Svizzera-UE: «L’iniziativa UDC mette a rischio i rapporti»

Con la sua approvazione sarebbe messa a rischio la stabilità delle relazioni bilaterali tra Svizzera e Unione Europea.
Con la sua approvazione sarebbe messa a rischio la stabilità delle relazioni bilaterali tra Svizzera e Unione Europea.
BERNA / BRUXELLES - Deputati di centro-destra, centro e sinistra al parlamento europeo implicati nelle relazioni tra Berna e Bruxelles, interrogati da Keystone-ATS in vista del voto, il 14 giugno, sull'iniziativa "No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)", sostengono unanimemente che l'approvazione del testo rimetterebbe in discussione le relazioni, attualmente buone, tra Confederazione e Unione europea (UE).
«Questa iniziativa è un attacco mascherato alle nostre relazioni», dichiara Christophe Grudler, relatore per la Svizzera all'eurocamera. La sua approvazione invierebbe un segnale politico «molto negativo», afferma il francese (di Belfort, città a pochi chilometri dall'Ajoie/JU) di Renew Europe (gruppo politico di orientamento liberale collocato al centro dello schieramento politico) eletto nelle file del Movimento democratico (MoDem, di ispirazione socioliberale).
Libera circolazione pilastro dell'Europa
L'iniziativa prevede un controllo dell'immigrazione affinché la Svizzera non conti più di dieci milioni di abitanti entro il 2050. Qualora la proposta di modifica costituzionale, promossa dall'UDC, fosse accolta da popolo e Cantoni, a partire da 9,5 milioni di residenti, Consiglio federale e parlamento dovrebbero adottare misure. Una volta superata la soglia dei dieci milioni, la Confederazione dovrebbe denunciare gli accordi sulla libera circolazione delle persone siglati con l'UE.
«Da un punto di vista europeo, una cosa è chiara: la libera circolazione delle persone è un elemento centrale della via bilaterale» e un «pilastro dell’Europa», sottolinea Norbert Lins, tedesco del Baden-Württemberg (il Land che confina con la Confederazione) che il 30 aprile è stato eletto presidente della delegazione del parlamento europeo per le relazioni con la Svizzera, la Norvegia, l'Islanda e lo Spazio economico europeo (SEE). Lins, eletto sulla lista dell'Unione cristiano democratica (di centro-destra) fa parte del gruppo del Partito popolare europeo (PPE).
A rischio la via bilaterale?Un'eventuale revoca della libera circolazione delle persone metterebbe «gravemente in discussione» la via bilaterale, dice dal canto suo Andreas Schieder, austriaco (di Vienna) del gruppo dell'Alleanza progressista di socialisti e democratici (eletto nelle file del Partito socialdemocratico), membro della delegazione del parlamento europeo per le relazioni con la Svizzera, la Norvegia, l'Islanda e lo SEE. Ciò avrebbe «conseguenze di vasta portata» per le relazioni tra l'UE e la Confederazione, che sono state ulteriormente rafforzate con la recente firma del pacchetto di «stabilizzazione e sviluppo delle relazioni Svizzera-UE» (secondo la denominazione ufficiale), attualmente in fase di esame da parte delle Camere federali.
Un sì il 14 giugno comporterebbe «grandi incertezze» nel processo di ratifica del pacchetto di accordi tra Berna e Bruxelles, sostiene la croata Zeljana Zovko (di origini bosniache, eletta sulla lista dell'Unione democratica croata, è membro del PPE), che si è recata di recente a Berna. Soprattutto in un momento in cui sono necessarie stabilità e cooperazione con partner affidabili, un'approvazione dell'iniziativa provocherebbe turbolenze «inutili». Zovko e Lins sottolineano che il pacchetto di accordi prevede una clausola di salvaguardia in materia di immigrazione, che consente di tenere conto delle specificità svizzere.
...Non per tuttiSecondo Grudler, l'approvazione dell'iniziativa non cambierebbe nulla dal punto di vista giuridico nelle relazioni tra Confederazione e UE fino a quando, raggiunta la soglia dei dieci milioni di abitanti, il Consiglio federale dovrà denunciare l'accordo sulla libera circolazione. Per questo motivo il relatore per la Svizzera non si aspetta una «reazione immediata» da parte della Commissione europea in caso di sì di popolo e Cantoni il 14 giugno.
Alla domanda su come avrebbe reagito in caso di accettazione del testo, la Commissione europea non ha risposto a Keystone-ATS. Un portavoce si è limitato a rimandare alle dichiarazioni della presidente dell'esecutivo europeo, Ursula von der Leyen, del 2 marzo, quando ha firmato il pacchetto di accordi a Bruxelles con il presidente della Confederazione Guy Parmelin. «Siamo persuasi che la Svizzera, in quanto partner affidabile, rispetterà i propri impegni internazionali nei confronti dell'Unione europea», aveva dichiarato. Come gli eurodeputati, anche lei considera la libera circolazione delle persone un «elemento centrale» delle relazioni tra Berna e Bruxelles.




