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VOTAZIONE 14 GIUGNO

No a una Svizzera così: «Troppi non fa rima con prosperi»

Marchesi, Chiesa e Quadri all’attacco: «Traffico, affitti e dumping salariale: il caos è già qui»
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No a una Svizzera così: «Troppi non fa rima con prosperi»
Marchesi, Chiesa e Quadri all’attacco: «Traffico, affitti e dumping salariale: il caos è già qui»

LUGANO - «Non stiamo diventando più prosperi grazie all’immigrazione. Stiamo semplicemente diventando di più». È questo, in sintesi, il messaggio lanciato questa mattina a Palazzo dei Congressi a Lugano dal comitato promotore dell’iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)». Presenti il consigliere nazionale UDC Piero Marchesi, il consigliere agli Stati UDC Marco Chiesa e il consigliere nazionale per la Lega dei ticinesi Lorenzo Quadri. Uno dopo l’altro hanno illustrato le ragioni per cui, a loro avviso, l’iniziativa andrebbe sostenuta il prossimo 14 giugno.

Le conseguenze dell'immigrazione
Ad aprire gli interventi è stato Piero Marchesi con una serie di dati: «Nel 2002 eravamo 7,25 milioni di abitanti residenti; nel 2025 siamo 9,15 milioni. Dall’introduzione della libera circolazione la popolazione residente è aumentata di 1,9 milioni di persone. Una cifra impressionante». Una crescita che, secondo il consigliere nazionale UDC, pone un problema di sostenibilità: «La sostenibilità non è proprietà della sinistra o dei Verdi: è nell’interesse di tutti i cittadini svizzeri». Ha poi elencato le conseguenze che attribuisce all’aumento della popolazione: «Vediamo una forte cementificazione: un metro quadrato al secondo viene sottratto all’agricoltura e ai terreni verdi. Le strade sono congestionate, i treni strapieni, c’è carenza di alloggi e gli affitti aumentano. Ci sono dumping salariale ed effetto sostituzione, temi che in Ticino conosciamo bene». E ancora: «Anche criminalità e violenze straniere sono in aumento: il 70% dei detenuti è straniero».

Nel mirino anche il sistema dell’asilo
«Parliamo di 530mila richiedenti e 125mila ammissioni provvisorie, per un totale di 655mila persone. Solo il 17% ottiene effettivamente lo statuto di rifugiato». Secondo Marchesi, «l’80% vive a carico dell’assistenza sociale» e «ogni anno i contribuenti pagano circa 4 miliardi di franchi per il settore dell’asilo a livello federale». Per Marchesi «bisogna fermare questa spirale senza fine: gli immigrati costruiscono per gli immigrati, assistono gli immigrati, insegnano agli immigrati, congestionano le strade che costruiscono e consumano elettricità che richiede ulteriore produzione energetica».

Marco Chiesa: «È venuta meno la moderazione»
Marco Chiesa ha invece posto l’accento sul futuro del Paese: «Che Svizzera vogliamo consegnare ai nostri figli?». E ha aggiunto: «Quando si costruiscono 45mila abitazioni all’anno, mentre in passato erano circa 25mila, significa che si sta sottraendo territorio al Paese. È venuta meno la moderazione, l’equilibrio e anche la coesione sociale è sempre più sotto pressione». Secondo Chiesa, il tema della sostenibilità dovrebbe valere anche per la crescita demografica: «Facciamo grandi discussioni sul risparmio energetico e sugli obiettivi climatici, ma ogni anno registriamo un’immigrazione netta di circa 100mila persone».

Ampio spazio anche alla questione giovanile. «Secondo l’Ufficio cantonale di statistica, nella fascia tra i 14 e i 25 anni il 13% dei giovani non ha ancora trovato un’opportunità professionale». Una percentuale che, secondo Chiesa, «non è dignitosa: non è sostenibile, non è Svizzera». Da qui l’accusa: «Ci stiamo sempre più europeizzando e allineando a livelli che non sono consoni al nostro Paese».

«Carenza di manodopera? Non è così»
Quanto alla carenza di manodopera, il consigliere agli Stati ha rilanciato: «Due milioni di abitanti fa ci dicevano che c’era penuria di manodopera. Ma chi è arrivato nel nostro Paese? Persone qualificate, con competenze e complementarità? Oppure persone che hanno sostituito lavoratori residenti?». E ancora: «Se immigrano 100mila persone all’anno e ci dite ancora che manca manodopera, allora bisogna chiedersi chi stia realmente arrivando nel nostro Paese». Infine il riferimento al PIL pro capite: «Quando l’immigrazione era controllata, il benessere cresceva dell’1,83%; oggi cresce dello 0,60%. È vero: il PIL totale aumenta. Ma aumenta perché aumenta la popolazione. Il PIL pro capite, cioè il benessere reale di ciascuno di noi, ristagna o diminuisce».

Lorenzo Quadri: «Il caos è già qui»
Sulla stessa linea pure il consigliere nazionale Lorenzo Quadri: «I numeri descrivono una realtà sotto gli occhi di tutti. Eppure sembra quasi che chiedere di limitare l’immigrazione sia diventato uno scandalo». Per il consigliere nazionale della Lega, «si dice che l’iniziativa provocherebbe il caos, ma il caos ce l’abbiamo già adesso». Tra gli esempi citati, strade congestionate e treni sovraffollati. «Il Consiglio federale risponde proponendo di spendere miliardi per estendere le infrastrutture. Invece di governare l’immigrazione, si spendono miliardi dei contribuenti per creare spazio e far arrivare sempre più immigrati. È un mondo che gira al contrario». Quadri ha poi ribadito che «l’iniziativa dei 10 milioni non vuole azzerare l’immigrazione» e che «non impedisce in alcun modo di accogliere chi serve davvero al Paese». Anzi: «Con l’iniziativa in vigore potrebbero comunque immigrare annualmente circa 40mila persone nette. Non c’è alcun blocco totale, ma una richiesta di buon senso: riportare la crescita demografica entro limiti sostenibili».

«Vogliamo una Svizzera vivibile»
In conferenza stampa sono infine intervenuti Anastassiya Fellmann dei Giovani UDC, Leonardo Ruinelli presidente dei giovani PLR e Didier Gaberell vice coordinatore dei Giovani Leghisti. Nel suo intervento, Fellmann ha parlato soprattutto della fuga dei giovani dal cantone «perché mancano opportunità attrattive, salari competitivi e prospettive professionali». Secondo Fellmann, la crescita demografica troppo rapida rischia insomma di aggravare ulteriormente la situazione: «Non si tratta di chiudere la Svizzera», ma di interrogarsi sulle conseguenze concrete della crescita sulla qualità di vita. Ruinelli ha definito il sostegno all’iniziativa «una scelta difficile ma necessaria». Pur riconoscendo i benefici dell’immigrazione per l’economia svizzera dal suo punto di vista «una crescita demografica sostenuta produce inevitabilmente effetti concreti sul territorio, sul mercato immobiliare, sui trasporti e sulla coesione sociale». Infine Gaberell ha insistito sul tema della sostenibilità territoriale e della qualità di vita. «Che Svizzera vogliamo lasciare alle nuove generazioni?», ha chiesto innanzitutto. E ha concluso: «Crescere senza limiti in uno spazio limitato non può essere considerato sostenibile a lungo termine». Per questo occorre preservare «una Svizzera ancora vivibile, con spazi verdi, infrastrutture funzionali e qualità della vita elevata».

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