LUGANO
06.11.2015 - 16:290
Aggiornamento : 07.11.2015 - 09:23

Quale verità dietro la chiusura del GamesArena?

Il titolare: "La Curia non gradisce i nostri videogiochi". La Fondazione Maghetti: "Non paga l'affitto da sei mesi"

LUGANO - Dopo 13 anni di attività chiude i battenti il GamesArena, il popolare negozio di videogiochi situato nel Quartiere Maghetti. Un duro colpo per tutti gli appassionati di giochi elettronici. Una chiusura che avviene però all'insegna della polemica e più precisamente con uno sfratto intimato dalla Fondazione Maghetti poichè il negozietto appoggerebbe la violenza attraverso la vendita di videogiochi particolarmente cruenti. Il dito questa volta viene puntato contro  Gta V, un videogioco notoriamente violento che avrebbe fatto scattare la mosca al naso alla Curia che di fatto è strettamente legata alla Fondazione Maghetti. Questo almeno stando alla versione proposta dal titolare Massimiliano Fani, il quale si è sfogato su Facebook in questo modo: "Siamo stati richiamati in quanto questa apparente ed effimera notorietà riguardo ad un videogioco violento ha recato danno all’immagine di una proprietà della chiesa e non solo, la notizia è salita addirittura ai vertici della diocesi di Lugano. Chi di dovere ha quindi preso atto dell’accaduto ed ha optato per una pacata, ma decisa risposta che fosse in linea con la dottrina della fede cristiana, qualcosa che fosse il più fedele possibile ai più antichi principi della carità e della comprensione cristiana, da sempre devota al perdono ed all’assoluzione dei peccati, ovvero per lo sfratto".

Davvero la vendita di videogiochi può arrivare a portare alte sfere della Curia a decidere di sfrattare un negozietto che dà lavoro a tre persone? La domanda l'abbiamo rivolta a Riccardo Caruso, amministratore delegato della Fondazione Maghetti: "La notizia è priva di fondamento. Il signor Massimiliano Fani non paga l'affitto da almeno sei mesi, e il suo comportamento sta danneggiando parecchio la Fondazione. Non abbiamo intimato nessuno sfratto, c'è stata invece una disdetta contrattuale presa di comune accordo, dato che il negozio ha causato parecchie difficoltà in passato".

Ci risulta che si era attivato già verso la fine del 2013 a seguito della pubblicazione di un articolo sull'arrivo di un gioco particolarmente violento. Gioco che non sarebbe piaciuto alla Fondazione. E all'epoca, a quanto pare, il negozio pagava regolarmente gli affitti.
"Dopo la pubblicazione degli articoli in cui riferivano la vendita del gioco violento e pericoloso, ho chiesto spiegazioni al gerente. La Fondazione Maghetti, che da sempre è attiva nell'ambito dell'educazione giovanile, ha chiesto come intendesse gestire la vendita del gioco visto che il negozio è frequentato anche da minorenni. Il signor Fani mi ha risposto che se i giovani acquistano il videogioco pericoloso non è una questione di sua competenza, bensì dei genitori. Come Fondazione abbiamo chiesto allora di valutare l'ipotesi di non vendere il videogioco violento. Ipotesi scartata dal negozio. A quel punto abbiamo deciso di comune accordo la disdetta del contratto. Mi ha chiesto un anno di proroga per trovare altri spazi in centro a Lugano. Abbiamo concesso la proroga. Poi mi ha chiesto altro tempo, e siamo arrivato alla conclusione con una disdetta per il 30 settembre. Ma a marzo ha deciso di non pagare più l'affitto. Mi stupisce ora questo voltafaccia e mi dispiace che voglia far clamore su qualcosa di non vero".

 


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