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SVIZZERA

Ucraini verso il permesso B, trema l'assistenza sociale: «Milioni di franchi che non ci sono»

L'addio allo Statuto S, previsto per il marzo prossimo, e l'intenzione della Confederazione di “smarcarsi” sugli aiuti preoccupano chi, un domani, li dovrà erogare. La lettera aperta dei Cantoni.
Archivio TI-press
Fonte Blick
Ucraini verso il permesso B, trema l'assistenza sociale: «Milioni di franchi che non ci sono»
L'addio allo Statuto S, previsto per il marzo prossimo, e l'intenzione della Confederazione di “smarcarsi” sugli aiuti preoccupano chi, un domani, li dovrà erogare. La lettera aperta dei Cantoni.

BERNA - Voce di spesa non trascurabile, ormai da diversi anni, sul bilancio federale fra non moltissimo dovrebbe diventare un'incombenza dei cantoni. E per molti di questi la spesa rischia di essere semplicemente ingestibile, soprattutto in un momento storico estremamente delicato come lo è quello attuale.

Sono 70'000 i cittadini ucraini che vivono in Svizzera e che a partire da marzo 2027 - dopo 5 anni esatti dall'inizio della guerra - vedranno il loro Statuto S “convertito” in un permesso B «valido fino alla revoca ufficiale della protezione temporanea», decreta la Legge federale sull'asilo (LAsi).

Chi gioisce, e chi meno
Una buona notizia per chi, integratosi da anni nella Confederazione, potrà finalmente lasciare il limbo burocratico di questa condizione.

Chi, invece, non è particolarmente entusiasta della novità, sono proprio le autorità cantonali e comunali che dovranno - a seconda delle normative vigenti - “accollarsi” la totalità dei contributi di assistenza, con Berna intenzionata a “marcarsi” completamente dagli aiuti, anche per motivi di austerity.

Questi ultimi, inoltre, verranno adeguati verso l'alto, attestandosi allo stesso livello di quelli che vengono erogati ai cittadini svizzeri in difficoltà. Si ipotizza che circa 46'000 persone potrebbero farne richiesta.

Un'eventualità che fa paura a grandi e piccoli
I più preoccupati sono i comuni piccoli, con un tasso importante d'accoglienza e che prevedono già costi ulteriori di centinaia di migliaia di franchi: «Ci toccherà aumentare il moltiplicatore del 2,5%», contempla il Municipio di Kradolf-Schönenberg (TG) sentito dal quotidiano zurighese. 22 dei suoi 519 abitanti, infatti, hanno il passaporto gialloblù.

Ma anche le realtà più grandi, come il canton Vaud che ospita 4'000 ucraini, non sorridono di certo: si temono ulteriori 100 milioni di spesa: 25 per l'aumento dell'indennità e 75 a causa della decisione da parte della Confederazione di “chiudere i rubinetti”.

In Ticino la situazione non è molto diversa: stando alla RSI attualmente gli Statuti S residenti nel nostro cantone sono circa 3'000.

300 milioni, o forse di più
Ma sarà davvero così? Non è del tutto chiaro, anche perché le incognite sono molte e sono legate soprattutto alla decisione di rientrare in patria, all'aumento - riscontrato in diversi cantoni - del tasso di impiego dei cittadini ucraini.

Markus Kaufmann, direttore generale della Conferenza svizzera delle istituzioni dell'azione sociale (CSIAS), prevede che dal 2027 in poi circa 27'500 persone in più in tutta la Svizzera «avranno bisogno del pieno finanziamento da parte di cantoni e comuni». La spesa totale prevista dovrebbe essere superiore ai 300 milioni di franchi svizzeri.

La politica si mobilità, Berna sembra ascoltare
Da parte della politica, soprattutto borghese e di destra, la levata di scudi è netta, con una mozione (targata UDC) per fermare il passaggio automatico da Statuto S a permesso B. Una richiesta analoga, lo ricordiamo, è stata avanzata anche dal leghista Lorenzo Quadri.

Preoccupazioni alle quali Berna non sarebbe del tutto sorda, con la SEM intenta a valutare un possibile stop all'equiparazione dei servizi sociali tra i rifugiati con permesso B e i cittadini svizzeri. Una soluzione, questa, che potrebbe essere ritenuta discriminatoria nei confronti degli altri detentori di un permesso B.

In ogni caso, ribadiscono cantoni e comuni, il tempo stringe e il 2027 non è poi così lontano anche perché i preventivi sono già in corso di lavorazione.

«Conseguenze finanziarie significative, per alcuni le indennità versate rischiano di raddoppiare»
Nel pomeriggio di lunedì 18 maggio ha fatto seguito all'articolo del Blick anche una lettera comune, siglata dai servizi sociali dei cantoni di Lucerna, Zugo, Uri, Svitto, Obvaldo e Nidvaldo, che parla di «un'eventualità inaccettabile» e di una «grande preoccupazione per cantoni e comuni».

L'appello, rilasciato sott l'egida della Conferenza dei direttori e delle direttrici degli affari sociali della Svizzera centrale (Zentralschweizer Sozialdirektorinnen- und Sozialdirektorenkonferenz, ZSODK) destinato al Consiglio federale, paventa «conseguenze finanziarie significative». Per alcune realtà l'importo delle indennità versate «rischia anche di raddoppiare».

I cantoni non mettono in discussione la tradizione umanitaria svizzera, ma piuttosto il ragionamento alla base della conversione automatica: «Lo Statuto S è stato concepito come forma d'aiuto eccezionale e temporaneo; una conversione automatica in permesso B è fondamentalmente una contraddizione in termini».

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