«Giustizia lumaca: ritardi inaccettabili del Ministero pubblico o della polizia giudiziaria?»

Un'interpellanza è stata presentata da Tuto Rossi (cofirmatari Aline Prada e Lara Filippini) sul crescente numero di casi di aggressione ancora pendenti.
BELLINZONA - «L’urgenza di questo atto parlamentare è evidente e non più procrastinabile, alla luce del crescente numero di casi di aggressione denunciati al Ministero Pubblico che risultano ancora pendenti dopo tempi d’attesa inaccettabili. Tale situazione incrementa la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni preposte alla loro tutela e sembra confermare una preoccupante difficoltà del sistema giudiziario nel garantire risposte tempestive ed efficaci». Così Tuto Rossi a commento dell'interpellanza con cui chiede lumi al Consiglio di Stato su una situazione a suo dire preoccupante. «Pugni, pestaggi e risse vengono trattati dal Ministero pubblico con la necessaria celerità soltanto quando ci scappa il morto - scrive - l’interesse pubblico è manifesto: una giustizia ritardata è, di fatto, una giustizia negata. Quando procedimenti penali relativi a episodi di violenza si trascinano per anni, viene meno non solo la funzione dello Stato di diritto, ma anche la tutela effettiva delle vittime e la credibilità stessa dell’azione penale».
Questa situazione - per Tuto Rossi - «genera un profondo senso di insicurezza nella popolazione e contribuisce ad alimentare la percezione di una giustizia lenta, distante dai bisogni di protezione della gente, e inefficace».
E per questi motivi lui e le cofirmatarie chiedono al Consiglio di Stato «di informarsi e di conseguenza di informare il Gran Consiglio circa il numero di procedimenti penali per reati contro l’integrità della persona (lesioni personali, pestaggi, risse e aggressioni) che sono attualmente pendenti presso il Ministero pubblico e da quanto tempo sono aperti», inoltre «qual è la durata media di trattazione di questi casi di violenza negli ultimi dieci anni» e se «esistono categorie di reati che risultano essere più frequentemente soggette a ritardi».
Poi un quesito: «Come mai, il Ministero pubblico evade rapidamente le violazioni della legge sulla circolazione stradale e quelli riguardo al consumo ricreativo di droghe leggere, mentre tralascia per anni i reati ben più gravi di violenza contro le persone da parte di esaltati, bulli palestrati, o buttafuori vari?». Rossi chiede al CdS «come giudica il fatto che in assenza del morto – spesso fortuita – i reati violenti, se per caso giungono a termine dopo anni, vengono liquidati con pene irrisorie: una multa e qualche aliquota di carcere sospesa condizionalmente».
In ultimo, «negli ultimi anni, il Ministero pubblico si è ripetutamente rivolto alle istituzioni politiche chiedendo un potenziamento dei magistrati e dei segretari giudiziari; il Consiglio di Stato si è chiesto come mai, malgrado i potenziamenti concessi, i reati violenti – senza il morto – vengono lasciati languire per anni e anni?».



