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«Un agguato sessuale»

La pp ha chiesto cinque anni di carcere per un 33enne imputato di violenza carnale, coazione sessuale e atti sessuali con fanciulli verso una quindicenne. La difesa domanda il proscioglimento: «Non è un mostro»
Ti-Press
«Un agguato sessuale»
La pp ha chiesto cinque anni di carcere per un 33enne imputato di violenza carnale, coazione sessuale e atti sessuali con fanciulli verso una quindicenne. La difesa domanda il proscioglimento: «Non è un mostro»

LUGANO - «Si è servito del corpo senza ritegno». Non ha dubbi la procuratrice pubblica Anna Fumagalli: secondo l’accusa, l’imputato, un 33enne richiedente l’asilo colombiano in carcere da fine agosto, è colpevole di atti sessuali con fanciulli, violenza carnale e coazione sessuale ai danni di una quindicenne.

Il processo è ripreso questa mattina (mercoledì 20 maggio) dopo che, il 13 marzo, con un’ordinanza, la Corte, presieduta dal giudice Paolo Bordoli, ha ritenuto necessario riaprire la fase probatoria per ulteriori indagini.

Il racconto
Si tratta di un processo indiziario. I due si sono conosciuti in treno mentre lei scappava da un centro per la cura dalla dipendenza da dispositivi informatici. Dopo aver fatto amicizia, avevano deciso di bere qualcosa insieme e continuare poi la serata a casa di lui, dove la minore avrebbe potuto usare il tablet e lo smartphone dell’imputato. A questo punto, i racconti dei due divergono.

La quindicenne ha raccontato di essere stata molestata, toccata nelle parti intime e di essere poi scappata. Il 33enne, invece, che si dichiara innocente, sostiene che la ragazzina fosse inizialmente consenziente e di essersi comunque fermato. Ha anche aggiunto che, in base ad alcuni discorsi, aveva dedotto fosse maggiorenne.

L’accusa: «Agguato sessuale»
Le nuove testimonianze raccolte non hanno modificato le posizioni di accusa e difesa. Per la procuratrice pubblica, «l’uomo ha mostrato una completa noncuranza» verso la minore, servendosi del suo corpo «senza ritegno». Il 33enne «non è uno sprovveduto: ha mentito in lungo e in largo durante la fase istruttoria. Ha aggredito sessualmente una minore, traumatizzandola e facendole perdere fiducia nel prossimo. Si è trattato di un agguato sessuale». Da qui la richiesta di cinque anni di carcere e l’espulsione dalla Svizzera.

La difesa: «Non è un mostro»
Maricia Dazzi, rappresentante della difesa, ha ripercorso le tempistiche dei fatti e gli spostamenti di quella sera di fine agosto nel Sopraceneri: «La vittima non è rimasta in quella casa per più di cinque minuti. E lui non ha mai pensato di seguirla».

Inoltre, ha sottolineato «l’ingenuità e la totale assenza di malizia» dell’imputato. «Dai racconti aveva dedotto fosse maggiorenne. Non aveva capito d’avere di fronte una persona fragile. Non è un mostro che voleva approfittarsi di una ragazza indifesa». Da qui la richiesta di proscioglimento o di una pena sospesa che, comunque, porterebbe alla scarcerazione.

La sentenza è attesa per oggi pomeriggio alle 16.30.

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