Da 400 a 5mila franchi. La speculazione è già iniziata

In coda per ore, ma non per passione. Lo dimostrano i siti di reselling. I Royal Pop di casa Swatch sono disponibili a centinaia, messi in vendita poche ore dopo a cifre folli.
In coda per ore, ma non per passione. Lo dimostrano i siti di reselling. I Royal Pop di casa Swatch sono disponibili a centinaia, messi in vendita poche ore dopo a cifre folli.
Li abbiamo visti anche a Lugano: in fila per ore, alcuni addirittura dal giorno prima, pur di accaparrarsene uno. Non sono mancati momenti di tensione, tra chi è andato in escandescenza e chi è arrivato persino alle mani (o a lanciare sedie), per quello che è stato presentato come il nuovo sacro Graal di casa Swatch: l’orologetto in ceramica nato dalla collaborazione con Audemars Piguet.
Ma erano davvero tutti collezionisti? Probabilmente no, soprattutto considerando che tra gli appassionati la collaborazione è stata ampiamente criticata e il prodotto spesso snobbato. L’orologio a cui il Royal Pop si ispira, il celebre Royal Oak, appartiene infatti a tutt’altra categoria. Per averne uno si parte da circa 30mila franchi e si può arrivare a cifre ben più elevate. Non a caso si tratta del design più iconico di Gerald Genta, l’orologio che ha consacrato a livello mondiale il progettista e gioielliere svizzero.
Tornando alla versione “pop” di Swatch: venduto a 400 franchi, è già finito sui siti di reselling a prezzi fuori scala. Esaurito ovunque, viene ora proposto da privati - molti dei quali erano in coda sabato - a cifre che partono da 1500 franchi e arrivano fino a 5000.
Ma questa ennesima ondata speculativa avrà davvero successo, come accaduto con le prime edizioni del MoonSwatch realizzato con Omega? In molti ne dubitano. I motivi sono diversi: innanzitutto non si tratta di un’edizione limitata. Swatch ha già annunciato nuovi rifornimenti, il che renderà possibile acquistarlo in negozio senza code. Inoltre l’orologio non è nemmeno “polsabile”: è un gadget da appendere, che ricorda per concezione un altro fenomeno globale di frenesia collettiva, quello dei Labubu, esploso e poi svanito nel giro di pochi mesi.
Proprio come per i Labubu, anche sabato è andata in scena l'isteria collettiva: code impressionanti e non solo a Lugano. A Lucerna, Basilea e Bienne alcune filiali hanno dovuto chiudere per eccessiva affluenza. In città come Basilea e Losanna la situazione è degenerata, mentre a Parly, nei pressi di Parigi, è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine, con uso di lacrimogeni.




