La Maestra si racconta: «Dicono che sono str***, ma la gente mi ama comunque»

Alessandra Celentano, intervistata dalla cugina Rosita sul palco del Teatro Foce. Dalla partenza per Budapest a 13 anni passando per i 24 anni ad “Amici” fino ai giovani d'oggi «più fragili che mai».
Alessandra Celentano, intervistata dalla cugina Rosita sul palco del Teatro Foce. Dalla partenza per Budapest a 13 anni passando per i 24 anni ad “Amici” fino ai giovani d'oggi «più fragili che mai».
LUGANO - Una carriera (televisiva) costruita su giudizi lapidari, taglienti e irrevocabili nel nome dell'oggettività. Della «Verità», come la chiama lei.
Una sincerità assoluta che, per Alessandra Celentano, ha origini profonde: «Quando vivi in una famiglia come la mia, ti rendi conto di come le opinioni della gente possano cambiare a seconda di chi si trova di fronte (fa riferimento ovviamente allo zio Adriano, ndr.) per me non è mai stato così».
Si è parlato di famiglia e, ovviamente, di danza - o di «Danza» - ma anche di “Amici” (la finale era giusto domenica sera/notte, una manciata di ore prima a Roma) e di un'insospettabile passione per il prosecco («è relax totale»).
Una chiacchierata a tutto tondo - piena di stoccate, rimpalli e fili del discorso che si perdono anche nei meandri della memoria - quella fra Rosita Celentano e la cugina, la Maestra della tivù italiana, Alessandra Celentano: «Mi dicono che sono str***a, ma la gente mi ama comunque, come mai?», esordisce scherzando.
Quella del Foce di lunedì sera era l'ultimo appuntamento con gli spettacoli-podcast, curati da Rosita, che hanno animato la primavera del teatro luganese. E la parola d'ordine era familiarità, di due donne che si conoscono da una vita: «Per molte cose siamo diversissime, agli opposti, forse è per questo che funzioniamo: ci completiamo», confermano.
Il viaggio nella memoria, e nell'arte del balletto, parte dall'infanzia. Il primo grande stacco fra le due cugine avviene a 13 anni, quando Alessandra parte per Budapest per studiare danza.
«Per me è stato un trauma», spiega Rosita, e per la cugina è una memoria indelebile: «Trovarmi così piccola in un Paese così diverso, non parlare la lingua e rendermi conto che dovevo fare tutto da sola... è stata una lezione che mi ha forgiata nel senso più vero del termine. Ho dovuto capire sulla mia pelle che cosa significhi essere indipendenti. E non è una metafora, penso alle vesciche che mi sono fatta venire lavando (e asciugando) da sola i miei tutù».
Da lì inizierà una carriera di grandi soddisfazioni, prima sui palchi (della Scala e di tutto il mondo), poi dietro le quinte: «Ho lavorato con talenti immensi, ancora adesso a pensarci... dei giganti, ma malgrado ciò umilissimi. Come Carla Fracci, vi immaginate a dire: “Signora Carla, mi stenderebbe un po' di più la gamba? E quel braccio, un po' più dritto», scherza, «ma io comunque glielo dicevo, eh».
Con “Amici” quest'anno sono 24 anni, quasi nozze d'argento, voglia di cambiare? «No, amo il lavoro che faccio e mi ritengo davvero fortunata», asserisce, «mi tiene occupata tre mesi all'anno - è un po' come un parto - e la gente probabilmente non si rende conto di che razza di “macchina” ci sia dietro. Nel mese che avanza riesco a fare altre cose che mi completano».
Uno di questi lavori è a stretto contatto con i giovani aspiranti danzatori, e non solo all'interno del reality di Canale 5: «A volte i genitori vengono da me per capire se il loro figlio, o la loro figlia, abbiano effettivamente la “stoffa”. Sono dell'opinione che sia meglio avere un discreto avvocato in più che non un ballerino “sghimbescio”. Una cosa che ripeto sempre ai ragazzi, oltre alla motivazione, è quella di avere degli obiettivi chiari e di avere sempre pronto un piano B».
A proposito di ballerini che... non lo sono diventati e carriere diverse, per “Amici” era passato anche un certo Stefano De Martino: «Aveva delle linee bellissime, ma io gliel'ho detto: “Se vuoi le luci della ribalta, tu devi cambiare lavoro.” E non mi sono sbagliata».
Aprire una scuola di danza in Ticino? L'idea è un assist di Rosita: «Sarebbe bello, davvero bello. Ci vorrebbe un progetto fatto per bene ma, soprattutto, un sacco di tempo: mi servirebbe un anno di 24 mesi! Ma magari in futuro, chi lo sa...».
Parlando dei giovani ballerini di oggi, la Maestra li trova «molto, molto più fragili: l'ansia, le crisi di panico e in alcuni casi pure gli psicologi... purtroppo sono cose all'ordine del giorno. Il grande problema, secondo me, non sono tanto i social - che comunque il loro contributo negativo lo danno - ma l'incapacità di saper accettare un “no” o un fallimento. Anche se è una cosa fondamentale, i “no” spesso fanno crescere più dei “sì”».
In questo senso lei negli anni non si è mai risparmiata. Ma gli allievi di “Amici”, dopo le dure critiche, ricevute poi, l'hanno mai ringraziata? «Molti sì, sono tornati, anche se spesso lo fanno più avanti, con il senno e le esperienze di poi. Ma io ho pazienza, so aspettare», sorride.



