Cerca e trova immobili
LUGANO

Tutti matti per il violento Grand Theft Auto

Code ai negozi per l'uscita del videogame. La pedagoga: "Il pericolo è che il ragazzo non riesca a distinguere tra fantasia e realtà"
Tutti matti per il violento Grand Theft Auto
Foto The Games Arena
Tutti matti per il violento Grand Theft Auto
Code ai negozi per l'uscita del videogame. La pedagoga: "Il pericolo è che il ragazzo non riesca a distinguere tra fantasia e realtà"
LUGANO - È uscito da due giorni. Il gioco più atteso dell’anno, ma anche il più discusso per la grande dose di violenza. Gta V, come i predecessori, è un gioco che spacca. Spacca, perché è fig...

LUGANO - È uscito da due giorni. Il gioco più atteso dell’anno, ma anche il più discusso per la grande dose di violenza. Gta V, come i predecessori, è un gioco che spacca. Spacca, perché è figo, chi ci ha giocato lo sa; ma spacca anche l’opinione pubblica per la violenza che contiene.

È un mondo complesso quello di Gta V, che non invita solo a delinquere. I primi che l’hanno provato ci raccontano di essere andati a cercare funghi, facendosi poi sbranare da un coyote. E sono molte le missioni che non prevedono l’uso della forza. Ma se vien voglia di strappare una vecchina dall’auto, riempirla di botte e impossessarsi della giardinetta, basta pigiare due bottoni. Così come per far entrare il proprio personaggio in un bordello a saziarne gli appetiti virtuali.

Per tutti i gusti, tanto che in poche ore le copie sono andate a ruba. Solo al The Games Arena di Lugano, le vendite hanno già superato le 400 unità. Massimiliano Fani, titolare del negozio luganese parla chiaro: «Tradotto in italiano vuol dire Grande ladro di auto. È chiaramente un gioco violento». Ma invita a relativizzare, spiegando che non  solo di botte, uccisioni e investimenti si tratta, ma di un intero mondo dove si può fare molto di più. «Non lo consiglierei a un giovanissimo – continua – ma, da una certa età, si può pensare anche di giocare assieme padre e figlio?».

«Il pericolo – ci spiega la pedagogista Verena Petrocchi – è che il ragazzo non riesca a distinguere tra fantasia e realtà». I genitori devono fare da filtro, «in questi casi si scarica l’aggressività, andrebbe invece elaborata e diretta altrove». Mentre per l’opinione della scuola è scritta nero su bianco: «la legge  dice chiaramente che la scuola educa alla pace – ci racconta Emanuele Berger, direttore della Divisione della scuola – questi, invece, sono giochi che esercitano alla violenza».

🔐 Sblocca il nostro archivio esclusivo!
Sottoscrivi un abbonamento Archivio per leggere questo articolo, oppure scegli MyTioAbo per accedere all'archivio e navigare su sito e app senza pubblicità.
Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE