Cassis a Bellinzona: «Il blocco dei ristorni? Rischia di inasprire i rapporti con Berna»

Il capo del DFAE a Palazzo Orsoline per incontrare il Governo: sul tavolo perequazione finanziaria, disoccupazione dei frontalieri e rapporti con l'Italia. Zali: «Colloquio opportuno e proficuo»
Il capo del DFAE a Palazzo Orsoline per incontrare il Governo: sul tavolo perequazione finanziaria, disoccupazione dei frontalieri e rapporti con l'Italia. Zali: «Colloquio opportuno e proficuo»
BELLINZONA - «Un blocco unilaterale dei ristorni ai frontalieri rischierebbe di creare più tensioni tra Ticino e Berna che tra Svizzera e Italia». È questo, in sintesi, il messaggio lanciato dal consigliere federale e capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Ignazio Cassis a margine dell’incontro avvenuto oggi a Palazzo delle Orsoline con il Consiglio di Stato ticinese.
Sul tavolo diversi temi: dalle relazioni tra Svizzera e Italia alla tanto discussa “tassa sulla salute” che Regione Lombardia vorrebbe imporre ai vecchi frontalieri. Un’ipotesi che, nelle ultime settimane, ha riacceso il dibattito su un possibile blocco dei ristorni ai Comuni di confine, misura che secondo Berna rischierebbe di violare l’accordo sul frontalierato.
Tassa sulla salute? «Serve prima un chiarimento giuridico»
Secondo Cassis, qualsiasi iniziativa ticinese che dovesse violare l’accordo fiscale tra Svizzera e Italia provocherebbe inevitabili conseguenze diplomatiche. «Qualsiasi intervento che violi l’accordo sui frontalieri - che deriva dall’accordo contro la doppia imposizione - provocherebbe naturalmente una reazione da parte italiana», ha spiegato ai media. Ma, a suo giudizio, «la reazione più pesante riguarderebbe i rapporti tra il Cantone e la Confederazione», perché «Berna non vedrebbe di buon occhio un intervento non coordinato su questo punto». Per il capo del DFAE manca però ancora un chiarimento fondamentale: capire se la tassa sulla salute sia assimilabile a un premio di cassa malati oppure a un’imposta già coperta dai ristorni versati all’Italia. Per questo il consigliere federale invita a non forzare la mano prima di avere una base legale chiara, sottolineando che il chiarimento dovrebbe arrivare «sia da parte italiana sia da parte svizzera».
Clima teso tra Berna e Bellinzona
Il consigliere federale ha poi riconosciuto il clima di crescente tensione tra il Ticino e la Confederazione, alimentato anche dalla revisione della perequazione finanziaria intercantonale, rinviata dal 2027 al 2030. Cassis ha precisato che Berna riconosce le difficoltà ticinesi: «Il problema viene riconosciuto, ma per rispetto degli altri Cantoni non si è voluto anticipare all'anno prossimo».
«Tra Svizzera e Italia rapporti buoni»
Quanto ai rapporti tra Svizzera e Italia, il ministro degli Esteri respinge l’idea di una crisi diplomatica. «Le relazioni tra Svizzera e Italia sono buone», ha dichiarato, riferendosi alle recenti polemiche legate alle dichiarazioni dell’ambasciatore italiano. Secondo Cassis bisogna distinguere tra il piano istituzionale e quello mediatico: «Gli Stati non comunicano tra loro tramite tweet o interviste televisive, ma attraverso canali diplomatici». Pur ammettendo che il dibattito pubblico abbia esasperato i toni, il consigliere federale ha ribadito che «dal punto di vista diplomatico e istituzionale il dialogo c’è sempre stato».
Disoccupazione dei frontalieri: Berna è preoccupata
Non è stata tralasciata nemmeno la questione dell’indennità di disoccupazione per i frontalieri. «Già oggi - premette - la Confederazione incassa circa 600 milioni di franchi dai frontalieri per l’assicurazione contro la disoccupazione e ne restituisce circa 300 ai Paesi limitrofi, soprattutto Francia, Germania, Italia e in parte Austria. Se la regola europea dovesse cambiare, continueremmo a incassare quei 600 milioni, ma il costo totale potrebbe salire tra i 600 e i 900 milioni. Questo tema è discusso all’interno dell’Unione Europea dal 2016 e ha già provocato forti tensioni tra gli Stati membri. Alcuni ostacoli sono stati superati, ma altri restano ancora aperti». È chiaro, sottolinea, «il Consiglio federale guarda con preoccupazione a un simile sviluppo e, nel momento in cui l’Unione Europea dovesse decidere di introdurre questa modifica, la Svizzera reagirebbe di conseguenza».
Zali: «Lo strappo non lo abbiamo causato noi»
A margine dell’incontro è intervenuto anche il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali, che ha definito il colloquio «innanzitutto opportuno», alla luce «di un po’ di temi che si sono accumulati nei rapporti tra Ticino e Berna ma anche Ticino e Italia».
Zali ha ribadito di essere consapevole delle possibili tensioni con Berna che potrebbe provocare il blocco dei ristorni, sottolineando però che «non siamo tanto noi a consumare uno strappo», ma che si tratterebbe piuttosto di «una reazione a quello che noi riteniamo un comportamento dell’Italia lesivo in prima persona dell’accordo internazionale». Nessuna decisione concreta è però stata presa dal Consiglio di Stato. «Siamo ancora a livello di discussione informale», ha spiegato, aggiungendo che eventuali valutazioni arriveranno «verso la fine di giugno».
Il «retrogusto amaro» della perequazione
Nel corso dell’incontro si è parlato anche della perequazione finanziaria. Su questo fronte Zali ha espresso amarezza per gli esiti dell’ultima tornata: «Abbiamo espresso la contrarietà per come si è svolta questa tornata, che doveva portare a una piccola miglioria per il nostro Cantone. Così non è stato». Più in generale, il presidente del Governo ha tracciato un bilancio prudente dei rapporti con Berna: «Non posso dire che ci sono cattive relazioni, per carità». Tuttavia, ha aggiunto, «si sono sommate alcune tematiche in cui noi regolarmente usciamo perdenti».
Infine, sul tema della tassa sulla salute, Zali ha confermato che un incontro specifico con il presidente della Lombardia Attilio Fontana «non ha ancora avuto luogo», ma che un confronto informale potrebbe avvenire già il prossimo mese.








