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Mi chiamavano «il musicista», poi sono diventato «quello della ragazza uccisa»

Patrick Lumumba è stato indagato per uno dei delitti più discussi della storia italiana, l’omicidio di Meredith Kercher, ed è finito in carcere da innocente. Oggi racconta la sua esperienza in un libro. E, su Amanda Knox: «Lei sa cos’è successo».
Mi chiamavano «il musicista», poi sono diventato «quello della ragazza uccisa»
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Mi chiamavano «il musicista», poi sono diventato «quello della ragazza uccisa»
Patrick Lumumba è stato indagato per uno dei delitti più discussi della storia italiana, l’omicidio di Meredith Kercher, ed è finito in carcere da innocente. Oggi racconta la sua esperienza in un libro. E, su Amanda Knox: «Lei sa cos’è successo».

LUGANO - Ciò che ha vissuto Patrick Lumumba è l’incubo di tutti: essere accusati di un delitto quando si è innocenti. Nel 2007, infatti, il 57enne congolese è finito sotto indagine per il famigerato omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia, finendo in carcere per due settimane. 

Oggi, a oltre 18 anni di distanza, Lumumba parla della sua esperienza in un libro, “Arresto per Analogia”, che ha presentato ieri a Lugano. E ci racconta tutto in questa nuova puntata di TioTalk. 

Insieme a lui abbiamo ospitato anche Andrea Pera, ex professore residente a Breganzona, organizzatore della presentazione del libro e amico di Patrick già all’epoca del delitto, che ci ha raccontato come si è arrivati alla sua scarcerazione. 

«Amanda Knox mi confermò che Meredith era stata uccisa»
Ma partiamo dal principio. L’omicidio della 21enne inglese Meredith Kercher è avvenuto la sera del 1° novembre 2007 a Perugia, città in cui allora viveva e lavorava Lumumba.

«Avevo conosciuto Meredith perché viveva insieme ad Amanda Knox, e quest’ultima lavorava saltuariamente nel mio bar. Entrambe si trovavano a Perugia in Erasmus», premette. «Quando due mie dipendenti mi hanno riferito che era stata uccisa, in un primo momento, non ci ho creduto. Poi ho chiamato Amanda e lei mi ha confermato tutto».

«Pensavo "forse mi hanno scambiato per qualcun altro"»
Pochi giorni dopo, per Lumumba, inizia un vero e proprio calvario. All’alba del 6 novembre una squadra di agenti della Polizia di Stato si presenta a casa sua, arrestandolo davanti agli occhi della compagna e del figlio di un anno e mezzo. 

«Ho avuto molta paura perché non ho capito subito che erano poliziotti. Operavano in maniera caotica e visto che la mia attività andava molto bene ho pensato che potessero essere dei membri di un’organizzazione criminale. Quando siamo arrivati in questura, però, mi sono reso conto che era una questione ufficiale e ho cominciato a riflettere sul perché mi avevano portato lì». 

Gli agenti, intanto, tacciono. «Ho pensato “forse mi hanno scambiato per qualcun altro”...l’omicidio di Meredith non mi era proprio passato per la testa. Ho collegato solo quando ho incrociato Raffaele Sollecito in procura, perché sapevo che era il compagno di Amanda Knox». 

Insulti razzisti e pressioni psicologiche
Iniziano quindi gli interrogatori e Lumumba viene sottoposto a pressioni psicologiche e bersagliato con insulti a sfondo razziale. Nel libro, in particolare, vengono citate frasi d’odio come “Voi n***i, se volete vivere in Italia, dovete capire come funzionano le cose qui…”, “Io veramente non so perché voi n***i esistete” e “Ti sbattiamo nella camera a gas o sulla sedia elettrica. L’Italia è sempre gentile con voi n***i, ma poi voi…”. 

«Sono stati proferiti degli insulti molto pesanti, che mi hanno lasciato senza parole», sottolinea il 57enne. «E voglio precisare che quello che racconto nel libro non rappresenta neanche l’1% di ciò che ho vissuto quel giorno in questura».

Dopo gli interrogatori, ad ogni modo, Lumumba finisce dietro le sbarre. «In quel momento ero molto preoccupato. Ma pensavo “stanno sbagliando e prima o poi scopriranno che non c'entro niente”. Ero molto ingenuo da quel punto di vista, non sapevo ancora che viviamo in un mondo in cui basta poco e uno si ritrova a passare il resto della sua vita in prigione». 

«Amanda Knox aveva puntato il dito contro di me»
Ma come si è arrivati all’arresto di Patrick Lumumba? Vi chiederete. Ad accusarlo fu proprio Amanda Knox, che in seguito fu a sua volta indagata. «Amanda aveva mentito dicendo che il mio bar la sera dell’omicidio era chiuso, e aveva puntato il dito contro di me. Allora eravamo in buoni rapporti ma devo dire che quello che pensavo di lei ieri è la stessa cosa che penso oggi: è una persona molto furba».

A spezzare i sospetti sul congolese e portare alla sua scarcerazione fu infine la testimonianza di un professore di un liceo di Zurigo, che quella sera si trovava proprio nel suo locale.

«L'angelo» con lo scontrino in tasca
«Questo professore era mio collega e si trovava a Perugia per accompagnare un gruppo di studenti che stavano facendo uno scambio linguistico», spiega Andrea Pera. «Lui non aveva familiarità con la città, quindi mi chiese consiglio su bar e ristoranti e io gli suggerii di andare al Le Chic, il pub del mio amico Patrick». La sera del 1° novembre, mentre si consumava l’omicidio di Meredith, il docente si trovava dunque nel bar insieme a Lumumba. E fu in grado di dimostrarlo: «Aveva tenuto lo scontrino per chiedere il rimborso spese all'istituto scolastico».

«Il professore svizzero per me è stato come un angelo che quella sera Dio mi ha mandato», commenta Lumumba, emozionato. 

«Ho perso il bar e ho dovuto vendere l'appartamento»
Ma nonostante la rapida scarcerazione la vita di Patrick è cambiata per sempre. «Ho dovuto far fronte a spese legali da capogiro e il mio locale era assediato da giornalisti e fotografi, tanto che i clienti veri non venivano più. Sono stato costretto a chiudere e a vendere l’appartamento in cui vivevo con la mia famiglia». 

E anche a livello sociale la vicenda ha indubbiamente lasciato il segno. «Oltre ad avere il bar, io organizzavo eventi, concerti e attività culturali in città. La gente mi conosceva come musicista e artista, ma da quel momento sono diventato “quello della ragazza uccisa”. La mia reputazione ne ha sofferto molto, anche se tante persone mi hanno dimostrato affetto e vicinanza». 

Amanda Knox? «La sua assoluzione è un errore giudiziario»
La posizione di Lumumba riguardo all’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, comunque, è chiara e netta. «Per Sollecito non so, perché non eravamo amici. Ma per quel che riguarda Amanda Knox sono convinto che sa cosa è successo alla povera Meredith. Quale ruolo abbia avuto non lo so ma penso che lei sappia quello che è successo. Per me, dunque, la sua assoluzione è un errore giudiziario». 

Rispetto alla condanna definitiva di Rudy Guede, invece, Lumumba rimane più cauto. «Ha ammesso che era lì e non ha chiamato i soccorsi. Il ruolo che ha avuto, comunque, lo sa solo lui». 

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