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Parla la mamma di Anek: «Preoccupati e scandalizzati dall'atteggiamento di Berna»

Intanto l’organizzazione umanitaria afferma di nutrire «serie e immediate preoccupazioni per la sicurezza fisica e il benessere di tutte le persone detenute illegalmente».
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Parla la mamma di Anek: «Preoccupati e scandalizzati dall'atteggiamento di Berna»
Intanto l’organizzazione umanitaria afferma di nutrire «serie e immediate preoccupazioni per la sicurezza fisica e il benessere di tutte le persone detenute illegalmente».

«Non eravamo certamente al settimo cielo, ma ha fatto di tutto per rassicurarci». Ha la voce rotta dall'ansia Patrizia, madre di Anek Liam Speranza, il ragazzo «rapito» in acque internazionali da militari israeliani durante una missione umanitaria verso Gaza della Global Sumud Flottilla.

Da ieri la donna - così come le tre sorelle del 27enne ticinese - segue con apprensione gli sviluppi della delicata situazione dei volontari a bordo della flotta composta da una cinquantina di imbarcazioni, molte delle quali già abbordate dagli uomini dell'IDF. «Abbiamo pochissime notizie e siamo profondamente deluse dall'atteggiamento delle autorità svizzere che, di fatto, sembrano volerli lasciare al loro destino. Stiamo parlando di persone con passaporto svizzero. E non lo dico perché è mio figlio».

Patrizia non vede Anek da oltre un mese: «Ha deciso di partecipare per dare un contributo e per fare il suo lavoro». Come farebbe qualsiasi madre, anche lei ha cercato di scoraggiarlo: «Non ho fatto salti di gioia, ma è grande abbastanza per fare le sue scelte».

Gli auguri di morte sui social
A preoccupare le persone vicine al ragazzo sono anche i commenti comparsi sui social sotto post e articoli riguardanti l'arresto. «In diversi gli hanno augurato la morte. È una mancanza di sensibilità che spaventa. Indipendentemente dalle idee politiche, stiamo parlando di una persona che è lì per una missione di aiuto umanitario, che è lì per fare il suo lavoro, il videomaker», sottolinea la fidanzata del 27enne.

«Trasportati verso un porto nella Palestina occupata»
Intanto, in un comunicato stampa, la Global Sumud Flotilla ha confermato che centinaia di partecipanti civili rapiti durante l’assalto navale israeliano in alto mare avvenuto ieri, ritenuto illegale, stanno attualmente «venendo trasportati dalle forze di occupazione israeliane verso un porto nella Palestina occupata».

L’imbarcazione militare trasporta medici, giornalisti e difensori dei diritti umani provenienti da oltre 40 Paesi. La Global Sumud Flotilla chiede «il rilascio immediato e incondizionato di tutti i partecipanti, insieme agli oltre 9’000 prigionieri politici palestinesi detenuti ingiustamente e sottoposti, secondo il comunicato, a un sistema codificato di terrore sancito dallo Stato». La GSF invita inoltre i leader mondiali a «pretendere la liberazione dei partecipanti della flottiglia, dei prigionieri politici palestinesi e degli ostaggi, nonché la fine del genocidio e del blocco su Gaza».

«Preoccupazione per la loro sicurezza e il loro benessere»
Alla luce delle testimonianze relative al presunto rapimento illegale del 29 aprile di partecipanti della GSF in acque internazionali - che descrivono «torture, gravi abusi fisici e violenze sessuali invasive» attribuite alle forze di occupazione israeliane - l’organizzazione afferma di nutrire «serie e immediate preoccupazioni per la sicurezza fisica e il benessere di tutte le persone detenute illegalmente».

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