavoro nei reparti caratterizzati da forti dinamiche gerarchiche» elencano.

In ambito medico, «segnalare non è semplice. Parlare significa esporsi», evidenzia l’associazione, soprattutto per chi è in formazione o occupa posizioni più fragili, e teme ripercussioni professionali, isolamento o la banalizzazione di quanto vissuto. Per questo ASMACT ritiene fondamentale rafforzare strumenti di ascolto «credibili, accessibili e sicuri».

In questa direzione si inserisce lo Sportello molestie, mobbing e/o discriminazioni di ASMACT, pensato come primo punto di riferimento per i medici confrontati con situazioni di disagio o violazione della dignità personale. Lo sportello offre uno spazio riservato di ascolto e orientamento, accessibile anche in forma anonima, senza sostituire le procedure formali o la consulenza legale.

I dati confermano la diffusione del fenomeno. Un recente studio svizzero condotto su oltre 1800 medici rileva che quasi un medico su tre ha subito molestie sessuali sul lavoro, mentre oltre il 70% delle vittime non denuncia. I casi emersi pubblicamente rappresentano quindi solo una parte del problema.

Secondo ASMACT, quanto accaduto all’EOC deve diventare «non solo l’occasione per sanzionare comportamenti scorretti, ma anche un momento di verità» per interrogarsi sul funzionamento dei contesti di lavoro, sulla tutela dei collaboratori e sulla necessità di costruire ambienti professionali in cui rispetto, sicurezza e dignità siano garantiti.

«L’inchiesta e le sanzioni rappresentano un segnale importante, ma non possiamo fermarci qui», conclude l’associazione. «Serve un lavoro strutturale: canali di segnalazione credibili, protezione da ritorsioni, formazione dei quadri e monitoraggio costante del clima lavorativo. Rompere il silenzio è il primo passo, ma poi bisogna cambiare davvero le condizioni che quel silenzio lo producono».


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