Valori di stima degli immobili: sì al ritocco ma senza aggravio per i cittadini

In Gran Consiglio passa il rapporto di maggioranza che punta ad «adeguamenti legislativi e parametrico-fiscali» per fronteggiare gli aumenti della revisione previsti nel 2035.
BELLINZONA - Due mozioni - presentate a settembre e ottobre del 2022 - e un'iniziativa per la chiamata alle urne su un tema voluto da un comitato interpartitico composto da Udc, Lega, Plr e Centro: tutte azioni politiche accomunate dalla volontà di scongiurare che la revisione generale delle stime sugli immobili comporti un aggravio fiscale per i cittadini, oltre che a una «riduzione in termini di prestazioni sociali».
Dopo il rinvio del dicembre scorso, la questione del ritocco "tecnico" è stata discussa oggi in parlamento. L'aula è stata chiamata a votare il rapporto di maggioranza a sostegno sia delle due mozioni che dell'iniziativa popolare: e il rapporto è passato con 56 voti a favore, e 23 contrari (sul complesso).
Paolo Caroni: «La revisione delle stime è un obbligo legale ma non può tradursi in un aumento occulto della pressione fiscale». Paolo Caroni (Il Centro), mozionante e correlatore del rapporto di maggioranza, nel suo intervento ha ricordato che «la revisione delle stime è un obbligo legale ma non può tradursi in un aumento occulto della pressione fiscale né in una riduzione indiretta di aiuti e sussidi».
Per Alain Bühler, Capogruppo UDC in Gran Consiglio, «l’aggiornamento delle stime è necessario, ma non può diventare un pretesto per aumentare automaticamente le imposte o ridurre silenziosamente le prestazioni sociali». Come ribadito poi anche in un comunicato «un allineamento delle stime ai valori di mercato comporterebbe un impatto teorico complessivo di 431 milioni di franchi tra maggiori tributi e minori sussidi». yNon si tratta di cifre astratte - afferma - si tratta di soldi che verrebbero sottratti a famiglie, pensionati, proprietari di abitazioni primarie e a cittadini che oggi beneficiano di prestazioni sociali».
Michele Guerra (Lega): «Difendiamo la gente che rischia una stangata da 400 milioni» - Michele Guerra, anche in qualità di relatore del rapporto di maggioranza, ha detto che «oggi siamo qui a difendere una cosa semplice: la gente che rischia una stangata da 400 milioni all'anno, la gente che non accetta più trucchi contabili che chiamano riforme». Guerra ha ricordato che «famiglie e imprese non ce la fanno più ad assorbire nuovi colpi. La revisione è un obbligo ma deve essere giusta».
Matteo Quadranti (PLR), relatore del rapporto di maggioranza: «Bisogna impedire effetti cumulativi» - Matteo Quadranti (PLR) ha chiarito che «la revisione deve essere fatta, nessuno lo contesta, ma bisogna impedire effetti cumulativi che finirebbero per alterare l'equilibrio del sistema. Le imposte si decidono in parlamento, la politica deve avere il coraggio di proporle, spiegarle e votarle».
Gianluca Padlina (il Centro), portando il sostegno al rapporto di maggioranza e all'iniziativa, ha fatto presente «che la revisione dei valori di stima è un dovere legale ma non può diventare per inerzia una manovra fiscale mascherata».
Ivo Durisch (rapporto di minoranza) critica invece il rapporto affermando che «i giochi delle persone che cercate di favorire nella fiscalità non sono nella direzione delle persone che voi citate per avere il loro favore in votazione» e annuncia che «proporremo al cittadino di bocciare l'iniziativa e non approveremo le due mozioni». Sul fronte del "no" anche il Ps, che con Danilo Forini ha parlato di un «manifesto ideologico politico» e di «un'iniziativa costituzionale ambigua e contraddittoria», osservando come siano elusi aspetti come la «protezione dell'abitazione primaria». Contrari anche i Verdi del Ticino.
«Oggi non è questione di decidere le percentuali», puntualizza nel suo intervento a nome del Consiglio di Stato, Christian Vitta, confermando come l'argomento sia complesso e interconnesso con molteplici altre varianti: «Quando nel 2035 verranno riviste le stime, questo verrà fatto tenendo conto di tutta una serie di fattori» relativi al costo della vita e dell'economia cantonale, eccetera. L'Esecutivo cantonale, inoltre, aggiunge Vitta, «non ha mai pensato di introdurle senza accompagnarle con delle misure di compensazione».
Al momento dell'introduzione ci sarà comunque «chi ci guadagna e chi ci perde», perché la revisione «riguarderà l'intero sistema e non i singoli casi». Non da ultimo la questione della perequazione intercantonale, «di cui il legislativo dovrà decidere se, e di come, tenere conto».
Per il 2035 il Consiglio di Stato, quindi, conferma la sua intenzione di proporre «una soluzione equilibrata che si tradurrà in un nuovo modello di calcolo per le stime, che verrà sottoposto a questo Parlamento».



