Ticinese della Flotilla detenuto in Israele: «Di lui ancora nessuna notizia»

C'è apprensione per la sorte di Anek Liam Speranza. Una conoscente dell'attivista afferma che nemmeno al DFAE sanno niente. «Difficile ottenere informazioni».
C'è apprensione per la sorte di Anek Liam Speranza. Una conoscente dell'attivista afferma che nemmeno al DFAE sanno niente. «Difficile ottenere informazioni».
SAVOSA - Una forte preoccupazione. È il sentimento che domina nella cerchia di conoscenti e famigliari dell'attivista ticinese Anek Liam Speranza, di cui non si hanno più notizie dal momento in cui è stato sequestrato dalla marina militare israeliana assieme agli altri componenti la spedizione della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza.
«Nonostante io sia in contatto proprio con gli organizzatori della Global Svizzera e con gli avvocati, non si riescono ad ottenere informazioni» ci dice al telefono una persona vicina al giovane ticinese. Nemmeno dal Dipartimento federale degli affari esteri si ottengono informazioni. «Dicono che anche loro non riescono ad avere notizie». Con Anek, sono ancora detenuti tutti gli altri svizzeri che erano saliti a bordo delle imbarcazioni per tentare di raggiungere le coste di Gaza.
L'apprensione per la sorte del ticinese e degli altri attivisti elvetici aumenta di ora in ora, anche alla luce delle prime testimonianze di coloro che sono stati liberati e già rientrati a casa, che hanno parlato di brutali pestaggi e violenze di cui sono stati vittime gli equipaggi della Global Sumud Flotilla per opera dei soldati dell'IDF e della polizia.
In questo silenzio che è calato su decine di partecipanti alla spedizione, si confida in una telefonata che potrebbe arrivare da un momento all'altro da chi ancora non ha potuto dare notizie di sè: in queste ore la Turchia sta inviando degli aerei per riportare a casa tutte le persone sequestrate dal governo israeliano; perché - come dichiarato ieri dal premier Netanyahu e oggi dall'ambasciatore israeliano in Francia - «tutti gli attivisti francesi e di altre nazionalità attualmente detenuti in Israele saranno rimpatriati nel loro Paese il prima possibile, a condizione che non abbiano legami con Hamas».
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