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Il Governo affossa l'iniziativa per le cure dentarie: «Costi insostenibili in un momento critico»

Dal Palazzo delle Orseline le indicazioni di voto per i due oggetti cantonali in consultazione il prossimo 14 giugno. Promossa, invece, la modifica costituzionale sulla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima.
Ti-Press / Francesca Agosta
Il Governo affossa l'iniziativa per le cure dentarie: «Costi insostenibili in un momento critico»
Dal Palazzo delle Orseline le indicazioni di voto per i due oggetti cantonali in consultazione il prossimo 14 giugno. Promossa, invece, la modifica costituzionale sulla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima.

BELLINZONA - «Se dovessi scegliere se vincerne una, direi quella sulle cure dentarie», ha commentato il Presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali, oggi in conferenza stampa con Raffaele De Rosa e Christian Vitta dal Palazzo delle Orsoline.

L'argomento erano i due oggetti cantonali in votazione il 14 giugno prossimo, per i quali la presa di posizione del Governo è «chiara», sentenzia sempre Zali: un “no” - peraltro convinto e ribadito - per l'iniziativa popolare “Per il rimborso delle cure dentarie” e un “sì” per una modifica costituzionale - «più declamatoria che pratica» - proposta dall'iniziativa popolare “Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima”.

«Il modello ticinese, e svizzero, funziona»
A motivare il “no” all'iniziativa relativa al rimborso delle cure dentarie è il responsabile del DSS Raffaele De Rosa che puntualizza come «proposte analoghe sono già state portate davanti al popolo in altri cantoni e sono state respinte».

La motivazione, in un momento particolarmente delicato dal punto di vista finanziario - anche vista la forte pressione esercitata dalle iniziative sulla cassa malati - è fondamentalmente economica, ma anche di principio.

«Il modello attualmente in vigore in Ticino, che è quello svizzero, funziona e si basa su tre pilastri fondamentali: prevenzione, responsabilità individuale e libera scelta. Negli anni si sono rivelati la chiave giusta per mantenere «una spesa relativamente bassa».

Costi per 150 milioni di franchi
Al contrario, introdurre un'assicurazione cantonale obbligatoria genererebbe insostenibili costi ulteriori «fino a 150 milioni di franchi all'anno», argomenta De Rosa, «questi andrebbero quindi finanziati «con nuovi contributi a carico di lavoratrici e lavoratori, datrici e datori e anche con finanze cantonali».

In “soldoni” si potrebbe ipotizzare «complessivamente un prelievo fino allo 0.8% del salario mensile».

Dal punto di vista della prevenzione il Cantone farebbe già molto: «Copriamo ogni anno 20'000 giovani e forniamo sostegno alle persone economicamente più fragili nel pagare le proprie cure dentarie».

«Rinunce? Solo uno su venti e all'estero è peggio»
Per quanto riguarda il fenomeno di chi rinuncia ad andare dal dentista perché non può permettersi la spesa, il capo del DSS lo definisce «molto contenuto». I dati sono dell'Ufficio federale di statistica (UST) e a livello svizzero: «Solo il 5% dichiara di rinunciare alle cure per ragioni economiche».

Ulteriore argomento citato in conferenza stampa è il confronto con realtà estere che hanno deciso di applicare un modello analogo a quello voluto dall'iniziativa: «Oltre ai costi più elevati e alla notevole burocrazia, i vantaggi sono minimi. Anche il tasso di rinuncia è spesso superiore a quello svizzero».

Il primo passo per abbordare un colosso
La parola passa a Christian Vitta, per il preavviso favorevole all'iniziativa popolare costituzionale “Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima”.

«Fondamentalmente l'obiettivo di questa modifica è di evitare un automatismo secondo il quale a un aumento delle stime dopo la revisione generale corrisponda automaticamente a un aumento del carico fiscale e/o a una riduzione delle prestazioni sociali», spiega Vitta.

L'oggetto, ovverosia la revisione dei valori di stima, è un piccolo grande colosso: «È un argomento molto vasto e importante che tocca vari ambiti e interessa un qualcosa come 36 leggi», spiega il capo del DFE.

«Giusto che il Gran Consiglio possa dire la sua»
La stima sulle ripercussioni finanziarie di tale operazione è nelle cifre negative e comprende «una forchetta fra i 30 e i 36 milioni di franchi all'anno».

Un grande lavoro, che secondo Vitta, è giusto che passi in Gran Consiglio: «La modifica costituzionale garantisce che il Parlamento dovrà esprimersi sia sul nuovo modello di calcolo delle stime immobiliari sia sugli effetti di questa revisione. Avrà in particolare facoltà di valutare eventuali correttivi da adottare per quanto riguarda gli effetti sui tributi e sulle prestazioni sociali a seguito di tale revisione», conferma.

Il nuovo iter parlamentare potrà inoltre, se sarà il caso, portare a possibili referendum e una (nuova) presa di posizione popolare.

L'argomento, lo ricordiamo, aveva già infiammato il Gran Consiglio (e per più di una sessione) con una discussione protrattasi fino a febbraio di quest'anno.

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