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USI e SUPSI promosse dal Gran Consiglio, ma è scontro su studenti esteri e governance

Il Parlamento approva i contratti di prestazione 2024. Critiche da Lega e UDC
Ti-Press
USI e SUPSI promosse dal Gran Consiglio, ma è scontro su studenti esteri e governance
Il Parlamento approva i contratti di prestazione 2024. Critiche da Lega e UDC

BELLINZONA - Via libera dall’aula al rapporto sui contratti di prestazione per l’anno 2024 tra il Cantone e l’USI, la SUPSI e il DFA: ok, infatti, con 41 voti (18 i contrari, 9 gli astenuti) al decreto legislativo annesso al messaggio governativo. Si tratta di una sorta di consuntivo: sono stati ritenuti «coerenti con gli obiettivi concordati» i contributi di gestione utilizzati: oltre 24 milioni di franchi per l’USI, 20 milioni e 800 mila franchi per la SUPSI e più di 5 milioni e 500 mila per il DFA

«Obiettivi in gran parte raggiunti»
Per la maggioranza della Commissione di controllo su USI e SUPSI, relatrici Maddalena Ermotti-Lepori (Centro) e Nara Valsangiacomo (Verdi), la grande parte «degli obiettivi previsti dai contratti di prestazione è stata raggiunta. Ciò, in continuità con gli anni passati e i rapporti già approvati da questo emiciclo».

Ermotti-Lepori ricorda come la SUPSI sia «in tutta la Svizzera, è l'ateneo meno finanziato dai Cantoni. Una riflessione sul futuro si impone, soprattutto alla luce dei tagli decisi a livello federale e cantonale. Per quanto riguarda il personale frontaliero, si attesta al 16% degli “accademici” e al 13% degli amministrativi. Mi sembra un’azienda con una politica corretta».

Grazie alla SUPSI, «l’intero sistema della formazione professionale esce rafforzato. I diplomati sono in grado di offrire alle aziende soluzioni innovative e competenze concrete». Valsangiacomo ha sottolineato come le critiche debbano essere «strumenti di costruzione e non di divisione».

Le critiche: «Troppi studenti stranieri e problemi di governance»
Di parere diverso la minoranza, che chiedeva di non approvare il messaggio, puntando il dito, in particolare, sulla quota troppo alta di studenti esteri e personale non residente. Inoltre, per quanto riguarda l’USI, si parlava di problemi di gestione e della conseguente “uscita prematura” di due rettori.

Da qui la richiesta di un cambiamento di alcune condizioni contrattuali: reporting annuale unificato su permessi G/B/C per tutte le categorie e «per tutte le unità rilevanti», obiettivi misurabili di riequilibrio sulla composizione degli studenti «con piani di rientro e leve contrattuali», aspettative o criteri di «radicamento territoriale per ruoli apicali e governance con rendicontazione trasparente» e un capitolo governance nella verifica annuale.

Per il relatore Andrea Sanvido (Lega), «le preoccupazioni riguardano alcune dinamiche e alcune scelte che meritano una riflessione approfondita. Definire queste preoccupazioni una “caccia alle streghe” non aiuta il dibattito. Siamo confrontati con scelte politiche che richiedono risposte chiare. Il sostegno deve inoltre essere accompagnato da condizioni precise e misurabili».

Sulla stessa linea Andrea Giudici (UDC): «L’USI deve essere maggiormente ancorata al nostro territorio. È vero che gli studenti stranieri pagano rette doppie rispetto agli studenti svizzeri. Tuttavia, se la Svizzera dovesse sottoscrivere gli accordi bilaterali III con l’Unione europea, non sarebbe più possibile fare distinzioni».

Carobbio: «Biomedicina settore strategico»
«Oggi abbiamo più che mai bisogno di università che dialoghino con la società - ha sottolineato la consigliera di Stato Marina Carobbio - Le misure di contenimento della spesa si sono rese necessarie alla luce della situazione finanziaria, ma non devono essere prese alla leggera. Occorre rafforzare la collaborazione tra USI e SUPSI, consolidare il legame con il territorio e prestare particolare attenzione ai settori strategici, a cominciare dalla biomedicina. L’USI resta inoltre la prima scelta dei ticinesi, a conferma dell’alto grado di apprezzamento da parte del territorio»

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