«Picchiati, presi a calci e torturati con il taser: ho visto persone con le costole rotte»

Il drammatico racconto di Alessandro Mantovani, giornalista del Fatto, e del parlamentare Dario Carotenuto, liberati dopo essere stato prelevati da una delle barche degli attivisti della Global Sumud Flottilla in navigazione verso Gaza.
ATENE - «Io ho preso le botte, Dario Carotenuto (ndr. deputato del Movimento Cinque Stelle) ha preso le botte, altri hanno preso molte più botte di noi. Ho visto persone con sospette fratture delle braccia e delle costole». Sono le prime parole che Alessandro Mantovani, giornalista del Fatto Quotidiano, appena atterrato all'aeroporto di Atene affida a un video per raccontare l'inferno della detenzione in Israele. Prelevato insieme agli attivisti della Flotilla che stavano tentando di raggiungere le coste di Gaza, descrive le violenze subite dai soldati dell'IDF e dalla polizia.
Le urla della gente che veniva picchiata
«Quando siamo sbarcati e si doveva passare per il container di ingresso, noi che eravamo ancora in fila, sentivamo le grida dall'esterno» riferisce. Anche gli abbordaggi, afferma, «sono stati più violenti che in passato e questo è il volto di Israele. Ma questo purtroppo è niente in confronto a quello che Israele fa a 9mila prigionieri palestinesi». Poi l'accusa alla comunità internazionale: «Ma se Israele continua a fare questo è perché continua ad avere il sostegno dei governi occidentali, europei, compreso il nostro - dice Mantovani - che finalmente questa volta ha protestato. Ma fino a che non sono apparse chiare le immagini delle violenze a cui erano sottoposti gli attivisti della flottiglia, gente disarmata, non violenta, che fa una manifestazione in mezzo al mare, il governo italiano non aveva detto mezza parola» accusa.
Quando è stato catturato, dopo il trasbordo sulla «nave prigione», è stato separato con il parlamentare italiano «dagli altri attivisti, oltre 180»; poi «siamo stati incatenati, spogliati, picchiati e presi a calci, mi hanno anche buttato via gli occhiali. Su quella nave container eravamo in 180» ha ricordato.
La "panic room": «Pestaggi, scariche di taser e violenze sessuali»
Anche il deputato italiano Dario Carotenuto ha subito percosse e violenze: «Ho preso un pugno in un occhio. Ho visto gente con tumefazioni e ho sentito donne denunciare violenze sessuali» ha dichiarato al quotidiano italiano. Si dice preoccupato per chi è ancora detenuto in Israele, perché «non sappiamo cosa stiano subendo». Le violenze sono cominciate subito dopo essere stati abbordati dai militari della marina israeliana arrivati a prenderli con i gommoni. «Da lì siamo stati portati prima su una corvetta e poi sulla "nave prigione". Prima di arrivare sul ponte container - ha affermato - siamo passati da una "panic room" dove c'erano tre della marina israeliana belli grossi che ci hanno picchiato in ogni modo». Poi descrive alcune scene a cui ha assistito: «Con qualcuno hanno usato anche il taser e lo hanno bagnato prima di dargli le scariche». Qualcun altro, un giovane di nazionalità tedesca, invece «aveva decine di segni sulla schiena causati dai colpi ricevuti con il manico del mitra» va avanti a raccontare il parlamentare.
Anziani torturati
Entrambi confermano poi le violenze subite anche da persone anziane. Percossi, torturati e costretti a terra. «Stavano tremando, fasciati in tutto e per tutto e gli altri della flottiglia che si occupavano di loro». Un via vai dall'infermeria, sembra emergere dal suo racconto. Poi, quando sono cominciate a circolare in rete le immagini che il ministro di ultradestra Ben-Gvir aveva preso a diffondere, la reazione dei governi occidentali - fra cui quello italiano - ha portato a una accelerazione della loro liberazione.
«Esaurite le formalità, in manette e con le catene alle caviglie, siamo stati portati all'ufficio di polizia dell'aeroporto Ben Gurion» riprendono a raccontare i due. Lì, sono stati «in cella tutto il pomeriggio e poi alle undici e mezzo ci hanno messo su un aereo per Atene. Qui ad Atene ci ha accolto l'ambasciatore Paolo Cuccoli con una delegazione dell'ambasciata». Il resto dei partecipanti all'ultima spedizione dovrebbero essere rimpatriati nelle prossime ore, come ha affermato poco fa l'ambasciatore israeliano in Francia, assicurando che tutti gli attivisti francesi e di altre nazionalità attualmente detenuti in Israele saranno rimpatriati nel loro Paese «il prima possibile», a condizione che non abbiano legami con Hamas. «Coloro che hanno legami diretti con Hamas saranno interrogati e saranno trattenuti in Israele» ha aggiunto.



