L'età pensionabile non verrà toccata, ma i pensionamenti anticipati sì

Il piano per la loro riduzione attraverso la riforma AVS 2030 sarà in consultazione fino all'11 settembre
BERNA - Il Consiglio federale intende ridurre il numero dei pensionamenti anticipati attraverso la riforma AVS 2030, con l’obiettivo di alleggerire il sistema previdenziale e valorizzare il potenziale della forza lavoro interna. L’età pensionabile non verrà però aumentata. Sui piani è stata avviata una consultazione pubblica fino all’11 settembre.
La proposta di riforma, già delineata in gran parte lo scorso anno, è stata posta in consultazione mercoledì. Secondo il governo, l’obiettivo è modernizzare l’AVS, adeguarla ai cambiamenti della società e garantirne l’equilibrio finanziario nel lungo periodo.
Pressione demografica sull'AVS
Nei prossimi anni andranno in pensione le generazioni del cosiddetto baby boom, un cambiamento demografico che, secondo il Consiglio federale, rappresenta una sfida significativa per il sistema. Per questo motivo, l’esecutivo punta a incentivare la permanenza nel mondo del lavoro sia fino all’età pensionabile sia oltre.
Tra le misure previste vi è l’aumento della franchigia per i contributi AVS per chi continua a lavorare dopo il pensionamento: la soglia passerebbe da 16.800 a 22.680 franchi annui. Inoltre, verrebbe abolito l’attuale limite di 70 anni per il differimento della rendita e il suo incremento.
Nella previdenza professionale, ossia il secondo pilastro, si punta a rendere più difficile il pensionamento anticipato. L’età minima verrebbe progressivamente innalzata dagli attuali 58 a 63 anni. A partire dai 63 anni sarebbe comunque possibile percepire anticipatamente anche la rendita AVS.
Eccezioni e contributi
Sono previste deroghe al nuovo limite minimo, ad esempio in caso di ristrutturazioni aziendali o nell’ambito di contratti collettivi di lavoro, ma in ogni caso con un’età minima fissata a 60 anni. L’età pensionabile AVS di 65 anni non sarà modificata, come già deciso in precedenza. Tuttavia, in vista di future revisioni, il Consiglio federale intende esaminare diversi modelli, affidando i lavori preparatori a una commissione di esperti.
Per colmare le lacune contributive, si prevede l’introduzione di contributi AVS sulle indennità giornaliere di malattia e infortunio, analogamente a quanto già avviene per le indennità di disoccupazione. Inoltre, per i lavoratori indipendenti con redditi elevati è previsto un aumento dell’aliquota contributiva, in linea con quanto già applicato ai dipendenti con redditi più alti.
Il governo vuole anche contrastare l’elusione contributiva tramite la distribuzione di dividendi al posto dei salari. Una distribuzione sarà considerata eccessiva se il rendimento supera il 15% del capitale investito: la parte eccedente sarà presa in considerazione nel calcolo dei contributi AVS.
Il nodo della tredicesima rendita
Secondo le stime del Consiglio federale, le misure previste potrebbero generare entrate supplementari per circa 600 milioni di franchi all’anno tra il 2030 e il 2040. Tuttavia, il fabbisogno finanziario dell’AVS dipenderà anche dalla modalità di finanziamento della tredicesima rendita, che sarà versata per la prima volta alla fine del 2026.
Il Parlamento sta attualmente discutendo la questione, con decisioni definitive attese per giugno. Se verrà garantito un finanziamento duraturo della tredicesima rendita, non saranno necessarie ulteriori misure, a meno di un forte peggioramento della congiuntura economica.
In caso contrario, si prospetta un aumento dell’IVA: con un finanziamento temporaneo, l’imposta dovrebbe crescere di 0,7 punti percentuali. Senza una decisione parlamentare, si renderebbe necessario un aumento combinato di 0,7 punti dell’IVA e di 0,2 punti dei contributi. Se invece si ricorresse esclusivamente all’IVA, l’aumento dovrebbe raggiungere 0,9 punti percentuali.



